Pogrom d’Italia

Il censimento dei , con tanto di schedatura a partire dai bambini, è uno dei cavalli di battaglia della (ancora quando era Nordista e secessionista). Ci aveva provato già Maroni quando rivestiva lo stesso infame posto di comando di – Ministro dell’Interno, nel 2008. Al tempo alcuni prefetti si erano detti contrari e con questi ci fu un po’ di battibecco istituzionale, anche l’Europa aveva posto questioni di ordine legale ed etico, oltre a suscitare contrarietà in altri partiti d’opposizione (con non poche contraddizioni interne).

Su questo tema Maroni spinse un bel po’ l’acceleratore e riuscì in alcune città ad avviare qualche schedatura con prefetti compiacenti, tuttavia l’operazione si arrestò. Nel frattempo si ebbero diversi casi di tentativi di , con tanto di cortei non autorizzati di “cittadini” che cercavano di arrivare ai campi rom per appiccicare il fuoco o almeno tentare di devastarne una parte. Alcuni tentativi fallirono, altri invece riuscirono. In particolare ricordiamo il di Ponticelli (Napoli) nel maggio 2008, l’assalto alle case dei Rom abruzzesi di Alba Adriatica nel novembre 2009, il del campo della Continassa a Torino a dicembre 2011 e il del campo di via del Riposo a Napoli, marzo 2014.

A Napoli apparve subito molto attivo un sedicente comitato civico anti-rom – persino il Pd locale affisse un manifesto a sostegno della campagna anti-rom – che, al tempo, fu usato per far assumere mediaticamente una percezione di “sollevazione popolare” al pogrom, definendo l’azione di qualche decina di persone come “il quartiere in rivolta contro i rom” e tacendo del tutto la presenza di almeno dieci volte tante persone dello stesso quartiere nella manifestazione di solidarietà del giorno dopo. Alla fine, furono settecento le persone, in gran parte famiglie, che dal campo dovettero fuggire per paura dell’azione di poche persone, sì, ma che si sentivano intoccabili qualunque cosa avessero fatto.

Fu poi accertato come in realtà dietro a questa campagna si nascondevano gli interessi di clan della camorra locale che avevano mire di speculazione edilizia sul terreno occupato dai nomadi oltre ad avere problemi nella riscossione del pizzo dagli stessi. La stessa scintilla che fece scoppiare il caso, un presunto tentato rapimento da parte di una ragazza rom minorenne ai danno di un bambino, si rivelò successivamente del tutto indiziaria nonostante la condanna della ragazza: la madre del bambino era infatti parente di un boss camorristico locale.[1]

L’incendio del campo della Continassa a Torino a dicembre 2011 fu qualcosa di orwelliano, oltre che ignobile. Tutto scaturì da una vera e propria falsa notizia rilanciata proprio sui quotidiani: uno stupro che sarebbe stato commesso da due giovani del campo ai danni di una torinese. Nella Cronaca di Torino, quotidiano nazionale, del 10 dicembre 2011 leggiamo “Mette in fuga i due rom che violentano la sorella – Vittima una sedicenne, caccia agli aggressori”.

Peccato fosse tutto inventato. Nel frattempo però nell’arco di 20 minuti circa 400 persone assaltarono il campo, devastarono tutto e poi lo incendiarono. All’arrivo dei pompieri e della polizia erano già tutti scappati. Successivamente le rettifiche con, in alcuni casi, le scuse e in altre persino le “giustificazioni” da parte dei giornali e le “condanne” di Fassino e alcuni politici. Sempre dopo, sempre un po’ troppo tardi.

Nel 2012 in Abruzzo avvengono due episodi di cronaca nera. Gli autori dei delitti sono additati come Rom, i giornali sia locali sia nazionali soffiano sul fuoco, avallando l’idea del “crimine etnico”. D’altra parte il metodo razzista è sempre lo stesso: svincolare il fatto dall’individuo che lo ha compiuto addossando la responsabilità ad un’intera comunità.

Folle inferocite si scagliarono contro le comunità Rom abruzzesi che, fra le varie stanziali, vivono in questo paese da secoli, sono italiani e in gran parte integrati nel tessuto economico e sociale del territorio. A Pescara un corteo di 300 ultras pescaresi, con evidente infiltrazione di Forza Nuova capitanata dal candidato sindaco a Montesilvano Marco Forconi, tentò l’assalto al quartiere rom di Rancitelli, poi fallito.

in via del Riposo a Napoli, Il 13 marzo del 2014, è la volta di un insediamento informale di circa 500 persone rom che viene assaltato da un gruppo di residenti italiani dopo l’accusa di una ragazza che racconta ai familiari di essere stata molestata da due abitanti del campo. Prima ci sarà una fitta sassaiola contro le baracche del campo che costringeranno gli occupanti alla fuga dalle loro case, poi il giorno dopo, nella notte tra il 14 e il 15 marzo, il campo di via del Riposo verrà distrutto da un incendio di origine dolosa. In tutta questa storia, ancora una volta, un ruolo fondamentale verrà svolto dalla stampa attraverso toni e intendimenti accusatori, allarmisti, privi di quel minimo rigore deontologico che l’informazione dovrebbe garantire.

I casi di aggressioni a rom, ai loro campi, i tentativi di assalto o distruzione sono decisamente di più in questi anni, si tratta però spesso di casi che coinvolgono gruppi di persone ristretti, in alcuni casi appartenenti a gruppi di estrema destra o da piccole gang di stampo amicale. Così come a capo di queste rappresaglie troviamo esponenti più o meno attivi della Lega.

Non può quindi sorprendere che Salvini oggi ripenda un vecchio refrain caro sia ai nazionalisti e sia ai vari sostenitori xenofobi delle piccole patrie. Quello che invece desta preoccupazione e schifo è che questa subdola e costante propaganda “antizigani”, che già ha fatto danni riportando in voga gesta degne dei periodi più bui, oggi siano sdoganate all’interno di un corpo sociale sempre più disposto a credere e sostenere i pregiudizi se non a veri e propri stereotipi razzisti. Insomma se i pogrom di cui abbiamo rendicontato in questi anni rappresentano gravi ma occasionali fatti oggi rischiano di divenire prassi non solo “giustificate” o “giustificabili” ma persino rivendicate.

Per evitare che un altro Porrajmos[2] possa divenire nuovamente possibile dobbiamo stanare la propaganda razzista ovunque a partire dai media, decostruire i miti e gli stereotipi e mobilitarci contro i possibili pogrom che potrebbero innescarsi nelle nostre città o paesi.
Quando Maroni lanciò la sua campagna di censimento nel 2008 il movimento antirazzista s’inventò una campagna resa famosa da un’immagine che fece il giro del paese e che vedeva una bambina rom alzare il dito medio e, con in sovraimpressione un’impronta digitale, la scritta “Per sicurezza, offri un dito a Maroni”. L’ironia e la satira spesso possono venire in aiuto, anche se sono tempi in cui viene difficile pensare di replicare nuovamente in questo modo, quello che è certo è che ogni mezzo, impegnato o dissacrante contro il potere, per contrastare questa canea mortifera è benvenuto, oggi più che mai con la consapevolezza che si riparte quasi da zero.

An Arres


NOTE

[1] Vedi il libro bianco sul in Italia a cura di Lunaria, “I giorni della vergogna”di Marco Imarisio e “Una sentenza già scritta”di Miguel Mora, giornalista spagnolo di El Pays, pubblicata anche su Internazionale.

[2] Termine con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. Si stima che tale eccidio provocò 500.000 morti.