Note bandite

è una rubrica che avrete modo di rivedere tra le pagine di Umanità Nova nei prossimi numeri con una certa periodicità: l’intento è quello di dare una “colonna sonora” al settimanale. Ogni volta si prenderà in esame un argomento e si stileranno alcune canzoni che lo hanno raccontato al meglio. Partire dalla per approcciare tematiche complesse e sviluppare argomenti cruciali per scoprire il passato e leggere il presente.

In questo numero, dato che si avvicina il 25 aprile, ripercorreremo le tappe della storia dell’ italiano, seguendo la cronologia degli eventi che lo caratterizzarono, dall’opposizione allo squadrismo fino alla Liberazione, passando per il regime. In questo caso tratteremo delle primissime opposizioni al fascismo, ancora prima di diventare regime, con le camicie nere che trovarono sulla propria strada le prime file di antifascisti.

La scaletta di questa settimana propone:

Balotta Continua – Figli dell’Officina

GANG – Alle Barricate

FFD – Parma Antifa

Balotta Continua – Figli dell’Officina

Figli dell’Officina è stata scritta da due anarchici carraresi nel 1921, ed è uno dei più famosi inni delle formazioni degli Arditi del Popolo. I suoi autori la scrissero proprio mentre stavano organizzando l’opposizione ai neonati fascisti nella zona tra Massa e Carrara. La canzone, da inno di un movimento plurimo ed antifascista come quello degli arditi, è rimasta nel repertorio delle canzoni di protesta e resistenziali ed è stata tramandata anche grazie a molte band che hanno stravolto e riarrangiato il brano in modi diversissimi.

Una grande varietà di versioni è data anche dal fatto che esistono, nelle varie interpretazioni, delle variazioni nel testo che riflettono le diverse sfumature ideologiche, dato che le formazioni degli arditi abbracciavano tutta la sinistra fino agli anarchici. La versione qui proposta riporta il testo più classico del 1921 coverizzato in chiave ska dai Balotta Continua.

Il testo della canzone ci offre una dettagliata descrizione su chi combattesse tra le fila degli Arditi del Popolo. Il primo verso, che dà anche il titolo alla canzone, ci dice che i “fieri vendicatori” sono “figli dell’officina” oppure “figli della terra”. È chiaro dall’inizio che furono contadini ed operai a muovere i primi passi nella lotta al fascismo. Gli Arditi del Popolo vengono rappresentati come “i fiori più puri / fiori non appassiti / dal lezzo dei tuguri”, e saranno loro che “con queste man di calli” faranno vendetta. La “guerra proletaria senza frontiere”, che la canzone auspica, mostra come per gli autori l’opposizione ai fascisti ed al capitale dovessero andare di pari passo, dato che gli arditi “pugnavano per l’ anarchia” per “innalzare al vento bandiere rosse e nere”.

Come dicevamo, la versione qui proposta di Figli dell’Officina è in chiave ska, i ritmi in levare hanno infatti sostituito la musica originale, riconducibile a un canto militare, e si trova nell’album “Non c’è lotta senza balotta” dei bolognesi Balotta Continua. Prima di proseguire, occorre aprire una parentesi sul significato del nome della band e di conseguenza anche del titolo del loro primo album: col termine ”balotta” nello slang di Bologna si intende una compagnia di amici e la confusione che si fa con essi. Il complesso bolognese ha unito il repertorio delle canzoni di protesta degli anni ’70 con quello della resistenza fino a canzoni più recenti, tutte rigorosamente riarrangiate in levare. Il loro nome vuole dunque unire in modo provocatorio l’ aspetto della lotta con quello della socialità, il loro combat ska da sempre regala performance energiche e coinvolgenti da non perdere.

Gang – Alle Barricate

Anche più recentemente sono state scritte delle canzoni sugli Arditi del Popolo. Nel 2015 i Gang hanno pubblicato “Sangue e cenere”, il loro primo album prodotto tramite una campagna di crowdfunding, grazie ai finanziamenti dei loro fans. Ma la storia dei Gang viene da molto più lontano.

La band capitanata dai fratelli Severini (Sandro e Marino, rispettivamente chitarra e voce/chitarra) ha iniziato la sua attività musicale nella prima metà degli anni ‘80. Furono una tra le tante band italiane che si approcciarono al punk, ma tra le poche che assunsero un sound che li faceva sembrare un autentico gruppo d’oltremanica, i più clasheggianti di tutto lo stivale, grazie ai testi in inglese e alla loro capacità tecnica.

Dopo una trilogia in inglese, inaugurata nel 1984, i Gang hanno poi iniziato a cantare in italiano fino ad oggi. Nell’album “Sangue e cenere” è presente la canzone di cui parliamo. Il ritornello riprende quella che fu la parola d’ordine nell’estate del 1922 a Parma, ovvero “Alle barricate”.

Agosto del ’22 l’Italia è rastrellata. Passata per le armi dai fascisti casa per casa”, così inizia la canzone, siamo nell’Italia della marcia su Roma e le camicie nere si stanno avvicinando anche a Parma. Ma la storia ci insegna che “La Parma non si passa…”: infatti i fascisti incontrarono la resistenza nell’Oltretorrente da parte delle formazioni degli Arditi del popolo, guidate da Guido Picelli. “…Parma è un’altra storia / si sente Oltretorrente / solo un grido / Morte o gloria!”, qui vediamo una citazione del ritornello di “Death or glory” dei Clash (London calling, 1979): “Death or glory becomes just another story”. La canzone prosegue raccontando la vera e propria battaglia ingaggiata contro le camicie nere “Per cinque giorni e cinque notti / dalle cantine ai tetti / infuria la rivolta / si combatte a denti stretti“.

Marino Severini, che è sempre solito introdurre i suoi brani, prima di suonare e cantare questo pezzo dice quello che voleva trasmetterci scrivendolo: “la Parma ci insegna che le cose vanno fatte quando è ora e non quando è troppo tardi”.

FFD – Parma Antifascista

90 anni dopo la marcia su Roma, gli FFD pubblicano un album intitolato “Antifa riot”, nel quale è presente anche la canzone “Parma antifascista”. I parmensi “Four Flying Dicks”, dediti a un punk stradaiolo sempre orecchiabile e incontenibile, in “Parma antifascista” raccontano molto bene cosa significa essere oggi antifascisti. Raccogliendo anche l’eredità delle barricate di Parma del ’22. “Non siamo banditi ma figli degli Arditi / non siamo teppisti ma veri antifascisti!”. Di chiara fede libertaria, nei brani di “Antifa riot” fanno emergere anche contaminazioni con i generi che diedero vita al punk e all’Oi!: “Siamo i ragazzi dell’ Oltretorrente / capelli corti o rasta / non ce ne frega niente / nessun tricolore sulla nostra bandiera / nessun arcobaleno ma rabbia rosso-nera”. Nel finale del pezzo un coro provocatorio contro chi, oggi come nel ’22, difese le camicie nere seguendo gli ordini delle istituzioni.