La mia scuola: come era e come l’avrei voluta

di , La Rivolta, pag. 141, Euro 8,00.

Fin dalla premessa Ermini utilizza il consueto stile, semplice, chiaro, diretto, sempre adatto a farsi capire da tutti. L’idea base quella di riflettere sulla propria figura d’insegnante partendo dall’esperienza maturata nella media e nelle superiori per poi mettere quanto sperimentato a disposizione di chi, a vario titolo, nella si trova ancora o, con essa, si “confronterà” in futuro.

La mia scuola” è un testo in cui in ogni capitolo, sono undici in totale, si affronta un aspetto di quello che dovrebbe essere il luogo dedicato al massimo sviluppo delle potenzialità di ognuno di noi pensandoci come , studentesse o più segnatamente come individui. Ermini di tanto in tanto non rinuncia ad aprire le parentesi tra le quali ci fa capire come l’avrebbe voluta la “sua scuola”. Le idee fondamentali sono comunque riprese anche nel capitolo finale. Quindi, la scuola come era, vista attraverso l’esperienza diretta dell’autore, e come potrebbe essere. Da un lato le istantanee scattate da Ermini che permettono ai non addetti ai lavori di gettare lo sguardo oltre le mura dell’istituzione scoprendo, via via, gli aspetti più burocratici, le contraddizioni, le diversità così come l’impegno, le eccellenze, le passioni che di volta in volta affossano o sostengono le aspirazioni di chi lavora in quel “mondo” chiamato scuola. Uno sguardo all’interno degli organi collegiali dove, invece di un confronto reale tra le componenti, si può rilevare quanto possa influire la personalità del dirigente scolastico nella gestione del collegio dei docenti, piuttosto che lo sterile esercizio delle lamentele proprie di ogni gruppo rappresentato nei consigli di classe. Di fronte a quelle pratiche che Ermini definisce utili alla spersonalizzazione del lavoro del docente, lo stesso non rinuncia a proporre all’interno di una panoramica di esempi concreti come si possa far lezione in maniera creativa o in ambiti diversi da quelli di un’aula scolastica; non credo sia stato un caso che il capitolo con più pagine sia quello dedicato alle visite guidate ed ai viaggi d’istruzione.

Si potrebbe pensare ad un testo indirizzato a chi la scuola non la vive in presa diretta, ma sono proprio gli ad essere, spesso, chiamati in causa ed invitati a rimettersi in discussione superando la tendenza ad arroccarsi sulle posizioni più consuete.

Certamente le impressioni che trarranno i lettori saranno diverse a seconda che si tratti di studenti, genitori o insegnanti, giusto per citare le categorie di riferimento. Come spesso accade, però, i ruoli si possono interscambiare. Leggendo siamo invitati a guardare dentro la scuola da punti di vista differenti pur guidati dall’idea, che l’autore ha ribadito anche in altre occasioni, secondo cui è nella scuola pubblica che bisogna garantire spazi d’intervento per definire e seguire percorsi di qualità. Credo sia questo il punto su cui si potranno sviluppare le discussioni più accese. Anche se Ermini non nega mai il valore di una scuola “totalmente altra” è evidente come nel capitolo conclusivo non si riferisca ad una scuola di là da venire, da realizzarsi chi sa quando, né ad una scuola perfetta, per pochi eletti, ma ad una scuola da fare ora, subito, sulla base di quello che fra sperimentazioni, sogni e fallimenti è già stato pensato e provato o si potrà “infilare” negli spazi, per la verità sempre più angusti, della scuola pubblica.

Marco Tafel