Come un titolo può ingannare

Di [l’autore – ndr] ne avevo sentito parlare ma non lo conoscevo. Alfredo Taracchini Antonaros [l’autore dell’introduzione – ndr] invece lo conosco e mi pregio di potermi definire un suo amico, non me ne voglia. Già la sua introduzione – Un Posto da Evitare – è una rivelazione. Racconta di come e perché è nata la e della sua storia, passata e presente. Se però il presente viene dal passato qui si capisce bene cosa sia la ed i libro solo per queste poche pagine meriterebbe la lettura.

L’opuscolo, invece, inizia con “Abolizione della Proprietà Privata”e termina con un bel “Che Fare?”: erano anni che non leggevo di cose che per noi dovrebbero essere ovvie, ma che si sono perse per strada dandole per scontate mentre andrebbero aggiornate, non tanto nella loro enunciazione ma nella loro contestualizzazione al 2018.

Il rifiuto della proprietà privata dovrebbe caratterizzarsi, non tanto e solo come l’ha definita Proudhon: un furto, ma soprattutto per le sue tristissime ripercussioni sociali, sia materiali che psicologiche, che ogni giorno pesano sulla vita dell’umanità e del pianeta. Oggi non se ne parla nemmeno forse per la paura che nasce dal continuare a proporre qualcosa che è vissuto in maniera totalmente diversa da quanto fu politicamente pronunciata e che era la bandiera delle plebi di tutta Europa. (…) Molti credono ancora e dicono di essere di sinistra. Ma qualcuno pronuncia o scrive più quelle frasi? Gli anarchici stessi ricordano queste parole d’ordine? Chi le ha più ripetute o scritte? Ma restano il principio fondamentale per una comunità decente, pur non contenendo più tutto ciò che allora definivano.”

Bisogna capire bene che per i ricchi la precarietà del lavoro coinvolge tutto ciò che è impresa. Perché è questo coinvolgimento totale che produce, non tanto i poveri ma i miserabili. I poveri sono necessari ma pericolosi. I poveri hanno dimostrato di essere capaci di solidarietà, di altruismo, di unione contro chi li rende poveri, i miserabili sono invece esseri spregevoli, gretti, meschini, capaci di ogni bassezza e turpitudine sempre pronti a compiere e subire vessazioni. E miserabili possono diventarlo tutti, sia i padroni delle imprese, sia i professionisti ad essi legati, sia i lavoratori. Questo è lo stato più apprezzato ed utile al potere. E il MERCATO è il brodo di cultura di ogni miserabile.”

La storia dimostra come la concezione di uguaglianza astratta tra un uomo ed un altro ha fatto i maggiori danni all’umanità. Gli ebrei, gli islamici, i cattolici, i bianchi, i neri ecc. cosa sono se non espressioni di presunzione di eguaglianza che permette a loro stessi e ad altri ‘uguali’ la più grande discriminazione fino ad arrivare ai maggiori massacri?”

Ho citato un paragrafo iniziale, uno centrale e uno finale, in mezzo ovviamente c’è molto altro. Può dare l’impressione di un testo di macro-economia o di storia contemporanea o antropologia economica, in parte può anche esserlo, ma poi diventa un invito alla riflessione. Scritto per una ristretta cerchia ristretta di persone e amici e in meno di cento copie, come scrivono l’autore e l’introduttore in seconda di copertina: “Questo è un libro stampato in proprio da Angelo Tirrito e destinato a persone e amici che lo conoscono. Nessuna notizia su di lui è ignota a costoro, se non quelle che proprio non ha voluto che essi conoscessero. Se i destinatari delle copie volessero prestare ad altri il libro, se richiesti, toccherà a loro dire dell’autore. Ciò che loro diranno di lui, nel bene e nel male, non sarà mai contraddetto dall’autore.”

Un “incidente” di percorso me ne ha reso disponibile molte copie che mi sono state donate per farne l’uso che più credo giusto e corretto: sarà allora disponibile alle Cucine del Popolo di Massenzatico ad offerta libera e solidale pro Umanità Nova.