L’oggettività è una falsa notizia

Nulla di solito ha l’aria più falsa del vero, mentre il falso ha sempre una grande apparenza di probabilità” (T. Gautier)

L’attuale dibattito sulle fake-news che, dagli Usa di all’Italia di , vede i governanti prendersela in modo surreale con le false notizie, appare viziato all’origine.

Ormai siamo dentro un sistema mentale semplificato per il quale una cosa è vera o falsa, è bella o brutta, è legale o illecita, è bianca o è nera…

Questo è in realtà un nuova logica manichea che, nel mondo del web, appare ancora più superficiale e schematico, senza tempi di riflessione.

Evapora ogni approfondimento sulle complessità del mondo reale, della società e delle relazioni umane; tutti accedono “democraticamente” alla Rete e cercano la verità “vera”, senza disporre né di un minimo di scetticismo verso le narrazioni complottiste che si ammantano di alternativo rispetto alle screditate fonti ufficiali, né di strumenti culturali adeguati per far interagire fonti diverse, a partire dai saperi su carta stampata.

Non minore credibilità e creduloneria, oltre alle rivelazioni “segrete”, l’ottengono le fonti che si presentano come oggettive, neutrali o caratterizzate da un’autorevole veste scientifica; d’altronde come avvertiva un noto aforisma murale: “Il massimo della disinformazione è essere informati”.

Per cui ha buon gioco chi, soprattutto da posizioni di potere, si prefigge di inventare opinioni e indirizzare emozioni, magari nascondendosi sotto “false flags” e indicando “false targets”.

La discussione sul “controllo” della comunicazione in rete appare quindi fuorviante ed anch’essa è “disinformazione”, dando l’illusione di un gendarme globale che in modo paterno ci protegga dai nemici e dalle brutture.

Il controllo della rete e dell’informazione è già un dato di fatto: essa è sorvegliata, censurata, inquinata e saccheggiata da gruppi economici, apparati statali, servizi segreti, agenzie private, etc. che raccolgono e vendono informazioni (individuali) per scopi commerciali e opinioni per il mercato della politica, soprattutto in periodo elettorale. O, peggio, per reprimere preventivamente il dissenso e l’opposizione.

Essere favorevoli ad un controllo “superiore” in nome magari di una presunta “sicurezza” significa solo rafforzare e legittimare tutti i Grandi Fratelli che già ci guardano e, ai quali, volontariamente già regaliamo notizie sui nostri sentimenti come sui consumi, sul nostro modo di pensare e vivere (vedi Fb, Linkedin e simili).

Peraltro, sovente coloro che dovrebbero tutelarci dalla “cattiva” informazione o da tutto ciò che offende l’umanità, sono gli stessi soggetti – privati o pubblici – che diffondono propaganda camuffata da informazione e che sistematicamente violano, legalmente, la nostra privacy e le nostre libertà col pretesto di proteggerci e difendere la Libertà.

La questione, comunque, riguarda anche quanti si pongono in posizione critica verso il potere dominante; così, sovente, succede che siti antagonisti si fanno inconsapevolmente veicolo di notizie sottotraccia fabbricate proprio dal dominio.

Immancabilmente, ormai ogni associazione, gruppo, collettivo, progetto culturale, rivista o giornale affianca la propria attività all’esistenza virtuale in rete, attraverso blog, siti web, liste di discussione, etc., al punto che sembra quasi impossibile portare avanti una riflessione critica o un intervento pubblico di qualsiasi genere, senza ricorrere all’utilizzo della rete e sui decantati “social network”. Il risultato di tale abitudine ha dei risvolti paradossali: inesistenti partiti o movimenti con pretenziosi e accattivanti siti che fanno presupporre chissà quale seguito e incidenza, ma anche l’utilizzo del web da parte di raggruppamenti – a destra come a sinistra – che si dichiarano nemici della modernità, della tecnologia o della civiltà occidentale.

Allo stesso tempo, tra i sintomi sociali più diffusi, riscontriamo pratiche di cinismo individuale, indifferenza di vicinato uniti a legami transatlantici e innumerevoli quanto fantasmatici contatti virtuali.

La comunic-azione è uno strumento sensibile del nostro vivere, per questo – rifiutando la forca caudina rappresentata dal www – è vitale cercare altre chiavi d’accesso per connettersi alla sensibilità e all’insofferenza delle persone in carne ed ossa.

Risibile quindi anche l’opzione “pragmatica” d’entrare nel meccanismo concorrenziale – e quindi alienato – per il quale il “nostro” sito deve risultare più simpatico, suggestivo, interattivo, allettante, etc. per catturare l’attenzione e caratterizzarsi, diversificandosi rispetto alle innumerevoli offerte telematiche di intrattenimento o di sapere preconfezionato. Tutto oggi appare illusoriamente a portata di click e di motore di ricerca: è lì in bella mostra, ad aspettarti, accessibile e fruibile senza alcuno sforzo… così come si può facilmente chiudere la pagina con un altro click, senza neanche lo sforzo che richiede un foglio di carta stampata per appallottolarlo, cestinarlo o farne origami.

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