Dalla TRADIZIONE alla RI(e)VOLUZIONE musicale

Avevamo già raccontato nel n. 25 del giornale di Roccatederighi e del CoroSedicidAgosto. In occasione dell’uscita del doppio cd vi proponiamo un intervista a Jonny Marucci e Claudio “Bube” Iannuzzi.

Ci volete parlare di questo progetto che finalmente si è concretizzato?

J: Amore& – Tradizione e RI(e)voluzione è un progetto musicale inciso su doppio CD, che vede su un lato la tradizione del CoroSedicidAgosto e sull’altro la ri(e)voluzione di Bube e i suoi Mazzacani. Qui a la tradizione del canto si tramanda ormai da 120 anni. I canti si sentivano echeggiare, nelle osterie, nelle botteghe, in piazza e nelle cantine con una cadenza quotidiana. Le canzoni sono tante, da quelle anarchiche e di protesta, alle ballate di Pietro Gori, ma anche testi che parlano di amori perduti, storie di ergastolani e di esiliati e di libertà. Da un po’ di anni però questo amore si stava perdendo soprattutto tra i giovani, ed è a questo punto che entra in gioco Bube che, con i suoi arrangiamenti in chiave rock anni 60/70, ha fatto riesplodere prepotentemente questi canti anche sulla bocca dei giovanissimi.

Come è nata l’idea di riarrangiare questi canti?

B: È nato tutto quasi per scommessa. Il 1 maggio del 2015 sentii cantare dal Coro “Sante Caserio”, le parole mi colpirono ma, detto sinceramente, la cadenza del canto a cappella, non altrettanto. Quando esternai il mio parere durante il pranzo il compagno Giannino mi sfidò domandandomi – Perché sei bono te a farla meglio? Fu così che all’ora di cena dello stesso giorno entrai nell’osteria di Giannino con in mano il demo della mia versione di Sante Caserio. Dopo venne il nuovo arrangiamento de Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio [Il sedici di agosto] e poi, sempre Giannino, mi fece conoscere Pietro Gori. In breve tempo registrai con i Mazzacani un ep dal titolo L’Anarchico Romantico, che oltre a queste due canzoni conteneva anche Il Maschio di Volterra, La Bandiera, e Le Quattro Stagioni. 

La prima prova che ci fece capire che avevo fatto centro fu data proprio dal figlio più piccolo di Giannino che, a differenza di suo padre che aveva la “tradizione del maggio nel sangue”, non riusciva proprio ad appassionarsi a quelle canzoni. Con i miei arrangiamenti non la smetteva più di ascoltare e finalmente riusciva ad apprezzarne anche le parole. Fu così che si sentirono di nuovo cantare a squarciagola quelle canzoni dai compaesani di tutte le età. Non riesco a esprimere quanto grande sia stata la mia soddisfazione sul piano musicale e non solo.

E tu Jonny, se non sbaglio non sei nato a Roccatederighi, come sei arrivato ad appassionarti così tanto da entrare nel CoroSedicidAgosto?

J: È vero. Vivo qui da circa undici anni e più volte avevo sentito il Coro ma proprio attraverso i nuovi arrangiamenti avevo iniziato a fare più attenzione ai testi, per meglio dire “la musica mi aveva portato alle parole”. In Ottobre sempre del 2015, durante la commemorazione della morte di Francisco Ferrer, il coro iniziò a cantare “Se l’Italia e mancante di pane” arrivò la scintilla sulle parole “… ma siete avvezzi a darci del piombo se chiediamo del pane e lavor”; mi feci avvolgere da questo mondo che probabilmente già mi apparteneva senza saperlo, un po’ come è successo per il mio arrivo all’anarchia. È vero che il canto a cappella è una tradizione del paese ma dobbiamo ringraziare Gionni e Gerri Bonelli per aver raffinato, in questi ultimi anni, la tradizione non solo perfezionando le entrate e gli stacchi, ma anche lavorando sul controcanto e sulle tonalità delle singole voci, i bassi, io Roberto Brunacci e Lorenzo Muciarelli, la prima voce, Nicola Pantano, la prima e seconda voce, Gionni e la terza voce, Gerri. 

Arriviamo così al 2017 e ad “Amore&Anarchia”

J: Da quando alcuni di questi canti sono stati riarrangiati, il “Coro del Maggio” vede la presenza di una ventina di rocchigiani tra giovani e meno giovani. La fusione tra Rock e tradizione ha fatto rinascere queste poesie e ha riportato alla luce un’usanza che si stava perdendo. Da qui io e il Bube abbiamo pensato di dar conto del percorso e del lavoro che ha coinvolto, in prima battuta noi due e poi i compagni del Coro e l Mazzacani della soffitta, Samuele “il Re” Boscagli alla batteria, Gianluca “Ghenzo” Ballerini al basso, Simone “Tompe” Tompretini alla chitarra e Maurizio “Marini” all’hammond e sintetizzatore. Il primo disco serve anche a spiegare da dove si è partiti, da come si cantava in paese, dando così senso e originalità agli arrangiamenti presenti nel secondo disco. Ci teniamo a sottolineare che tutto il progetto è autoprodotto e autogestito, solo il master è stato fatto in una casa discografica di Cerveteri. I proventi della vendita, oltre che per le spese, serviranno per finanziare la PLZ, l’Associazione Musicale che organizza la giornata del 16 di Agosto, a cui anche voi avete partecipato quest’anno, le eventuali trasferte – 10 persone con strumenti al seguito non sono uno scherzo – e le nostre iniziative nel territorio. Abbiamo poi pensato di dare un sostegno concreto al giornale che dopo tanti anni è tornato ad essere diffuso anche alla Rocca. Per ogni cd venduto tramite UN, ci sarà una sottoscrizione di 5 euro. 

Una frase per concludere.

J&B: Amiamo la Rocca e la sua storia fatta di lotte sociali e di aspettative di libertà, ci auguriamo che con la divulgazione di AMORE&ANARCHIA – TRADIZIONE e RI(e)VOLUZIONE in molti possano riscoprire lo spessore di questa realtà.

Concludiamo questa intervista con un ringraziamento speciale a Mauro Bonelli “l’Apostolo” e Roberto Brunacci “il Grifagnolo” per aver mantenuto vivi “i canti del Maggio” e l’ideale anarchico che ha da sempre trovato terreno fertile in questa terra.

Per avere il doppio cd basta contattare l’amministrazione all’indirizzo amministrazioneun@federazioneanarchica.org