La battaglia langue

Camillo dovette passare la frontiera (con la Francia) agli inizi di aprile 1926. Da Camerino (dove insegnava) si trasferì a Bellaggio e da qui a Milano, dove lasciò la sua famiglia dopo aver trascorso qualche giorno a Sanremo, attraversò clandestinamente la frontiera sistemamdosi a Nizza (dove) nei primi mesi del 1927 si riunì alla moglie e alle figlie. Partì immediatamente per Parigi (…)”.[1] In Francia entrò in contatto con l’ambiente dei fuoriusciti dall’Italia, che nell’Aprile del 1927 nel Convegno di Nerac cercarono di organizzare politicamente il “fuoriuscitismo”: in quel convegno venne fondata la Concentrazione Antifascista, concentrazione che trovava la maggioranza degli anarchici in posizione critica e negativa, che da essi veniva condannava apertamente. Si trattava di un cartello di partiti candidati al potere, un raggruppamento vecchio negli uomini e nelle idee che monopolizzavano la lotta al fascismo non su basi rivoluzionarie, ma nella logica aventiniana e riformista.

La stessa Giustizia e Libertà che aderì nel 193 alla Concentrazione, in un articolo apparso sul giornale omonimo, in occasione della fine della Concentrazione, scrisse “Politicamente, nella sua essenza profonda, la Concentrazione si presentò come un secondo Aventino, sfrondato dei partiti borghesi (…) l’Aventino fu l’epilogo della disfatta politica. La Concentrazione suo prolungamento all’estero ne subì fatalmente l’influsso”.[2] Camillo Berneri, il socialista Alberto Jacometti[3] ed il repubblicano Schettini,[4] che già avevano avvertito l’influsso “aventiniano” della Concentrazione, redassero il 7 febbraio del 1928 un appello:[5] “Siamo un gruppo di giovani appartenenti a diverse correnti politiche. Pensiamo che la lotta antifascista abbia bisogno di nuovo sangue e di nuove energie. La battaglia langue. Se si faccia astrazione della corrente comunista ben definita e dei gruppi anarchici, oggi l’elemento emigrato italiano si raccoglie intorno alla concentrazione, incapace, per sua stessa costituzione, a seguir nuove vie ed a indicare le mete verso cui tende lo sforzo comune. Noi, repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici, pensiamo che soltanto nella volontà e nell’azione delle masse risieda la possibilità delle future vittorie. Avviciniamoci alle masse. Parliamo loro le parole della passione. Al metodo riformista che addormenta, opponiamo il metodo rivoluzionario argano della storia. Il mondo cammina. Occorre dei vecchi problemi ricercare le nuove soluzioni e dei nuovi studiare le vie maestre. Solo un movimento che sorge dal cozzo delle idee può sfociare nel vivo dell’azione. Vogliamo dare all’antifascismo la possibilità di prendere, una volta tanto, l’iniziativa e di scegliere il posto dove assestare i suoi colpi. Vogliamo scaldare l’ambiente, non già per forgiare una nuova classe dirigente, ma perché domani il popolo italiano sappia dove inalberare le sua bandiere. Pensare e volere. E dobbiamo ancora porgere una mano ai nostri fratelli che laggiù in Italia soffrono, sanguinano e tuttavia combattono, cadono e talvolta risorgono. Per l’attuazione del nostro programma, perché con noi cooperiate, o almeno facciate il vostro pensiero, vi preghiamo d’intervenire alla ristretta riunione d’amici che avrà luogo Mercoledì 15 corrente alle ore 21 nei locali della ‘Chope de Stasbourg’ 50 Boulvard De Stasbourg. Nel caso che questo non possiate fare, vi preghiamo di trasmetterci per iscritto le vostre osservazioni indirizzando al Dott. Alberto Jacometti, Bel Hotel, 36 Rue Tlemecen, Paris 20°. Per il comitato Berneri, Jacometti, Schettini.”

