Camillo Berneri su la Luce di Novara

La gioventù di non è molto ricca di scritti e opere, ma da quanto ha pubblicato si può dire che dalla gioventù inizia una fase di ricerca e di conoscenza, un enciclopedismo, una curiosità che lo sosterrà nei suoi scritti successivi. Negli scritti di relativi al periodo giovanile risaltano le capacità intellettuali e lo spirito critico che lo porteranno ad abbandonare il socialismo e ad aderire al movimento anarchico, per portare i suo studi verso una tematica libertaria e più specificatamente “a una rivolta di ordine morale (…) al ripudio delle menzogne convenzionali della società, a una mentalità anti-farisiaca..”.[1] Questo articolo, pubblicato sul numero 7 del 1 giugno 1916 della Luce, dimostra certo il suo interesse per fatti non inerenti all’Italia, ma letto tra le righe c’è un invito ad una lotta politica che sia scevra da ogni condizionamento d’ordine morale e, soprattutto, da influenze religiose, ma sia una lotta politica dal valore etico e libertario.

Il 7 Marzo 1916 a , edito a cura del Circolo Internazionalista, uscì la Luce – Periodico quindicinale di propaganda antireligiosa e di lotta sociale –[2] stampato nella Tipografia Del Lavoratore di E. Bogliani, dove si stampava l’omonimo giornale socialista: Mosè Molazzi era il direttore responsabile della Luce e nel contempo lo era anche del Lavoratore. Per ciè che concerne la Luce, Molazzi terrà la direzione fino al numero 5 del 17 Maggio 1916, poi dal numero 6 il direttore sarà Francesco Garzolino. Era la prima volta che in veniva pubblicato un periodico razionalista di ispirazione anarchica ed i giornali locali diedero risalto all’evento. Ne diede notizia, in anteprima, la Gazzetta di in data 4 Marzo dicendo che ”La Luce sarà il portavoce dei socialisti intransigenti e avrà (…) carattere combattivo contro i socialisti”. Il Lavoratore, organo dei socialisti novaresi, polemizza con quanto scritto della Gazzetta di e con La Luce: “per un giornale anarchico (…) essere così ben presentati e con soddisfazione dai giornali borghesi (…) è sintomatico (…) e La Luce (…) nel suo primo numero non ha mancato gli strali contro i socialisti e il Lavoratore”. Il Corriere di dell’11 Marzo indica gli intenti con cui sorge La Luce “(…) insorge propenso per l’emancipazione del popolo (…) pel ceto femminile tutto (che è) (…) avvolto dal manto dei pregiudizi e dall’oscuramento eclesiatico (…)”. In ritardo rispetto agli altri giornali, l’organo clericale del novarese L’Azione in data 17 Marzo scrive: ”è uscito un piccolo giornaletto che si intitola la Luce (…) per la libertà di pensiero e progresso sociale (….) è tutto anticlericalismo (…) e poche righe contro i socialisti”; qui apprendiamo che nel primo numero è apparso lo scritto di “un illustre ignoto di Senigallia (Ottorino Manni, n.d.c) che scrive un articolo in cui si beffa della genesi (…)” e conclude “(…) che se la Luce non ha altri moccoli da accendere od altri luminari, può pur ritornarsene nelle tenebre anarchiche dove è sorta”. La polemica con lo scritto di Ottorino Manni (qui viene citato per nome) ”(…) maestro di scienze che pare venga alla luce solo in questi giorni (…)” continua sul numero del 7 Aprile; successivamente la stampa locale si disinteressa del periodico. Anche la stampa anarchica segnala l’uscita della Luce, sul Libertario del 16 marzo; sul numero del 30 marzo annuncia una riunione di anarchici biellesi, per il 2 Aprile, allo scopo di “(…) discutere del giornale che esce a (…)”. la Luce era letta e propagandata, anche con sottoscrizioni numerose nel Novarese.[3] A escono i primi sette numeri; dal 7 Luglio 1916, il n. 8, esce a Sampierdarena; dal 30 Ottobre, il n. 11, a Genova sino al 22 Novembre – il n. 12 sarà l’ultimo. Negli anni successivi si costituirà, a , il gruppo anarchico la Luce attivo anche nei primi anni del fascismo, e clandestinamente sotto di questo, ma questa è un’altra storia dell’anarchismo Novarese.

IL “LABOUR PARTY” E LA RELIGIONE.

