Voto a perdere

Ancora una volta la tornata elettorale pretende di narcotizzare le lotte e le mobilitazioni imponendo il principio della delega e della rappresentanza legittimando chi fa della politica l’esercizio di una professione volta a confermare il dominio e lo sfruttamento.

Ancora una volta la campagna elettorale di questi mesi vede le principali forze politiche porre sul tavolo le stesse proposte: leggi liberticide, politiche razziste, l’aumento della repressione e della divisione tra gli sfruttati, il tutto giustificato agitando lo spauracchio della sicurezza e della criminalità.

Questa campagna terroristica si è sviluppata in modo costante negli ultimi dieci anni ed è stata portata avanti da tutti i principali schieramenti politici e dai grandi gruppi editoriali nazionali e locali che rispondono agli interessi dei loro padroni. Quelli che ora si lamentano a gran voce di «populismo» e xenofobia sono gli stessi che hanno alimentato il razzismo. Gli ultimi governi hanno approvato ulteriori restrizioni alle libertà come ben dimostrato dalla legge Minniti-Orlando.

L’origine della diffusione del razzismo a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che grandissima parte ha avuto nella definizione delle parole d’ordine di questa campagna elettorale si situa nelle politiche criminali portati avanti dal governo Gentiloni: i morti nel deserto e i morti in mare causati dalle decisioni dei governi europei hanno la stessa valenza degli attacchi terroristici compiuti dalle organizzazioni fasciste e reazionarie.

Anche formazioni che si spacciano come nuovi soggetti politici, riproponendo la frusta e fallimentare forma del «partito dei movimenti», sono costituite da soggetti che in passato hanno votato le leggi che hanno dato il via alla macelleria sociale come il pacchetto Treu, i tagli della tassazione sui profitti aziendali e finanziari e hanno appoggiato il finanziamento della guerra in Afghanistan e Iraq.

, astensionismo, socialLe successive riforme del diritto del lavoro, l’inasprimento della legislazione antisciopero, le partecipazioni a missioni belliche e le ulteriori riforme delle pensioni non sono altro che le figlie di queste precedenti decisioni a cui i « dei movimenti» hanno attivamente partecipato.

Soggetti che si presentano come alternativi al sistema vigente, nati in contrapposizione alla «casta», si sono, come prevedibile, perfettamente integrati nel sistema che criticavano. Si sono distinti nei governi locali per aver condotto politiche antiproletarie nel solco di quanto è avvenuto a livello europeo negli ultimi anni e per avere aderito e promosso in modo entusiasta la campagna razzista.

L’aumento costante dell’astensionismo negli ultimi anni è il segnale di una profonda disaffezione verso i meccanismi parlamentari che siamo convint*  possa trasformarsi in un movimento di lotta sociale capace di ribaltare radicalmente i rapporti di forza.

Laddove si sono dati dei movimenti di lotta, in ambito sindacale come nella difesa dei territori, si è dimostrato che le pratiche dell’azione diretta, del mutualismo e della solidarietà tra gli sfruttati sono le uniche in grado di portare a dei risultati significativi.

Convegno Nazionale della

Reggio Emilia, 17 febbraio 2018