Nel Marzo successivo i sottoscrittori dell’appello concretarono il loro progetto con la fondazione del periodico L’Iniziativa, rassegna politica mensile,[6] una rivista aperta alla collaborazione degli antifascisti di varie tendenze, con l’intento di arrivare a un accordo nell’ala rivoluzionaria dell’antifascismo. Su L’Iniziativa Berneri fin dall’inizio aprì una rubrica contro lo spionaggio e spie fasciste – e la sua vita fu messa in pericolo da questo.[7] Sul primo numero del Marzo 1928 in un redazionale intitolato “Dichiarazione” si ribadiscono i motivi e gli scopi della rivista, partendo da quanto scritto nell’appello: “Ci sono esigenze alle quali non è lecito sottrarsi. L’antifascismo all’estero è venuto arenandosi fra le sirti di una critica passiva, le necessità della vita urgono e se pur le passioni non si attutiscono né la speranza non si estingue, pure noi tutti ci veniamo a poco a poco estraniando dai veri caratteri della lotta antifascista. Conscio di questa verità elementari, un gruppo di giovani appartenenti a diverse correnti di sinistra, si fa iniziatore della presente pubblicazione. Noi non pretendiamo di possedere formule magiche, programmi definitivi. Presumiamo soltanto di non compiere una sterile fatica né un inutile dispendio tentando un esame storico e una ricerca di punti d’accordo che sbarazzando da una vecchia parte il campo di tutti i relitti di vecchie ideologie, risognanti nel loro segreto un’Italia giolittiana e monarchica, di tutti i detriti trasportati dalla corrente antifascista in cui casualmente si trovarono sospesi e oggi smaniosi di quieto vivere, di tutti gli incontri sospiranti il compromesso nell’equivoco costituzionalistico, di tutto il sudiciume, antifascista sol perché il fascismo lo scaraventò fuori dalla finestra reso che fu inservibile; chiarifichino, dall’altra parte, le forze storicamente sane dell’antifascismo mediante la formula: i rivoluzionari con i rivoluzionari e i riformisti con i riformisti, ridando loro, nell’arco delle loro funzioni, la capacità d’operare, e, infine, preparino, al di fuori dei vecchi schemi, una nuova corrente federalista rivoluzionaria aderente ai bisogni reali e specifici della vita proletaria italiana. Vorremmo insomma tentare una nuova elaborazione d’idee, impostare i vari problemi della rivoluzione italiana, spingere le forze antifasciste emigrate fuori dell’equivoco e dell’accidia. Vorremmo inoltre mantenere continuamente fresche le nostre energie col raccogliere tutte le voci e gli incitamenti di lotta che ci prevengono dal di là dei confini”. L’Iniziativa cesserà la pubblicazione con il numero 9/10 del Dicembre 1928 chiarendo in un redazionale dal titolo “Serenamente” che “(…) la ragione [della chiusura, ndr] è ovvia. Quei denari [che] ci difettano. Il lavoratore italiano (…) dà la tranquillità, la pace, la gioia, può dare il sangue ad un’idea, difficilmente da soldi. Rampognare? No. Scagliarsi contro l’incomprensione? Neppure. Semplicemente, serenamente, far noto ai nostri amici, che d’ora innanzi, vivremo come potremo. Nostro tormento la volontà di vivere. A loro l’aiuto”.

NOTE

[1] SANTOS, Francisco Madrid, Camillo Berneri. Un anarchico italiano (1897-1937). Rivoluzione e controrivoluzione in Europa (1917-1937). Archivio Famiglia Berneri. Pistoia, 1985, p. 204.

[2] “La fine della Concentrazione”, in Giustizia e Libertà, anno I, numero 1, Parigi, 18 maggio 1934, p. 2.

[3] Alberto Jacometti (1902-1985), giornalista e scrittore. A Novara aderì giovanissimo al socialismo. Nel 1924 si laureò in agraria, nel 1926 riparò in Francia. Nel 1929 espulso dalla Francia si recò a Bruxelles. Nel 1937 andò in Spagna dove riprese i contatti con Berneri, ma non partecipò alla guerra civile spagnola cosa di cui si rammaricò (comunicazione fatta all’autore da Cesare Bermani in data 29 agosto 2018, che intervistò in diverse occasioni Jacometti). Ritornato in Belgio, fu arrestato dalla Gestapo, estradato in Italia e confinato a Ventotene dal 1941 al 1943: di questa esperienza ne da testimonianza in Ventotene, Milano, Marzo 1946. Tornato a Novara promosse la costituzione del CLN locale, aderì alla resistenza combattendo nelle Brigate Matteotti. Nel 1946 fu eletto alla costituente per il PSI; fu segretario nazionale del partito dal 1948 al 1949. Eletto in parlamento per tre legislature dal 1946 al 1963. Nel 1984, regnante Craxi, abbandonò il partito.

[4] Pseudonimo (il suo nome di volontario di guerra) di Silvio Bettini (Rovereto 1885): repubblicano, amico di Cesare Battisti, fece parte del combattentismo apertamente antifascista del movimento roveretano di Italia Libera. In gioventù aderì al Partito Socialista, segretario della Camera del Lavoro di Rovereto. Nel 1915 lascia il PSI; fu legionario a Fiume.

[5] La copia del dattiloscritto è depositata nel Fondo Alberto Jacometti presso l’Istituto per la storia della Resistenza “Piero Fornara” di Novara. Una copia, in fotografia, è stata depositata, dall’autore, nel Marzo del corrente anno all’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa di Reggio Emilia.

[6] L’Iniziativa. Anno I numero 1 marzo 1928 fino al numero 9-10 del Dicembre 1928. Tipografia R. Morelli, Parigi, p. 8 . Gerente Louis Enon. Comitato finanziario E. Schettini, A. Jacometti, C. Berneri. La collezione completa è presso L’Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam.

[7] JACOMETTI, Alberto Jacometti, “Una donna che incarna un’idea”, in Volontà, anno XXV, numero 2, Marzo/Aprile 1972, p. 92. Si tratta di ricordo di Giovanna Caleffi Berneri. Per le vicende in cui Berneri fu coinvolto dalle spie fasciste si veda SANTOS, Francisco Madrid, L’assedio fascista. Dieci anni di persecuzioni e arresti, op. cit., pp. 200-223.