Camillo Berneri

Il “Labour Party” è separato, come è noto, dalle organizzazioni operaie rivoluzionarie inglesi ed è molto distinto dalle altre associazioni collettiviste in Europa. Come in molte altre concezioni politiche il “Labour Party” non accetta la tattica degli altri socialisti europei nei riguardi delle idee religiose. La massa operaia inglese è, in gran parte, credente e non accetta facilmente come suoi rappresentanti e come suoi dirigenti coloro che fanno fede di ateismo. Un esempio l’abbiamo nella candidatura Blatchfort[4], uno dei più popolari socialisti dottrinari. Questi nel corso di una polemica, affermò di non credere in Dio e negò ogni efficacia alla preghiera. Questa professione di ateismo ebbe conseguenze elettorali gravissime, nell’Ottobre del 1907, a Kirkdale, il candidato operaio fu battuto dall’avversario, soltanto perché quest’ultimo aveva fatto stampare e distribuire fra gli operai elettori l’articolo di Blatchfort. I leaders del partito operaio, visto in pericolo le loro cabale elettorali, si affrettarono a rompere ogni relazione col pubblicista compromettente e a distribuire centinaia di migliaia di fogli di propaganda nel quali il “Labour Party” dichiarava esser suo fermo intendimento di rispettare le convinzioni religiose dei lavoratori. E non fu questa un’affermazione isolata che, nel Maggio del 1908 riunitosi a Mull il congresso annuale del partito, i 600 delegati votarono all’unanimità, e senza discussione, una mozione nella quale si confermava il culto nella famiglia e il rispetto delle idee religiose e quindi veniva eletto a leader A. Menderson [Arthur Henderson,n.d.c.], un giovane fonditore, conosciuto tanto come abile organizzatore di sindacato, quanto come una dei più eloquenti predicatori della chiesa puritana.[5] Menderson, divenuto capo del partito operaio, volse tutta la sua attività a stringere sempre più relazioni che passavano tra il “Labour Party” e le chiese dissidenti. In un discorso tenuto a Bradford egli si rammaricò fortemente che a Londra gli operai non frequentassero le chiese ed affermò che sperava in un cambiamento, cioè nella ricorrenza del misticismo. E molti altri propagandisti del “Labour Party” cercarono nei loro discorsi di inculcare nelle coscienze operaie la convinzione che la fede cristiana possa grandemente giovare alla causa del progresso sociale. Questa propaganda demo-cristiana [così nel testo, n.d.c.] ebbe la sua affermazione al Congresso annuale delle chiese libere a Sonthport per bocca del Menderson che pose fine alla sua conferenza con queste significative parole: “Le organizzazioni religiose e operaie, combinando i loro sforzi, potranno giungere un giorno a rendere la vita più santa, più pura, più bella”. Questo sentimento religioso dei capi-popolo inglesi giunse a manifestazioni di vero e proprio fanatismo. I giornali inglesi narravano, qualche anno fa, questo episodio di superstizione come fatto di cronaca: “Una scena strana si è svolta all’ombra della torre di Londra. Il leader socialista Ben Tillet]6] arringò una folla di oltre 500 scioperanti invitandoli a pregare dio perché lord Devonport[7] sia colpito da apoplessia. Lord Devonport – ha detto Ben Tillet – ha contribuito ad assassinare per fame i nostri figli, le nostre donne, i nostri fratelli. Io non domando a nessuno di voi di uccidere quest’uomo, ma chiedo a Dio di farlo morire d’apoplessia. Coloro che credono sia giustizia che lord Devonport muoia, alzino la mano. E migliaia di mani si agitano sulla vasta piazza, mentre la folla urlava ferocemente “Scannatelo” a morte! A morte!. Ben Tillet imposto silenzio alla fine esclamò: Ripetete con me queste parole: O Signore Iddio, colpisci lord Devonport a morte” e la folla ripetè.” E si potrebbero portare ad esempio molti altri fatti simili documentanti le degenerazioni del pseudo-socialismo inglese. Ancora oggi persiste il tentativo del “Labour Party” di stringere le forse protestanti ed operaie? Ancora oggi la propaganda elettorale socialista non urta e non vuole urtare, i sentimenti religiosi delle masse operaie? Ciò che suppongo, dato che la crisi, l’errore è d’un ieri prossimo. Speriamo che gli organizzatori ed i dirigenti attuali del “Labour Party” sappiano, sacrificando applausi e schede, liberarsi delle false spoglie di un demo-cristianesimo che è l’antitesi più profonda e più vasta della vera, della sana lotta di classe.

NOTE

[1] P.C. Masini, “La formazione intellettuale e politica di C. Berneri!, In AA.VV., Atti del convegno di studi su C. Berneri. Milano, 9 ottobre 1977 Carrara, La Cooperativa Tipolitografica Editrice. 1979. p. 14.

[2] Leonardo Bettini. Bibliografia dell’anarchismo. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia (1872-1971). Firenze, CP editrice, 1972. p. 273. Come indica il Bettini la collezione del periodico si trova alla Biblioteca Nazionale di Firenze, che ad una mia richiesta di consultazione, con email del 1 Marzo u.s. mi rispose che non era consultabile perché conservato nei depositi di Forte Belvedere e non digitalizzato. Ho trovato presso L’Istituto Internazionale di storia sociale di Amsterdam, digitalizzati, due numeri della Luce, il numero 7 del 1 Giugno e il numero 11 del 30 Ottobre 1916.

[3] All’epoca il Novarese (la provincia) comprendeva il Vercellese, il Biellese e il Cusio-Verbano-Ossola: tutto il Nord-Est del Piemonte.

[4] Robert Peel Glanville Blatchford (1851-1943). Attivista socialista, giornalista. Ateo, avversario dell’eugenetica e nazionalista inglese. All’inizio degli anni venti si rivolse allo spiritismo.

[5] Arthur Henderson (1863-1935). Pastore della chiesa metodista, rimase segretario del Labour Party sino al 1910. Nel 1934 fu insignito del premio Nobel per la pace.

[6] Benjamin Tillet (1860-1943). Leader sindacale, demagogo e agitatore politico. Frequenta la Chiesa Congregazionale, sostenitore della partecipazione della Gran Bretagna alla prima guerra mondiale, durante la guerra civile Spagnola fu membro del comitato spagnolo per aiuti medici.

[7] Hudson Ewbanke Kearley, lord Devonport (1856-1934). Ministro del controllo alimentare dal 1916 al 1917.