Jurassic network

Mettere in Rete uno strumento di comunicazione all’inizio dell’estate aggiunge quel pizzico di incoscienza a una impresa che, già in partenza, non è certo di quelle più facili, se poi a fare una mossa del genere è un “gruppo di lavoro di hacktivist* e militant” che fanno “parte di centri sociali, circoli anarchici, esperienze sociali autogestite e hacklab” allora si tratta davvero di una iniziativa che merita attenzione.

Quella che segue è una recensione “calda” scritta dopo aver partecipato e aver seguito per quasi tre mesi il sito https://.bida.im

Lo scopo del gruppo di gestione è quello di costruire una alternativa ai “social network commerciali” permettendo ai partecipanti di poter accedere a notizie, pubblicare contenuti, dialogare con altri ma anche “generare kaos”. Il tutto cercando di garantire un certo grado di anonimato e nessuna censura preventiva. Esistono naturalmente dei limiti, delle cose che “non si possono fare”, che sono più o meno quelle caratteristiche dei servizi e dei server di movimento: nessuno spazio a contenuti razzisti, sessisti e fascisti (“meme, tags e rappresentazioni allusive comprese”), messaggi di propaganda partitica istituzionale o esclusivamente commerciali, messaggi di insulti o minaccia. Due discriminanti sono invece abbastanza nuove, in quanto non si possono pubblicare “messaggi che facciano riferimento a contenuti di ” o “messaggi senza considerare che gli utenti possono avere una sensibilità diversa” dalla propria. La prima trova una chiara e condivisibile motivazione nel tentativo di non alimentare ulteriormente la penosa deriva che da tempo affligge individualità e collettivi che continuano a utilizzare determinati “social media” come se questi fossero necessari o utili. La seconda è decisamente paradossale in quanto è davvero difficile conoscere in anticipo le diverse sensibilità di chi potrebbe avere problemi guardando o leggendo quello che pubblichiamo. Consci di questo fatto, i gestori consigliano di aggirare il problema usando il “content warning”, ovvero un avviso che dovrebbe salvare capra e cavoli.

Consigliamo agli interessati la lettura integrale del “Manifesto del gruppo di gestione” [1] per conoscere in modo più completo le motivazioni che stanno alla base del progetto che qui ci siamo limitati a descrivere in modo molto sintetico.

Questo strumento di comunicazione è molto simile a quello, ben più noto, chiamato “” [2] che negli ultimi mesi, grazie anche al “nuovo” governo, ha preso – insieme a “FaceBook” – quello che fu il posto dell’Istituto Luce [3] ai tempi del fascismo. Dopo aver creato il proprio account è possibile pubblicare testi (fino a 500 caratteri), immagini e filmati, di “seguire” un altro utente, di inserire un contenuto tra i propri preferiti o metterlo in evidenza. L’interfaccia mostra, normalmente, tre colonne di contenuti distinti: la prima contiene quello che pubblichiamo noi o le persone che “seguiamo”, sulla seconda si trovano le segnalazioni dei contenuti che direttamente o indirettamente ci coinvolgono e la terza raccoglie tutto quello che viene pubblicato a livello “locale” dagli altri utenti. É possibile visualizzare una ulteriore colonna dove è trovano posto i contenuti di un altro server tra quelli “federati” o di siti scelti dagli amministratori. Oppure di una istanza scelta fra quelle esistenti in Rete [4].

Uno degli aspetti che rende interessante “Mastodon” è che si basa su “codici sorgenti e protocolli aperti”, vale a dire su programmi e modalità di comunicazione non di proprietà privata di qualche colosso informatico. Altra cosa interessante è che, contrariamente ad altri “social”, non esiste uno o più server centralizzati ma una serie di istanze singole, che in pratica possono anche essere ospitate su un server personale, che però si possono “federare”, vale a dire che possono permettere ai loro utenti di interagire tra loro. Quindi un “social” decentrato e senza padroni che spiano e vendono i dati degli utenti.

“Mastodon”, che si può usare anche da cellulare, è nato alla fine del 2016, a fine agosto contava circa più di seimila istanze, sparse in tutto il mondo e quasi un milione e mezzo di utenti registrati [5], un migliaio dei quali sono su mastodon.bida.im.

L’uso del programma è abbastanza intuitivo, così come la configurazione delle preferenze, appena un po’ più complicato capire bene il tipo di visibilità di quello che si pubblica a seconda delle impostazioni. L’aspetto grafico, sia sui computer che sui cellulari è piacevole ed è possibile apportargli qualche personalizzazione. Un punto di forza di “Mastodon” è la capacità di importare contenuti pubblicati altrove, per esempio chi usa la piattaforma “noblogs.org” può decidere di inviare automaticamente su “mastodon.bida.im” quello che pubblica sul suo blog.

Non mancano ovviamente alcuni punti critici. Per prima cosa questo strumento non è paragonabile a “Indymedia”, tantomeno a “FaceBook” e non solo per una questione di numeri. “Mastodon” non è il mezzo migliore per fare del giornalismo indipendente o per mantenere i contatti con gli ex amici di scuola. L’interazione fra gli utenti non è facile da seguire e quindi non può essere usato in modo proficuo per qualsiasi discussione che non si limiti a un paio di battute. L’interazione con gli utenti di altre istanze, se pure possibile, è comunque regolata dai gestori che possono decidere con quale altro sito federarsi o quale utente bloccare. Infine, ma questo è proprio di tutti gli strumenti del genere, il sistema collasserebbe (dal punto di vista informatico) se tutti gli utenti iniziassero a usarlo in maniera davvero intensiva. In definitiva si tratta di uno strumento che potrebbe essere anche molto utile se a partire da esso nasceranno “istanze” che non siano solo virtuali.

L’estate dura ancora qualche altra settimana e probabilmente molti si accorgeranno solo fra un po’ dell’esistenza di questo buffo paleo elefante che ha deciso di entrare nel negozio di porcellane. Ne riscriveremo sicuramente al primo soprammobile in frantumi.

[1] https://mastodon.bida.im/about/more

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Twitter

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_Luce

[4] https://instances.social

[5] https://dashboards.mnm.social/