L’osceno spettacolo del bispensiero

In perfetta continuità con quanto accaduto l’estate scorsa, la lunga estate calda in cui si è preparato il terreno a prima e a poi a furia di inchieste giornalistiche basate sul sentito dire e di inchieste giudiziare finite archiviate su inesistenti legami tra trafficanti e , continua la campagna di terrorismo voluta dalla borghesia italiana. Lo spettacolo aumenta di intensità, il cambio di passo viene segnato dalla sostituzione dell’algido ministro Minniti con un tizio che sembra un imprenditore varesotto alticcio che si lancia in invettive contro gli immigrati durante una cena aziendale, tipico rappresentante della furbizia bottegaia.

Si sdogana ancora maggiormente il discorso apertamente razzista, quello che prima si poteva dire durante la cena di famiglia si è potuto iniziare a dirlo a bassa voce al bar e ora si può sbraitare ad alta voce.

Salvini si è divorato i Cinque Stelle a livello di presenza video, questi radicano i loro strati intermedi e provano ad occupare le casematte del potere, aprono a grandi opere e olimpiadi e appoggiano, con qualche ipocrita distinguo di quelli che coprono le più alte cariche istituzionali, le politiche leghiste. D’altra parte già prima avevano salvato l’opera del Minniti dagli strali lanciati contro il . Il governo reggerà o forse no ma intanto si continuano a distribuire menzogne razziste e propaganda antiproletaria, in perfetta continuità con l’opera dei precedenti governi.

I media liberaldemocratici urlano indignati, si proclamano i nuovi partigiani, fanno finta di non avere mai proclamato quanto sarebbe stato bello bombardare i porti libici o mandare una bella missione militare su quella che considerano ancora quarta sponda, cianciano di fronti repubblicani, dimenticano di avere appoggiato la politica sanguinosa del precedente governo in tema di gestione dei flussi migratori, addirittura si riscoprono di sinistra e ci spiegano come la Flat Tax sia brutta. Grazie, lo sappiamo anche noi e sappiamo pure che con la Sacconi-Fornero – e si ricordi che la riforma Sacconi venne approvata con i voti della – il Jobs Act e altre amenità si è portato avanti un grande attacco alle nostre condizioni di vita. Quindi fateci il piacere di tacere, sopratutto quegli editori che spingono per tale ipocrita linea mentre chiudono i centri di stampa per poi piangere lacrime di coccodrillo davanti a un tecnico degli stessi che si ammazza sul posto di lavoro. O che pubblicano editoriali indignati contro Salvini ed eleggono il novello papa-buono a guida metapolitica mentre il loro codazzo di giornali locali controllati è diventato la versione del Resto del Carlino con una grafica meno cafona.

Pura cretineria? Dissonanza cognitiva? Calcolo di mastri d’opera fine? Tutte le ipotesi sono sul tavolo, alla storia l’ardua sentenza.

Quello che sappiamo è che mentre costoro scribacchiano indignati editoriali si continua a morire nei campi, nelle officine, nel Canale di Sicilia. Anzi, tra una sparata di quei partiti che si proclamano “voce della gente” e l’altra i morti di lavoro sono pure aumentati, d’altra parte il profitto val bene una messa di suffraggio in onore dei caduti. Caduti sulla strada della ripresa economica, diranno i più sfacciati. D’altra parte se, coerentemente con la storia della democrazia, si è deciso che la vita degli stranieri conta meno ciò vale pure per la vita degli sfruttati. Non vi è novità.

La piccola borghesia nel suo eterno esercizio della nobile arte del piagnisteo, arte in cui eccelle da brava mezza classe, si schiera, ancora una volta, compatta dalla parte del gran capitale. Certo potranno dire “Soros e il capitale mondialista vogliono la sostituzione etnica, noi siamo contro il gran capitale” ma, da bravi fessi quali sono, perdono di vista il fatto che lavorano attivamente per conto della grande borghesia italiana, e non solo per questa. D’altra parte il capitale è meccanismo impersonale e, allo stesso modo, permea e forgia tutti i rapporti. Nel frattempo cresce il tasso di astensione nelle aree popolari e i Cinque Stelle perdono d’appeal a sinistra, soprattutto nelle famigerate periferie. Un gruppo di raffinati intellettuali di destra, tra cui degli autodefinitisi “evoliani a cinque 1 Ottobre 1920stelle”, fa uscire una simpatica opera editoriale intitolata “Offrire sostegno spirituale alla buona politica” grazie alla quale possiamo dire, pacificamente, che, dato che tale opera non si prepara in due mesi, i Cinque Stelle sono sempre stati un partito di destra, cosa che d’altra parte già dicevamo anni fa, nonostante qualche cantore della realpolitik poststalinista li inseguisse.

Dopo le molto relative aperture degli anni scorsi si riesumano pure i vecchi attrezzi del cattolicesimo più reazionario come quel personaggio finito a fare il “ministro della famiglia” (grazie, ne sentivamo proprio il bisogno di tal ministero), a dimostrazione che il clericalismo è sempre la stampella del capitale, checchè ne dicano certi personaggi.

Non è questione di decadimento morale: siamo in tempi in cui la crescita langue, il saggio di profitto soffre e le fette di torta si restringono per i lavoratori e per le mezzeclassi. Queste si compattano intorno ai nazionalismi e si tenta di trovare un modo per disciplinare quella merce-lavoro in eccesso, i proletari, che rischia di creare ulteriore instabilità sistemica. Per ora si contentano di lasciare morire la gente nel deserto o di farla affogare, domani chi sa. Magari nel frattempo si introducono delle belle misure di “workfare state” per meglio disciplinare i proletari, e legarli al destino-della-nazione, che han la ventura di essere italiani e non di qualche altro stato.

Il gran ballo del capitale continua, sulle teste dei sommersi e tra le illusioni di coloro che si credono salvati.