Sulla giornata dello sciopero generale del 27 ottobre

Durante lo Generale del 27 ottobre a ci sono stati due cortei che si sono snodati nelle vie centrali. Uno con concentramento a L.go Cairoli e l’altro a piazza Medaglie D’oro promosso in particolare dal SI Cobas. Due percorsi distinti che si sono incontrarti nella centralissima piazza Duomo dove terminava la manifestazione. La scelta di concludere a piazza Duomo, una piazza molto capiente, era stata dettata dalla convinzione di riuscire a riempirla, come è effettivamente avvenuto.

Come – AIT abbiamo dato indicazione di concentramento a L.go Cairoli. Ci siamo organizzati dietro lo striscione nuovo – AIT inaugurato per l’occasione. C’era dietro anche lo striscione dei compagni di Varese. Il nostro spezzone era naturalmente marcato dalle bandiere rosso/nere dell’ con la nota immagine del gatto. C’era nel corteo anche la presenza di compagni con bandiere anarchiche e libertarie. Bandiere dell’ sono state posizionate in bella mostra anche sul Camion unitario assieme a quelle dei promotori dello sciopero. Il corteo veniva aperto da uno striscione unitario “Abolire la legge Fornero, il jobs act e il testo unico sulle RSU, per Reddito, Lavoro, Diritti Universali”, sottoscritto dalle sigle dei sindacati che avevano indetto lo sciopero. I lavoratori e le lavoratrici presenti nei cortei si sono come sempre organizzati per gruppi di appartenenza (, , SI Cobas, Slai Cobas, – AIT), ma anche per settori di lavoro e per aziende. Erano presenti anche gruppi politici della sinistra estraparlamentare. Mancava invece la componente più studentesca.

Lo spezzone dell’USI durante il percorso faceva sentire la propria voce attraverso un megafono e a voce, in particolare da parte dei giovani del gruppo di Varese, gridando slogan lungo il percorso: “Meno orario e più salario”, “lavorare meno, lavorare tutti”, “nessuna fiducia nelle istituzioni, “lo sciopero generale lo gestiamo noi”, “ne’ servi né padroni: dieci, cento, mille autogestioni” ,“la legge Fornero si abbatte e non si cambia”.

Quando si è attraversato la piazza della Borsa si è megafonato: “La Borsa è il tempio del Malaffare, dove scompare l’uomo che diventa una merce. Solidarietà, umanità nella Borsa scompaiono, sostituiti dal profitto e dallo sfruttamento. Solo quando ci saremo liberati dalle Borse, cioè dal Malaffare, potrà sorgere una nuova umanità fondata sull’uguaglianza, la fratellanza, sulla libertà, cioè sull’autogestione.”

Quando il corteo in cui eravamo si è congiunto in piazza Duomo con quello del SI Cobas, composto in prevalenza dagli immigrati della logistica, e particolarmente vivace, si è visto una piazza piena come non si vedeva da tempo. Dal camion che aveva guidato il corteo proveniente da L.go Cairoli si sono svolti i comizi finali, abbastanza seguiti e sottolineati da approvazioni. Tutti gli interventi hanno sottolineato il successo della giornata di sciopero e della manifestazione, non solo quella di Milano ma anche quelle di altre località come Napoli, malgrado le imposizioni autoritarie del governo, soprattutto nel settore dei trasporti dove lo sciopero è stato ridotto da 8 a 4 ore, ed il divieto da parte della Commissione di Garanzia a scioperare, soprattutto nel settore dei Enti Locali, per quello che riguarda le regioni della Lombardia e del Veneto, adducendo come pretesto il Referendum consultivo della Lega della scorsa settimana. Ma i dipendenti del settore hanno scioperato ugualmente anche in queste regioni. Lungo è l’elenco delle situazioni aziendali dove lo sciopero è particolarmente riuscito.

Anche il rappresentante dell’USI è intervenuto dal palco esordendo: “Con grande emozione siamo a parlare a questa manifestazione densa di rabbia, ma soprattutto di voglia di lottare. Una piazza importante che unisce lavoratori e lavoratrici italiani e immigrati in una sola lotta. Si può senz’altro affermare che questa è una delle maggiori manifestazioni organizzate negli ultimi anni. Questo vuol dire che stiamo raccogliendo i frutti di una forte saldatura unitaria che si è creata sulla base di principi fondamentali: quello della conflittualità e della coerenza. Un coerenza che paga. E’ stata molto importante la scadenza dell’Assemblea nazionale del 23 settembre a Milano che ha saputo caricare d’entusiasmo delegati e militanti partecipi per la buona riuscita di questo sciopero. Abbiamo messo al centro della lotta i principali problemi necessari da risolvere e continueremo con la lotta fino alla loro concreta risoluzione. Il governo l’ha capito. Ha capito che i nostri non sono scioperi addomesticati come quelli dei confederali. Per questo ha voluto mettersi di traverso per colpirci con la sua prepotenza, e sempre più lo farà, sul diritto di sciopero. Ma sapremo difendere il diritto di sciopero con le unghie e con i denti, cioè con la lotta.” L’intervento finiva con una considerazione: “Le grandi conquiste nella storia sono state fatte soprattutto quando il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici ha espresso una grande idealità di totale cambiamento sociale verso una società senza servi né padroni, una società basta sull’autogestione. Come si diceva un tempo: la lotta continua”