Un comunismo libertario del XXI secolo

La necessità dell’organizzazione nella vita sociale, e quasi direi la sinonimia tra organizzazione e società, è cosa (…) evidente (…). Anarchia significa società organizzata senza autorità, intendendosi per autorità la facoltà di imporre la propria volontà e non già il fatto inevitabile e benefico che chi meglio intende e sa fare una cosa riesce più facilmente a far accettare la sua opinione, e serve di guida, in quella data cosa, ai meno capaci di lui.

L’umanità cammina secondo la risultante delle mille forze che in vari sensi la sollecitano. Noi non siamo che una di quelle forze.

Intransigenti contro ogni imposizione ed ogni sfruttamento (…) noi dovremo essere tolleranti con tutte le concezioni sociali che prevalgono nei vari aggruppamenti umani, purché non ledano la libertà e il diritto uguale degli altri.

A un secolo di distanza dalla che investì il più vasto paese d’Europa, suscitando e tradendo – in una manciata di giorni, mesi o anni secondo le interpretazioni – le speranze di libertà e riscatto di milioni di persone in tutto il mondo, vale la pena interrogarsi ancora su quell’esperienza di tragico fallimento?

Dovrebbe valerne la pena, riteniamo, in primo luogo per quanti ritengano tuttora necessario cercare una via di transizione oltre la società capitalistica e, in secondo luogo, per tutti: poiché a tutti, o almeno alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale, in un modo o nell’altro il regime vigente serra oggi più che mai la gola.

Ha senso oggi interrogarsi sugli “errori” di fondo, rispetto all’obiettivo di un superamento dell’oppressione e dello sfruttamento sociale, di breve e lungo termine, che caratterizzarono quella rivoluzione tradita e mancata, sui motivi del suo immediato “successo” ed altrettanto rapido volgersi in dittatura antiproletaria e liberticida?

Riflettere sul peso che ebbe quel modello autoritario di rivoluzione sui movimenti delle epoche successive può essere utile, a nostro avviso, ancora oggi, a chiunque pensi che bisognerà andare oltre quel modello, oltre un’idea autoritaria di rivoluzione, se si vuole davvero favorire eventuali cambiamenti radicali e positivi nella società odierna.

Agli anarchici, nello specifico, riteniamo non possa bastare accontentarsi di utilizzare questa o simili ricorrenze per ricordare il ruolo che il nostro movimento ebbe in quella rivoluzione o le vittime anarchiche e libertarie che essa lasciò per mano zarista e bolscevica. Non prive di interesse sono le ricostruzioni del dibattito che ai tempi si svolse nel movimento anarchico russo, europeo, italiano, purché non si accontentino dell’autocelebrativo “noi l’avevamo detto, l’avevamo previsto”.

Ma il monito che deve venirci dalla lontana eco di quel clamoroso fallimento e da ciò che ne seguì, crediamo debba essere quello di interrogarci problematicamente, a partire dai contesti in cui viviamo, su come controbattere le derive autoritarie in cui oggi viene risucchiata la quasi totalità dell’attivismo sociale degli sfruttati e l’acquiescenza cui soggiace quell’ancora maggiore fetta di umanità che ormai neanche più spera in una società capace di offrire, non solo nella teoria ma anche nella pratica, dignità e opportunità ad ognuno.

Per chi si richiama all’ sociale – che trovò a quei tempi in Errico Malatesta il suo interprete più coerente – e cerca di metterlo a conronto con i problemi del presente, simili occasioni sono utili innanzitutto per riflettere e confrontarsi pubblicamente con tutti gli interessati – anarchici e non – sulle forme e le pratiche che un movimento anticapitalista orientato a rimuovere alla radice le cause della discriminazione e dell’oppressione sociale intraspecifica (dell’uomo sull’uomo) e interspecifica (nei confronti di altre specie animali) potrebbe o dovrebbe assumere per rispondere efficacemente al bisogno di riscatto di tutti gli oppressi e sottomessi.

Proponiamo perciò, a partire da questo numero, un dibattito aperto sui problemi aperti ed i punti chiave delle questioni che sopra abbiamo brevemente delineato. Aprono le danze adesso Marco Celentano , Cosimo Scarinzi ed Enrico Voccia; ad essi seguiranno gli interventi di Stefano Raspa e Maria Matteo e di chiunque altro voglia partecipare.

La Redazione di Umanità Nova