L’ospitalità come reato

Il giorno prima di scrivere queste considerazioni sulla vicenda di – il sindaco di che al momento in cui scrivo queste righe è agli arresti domiciliari nel suo paese – ho svolto una relazione presso l’edizione 2018 del convegno annuale delle “Cucine del Popolo” di Massenzatico (Reggio Emilia) su “Saperi e Sapori in età ellenistica”. Dopo aver ricordato come la coscienza degli aspetti antropologici e di immaginario collettivo legati al cibo sia decisamente recente e risalga, sostanzialmente, agli anni dopo la prima guerra mondiale con le indagini dell’etnoantropologia e, soprattutto, con la rivoluzione operata nel campo storiografico con gli storici legati alla rivista “Annales” ed al loro concetto di “Storia materiale”, ho fatto un balzo nel passato remoto ed ho iniziato a parlare di Timachida di Rodi.

Chi era questo personaggio? Si trattava di uno storico, poeta e grammatico greco del I secolo a.C. il quale, tra le tante cose, per la maggior parte perdute, era stato autore di un opera in versi in (almeno) undici libri, “I Banchetti”, dove raccoglieva un enorme numero di ricette dell’antichità. Nella mia relazione spiegavo poi quali erano gli indizi (la contemporaneità con il sistematore delle opere aristoteliche, Andronico, anch’esso di Rodi, e la stessa forma poetica della sua opera) che portavano ad ipotizzare come, forse, Timachida possa essere stato l’iniziatore di quel genere di riflessioni concettuali sul cibo di cui parlavamo prima – un processo interrottosi come tanti altri di natura scientifica descritti da Lucio Russo nel suo testo “La Rivoluzione Dimenticata”.[1]

Perché Timachida mi ha fatto pensare alla vicenda del Sindaco di Riace? Il fatto è che la sua opera era ancora leggibile nel XII secolo ed il principe Arnaldo Zamperetti da Comedo traspose in forma di ricettario – sul modello del “De Re Coquinaria” di Apicio – l’opera del rodiano: una di queste ricette erano le “Ove implite delli Hospiti per la xenia secondo Timachida di Rodi – Uova ripiene della Xenia”.[2]

Xenia”era l’antico termine greco che riassumeva le regole ed i comportamenti corretti da tenere verso l’ospite e la ricetta in questione faceva parte dei “doni di congedo” da regalare all’ospite quando questi se ne andava. Purtroppo, con ironia degna di miglior causa, è stata così denominata anche l’operazione, condotta dal gruppo di Locri della Guardia di Finanza su ordine della Procura della Repubblica del Tribunale della stessa città, che ha portato all’arresto di Mimmo Lucano. Ironia degna di miglior causa, dicevamo, dato che in qualche modo rivela come, quanto meno inconsciamente, si sia individuato nel sindaco di Riace un nemico politico da combattere con ogni mezzo, compreso lo sberleffo. Un po’ come dire: tu hai dato ospitalità agli ultimi della terra in maniera virtuosa ma andando contro le razzistiche politiche del governo e noi ti “ospitiamo” nelle patrie galere… L’impressione è poi accentuata dall’immancabile twitteraggio dell’ineffabile ministro dell’interno, , che, con la poca grazia che lo distingue, attacca il nemico politico in disgrazia.

Pensiamo che la stragrande maggioranza dei lettori di Umanità Nova abbiano tutti seguito la vicenda e siano informati su chi è Mimmo Lucano, per cui cercheremo di sintetizzare al massimo quest’aspetto dell’articolo. Mimmo Lucano – classe 1958 – è un insegnante che ha lavorato per una decina d’anni fuori dal suo paese, esperienza di emigrazione che a suo stesso dire ha condizionato fortemente la sua empatia verso i migranti di ogni dove e per ogni dove. Influenzato sin da giovane, sempre a suo stesso dire, dal pensiero libertario, tornato al suo paese ha prima aderito brevemente all’esperienza di Democrazia Proletaria, per poi tornare “cane sciolto” e dare vita a numerose associazioni cittadine ed extracittadine che lo hanno portato a venire ripetutamente eletto, dal 2004 ad oggi, sindaco del suo paese.

Il primo incontro con chi fuggiva da condizioni di vita intollerabili è avvenuto il primo luglio 1998 quando insieme ad altro riacesi accoglie alcuni curdi sbarcati sulle coste di Riace e, l’anno successivo, fonda una cooperativa di tessitura, ceramica, vetro e confetture alimentari che offre lavoro a dieci persone tra cui due immigrati. Eletto sindaco nel 2004 fa nascere il “modello Riace” per l’accoglienza ai profughi.

In che consiste questo modello? Innanzitutto l’utilizzo dei fondi legati al sistema (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) e regionali per ristrutturare case dismesse in cui ospitare i profughi, dare spazio a cooperative miste locali/rifugiati per dare lavoro ad entrambi e, allo stesso tempo, farli lavorare insieme e creare così integrazione effettiva. Di fronte al mancato pagamento di alcuni fondi dovuti da parte del governo, ha messo in piedi anche una moneta locale utilizzata da migranti, riacesi e turisti.

I riconoscimenti al “modello Riace” sono stati moltissimi e di gran prestigio – per citare solo i maggiori, nel 2010 terzo al premio “World Major” (miglior sindaco al mondo), lo stesso anno il celebre regista Wim Wenders lo fa protagonista del suo “Il Volo”, nel 2016 giunge quarantesimo nella lista della rivista “Fortune” dei leader più influenti al mondo, lo stesso anno al paese di Riace viene dedicato un documentario da parte di Shu Aiello e Catherine Catella (“Un Paese di Calabria”), l’anno scorso arriva il “Premio Pace” di Dresda e la stessa RAI gli dedica una miniserie interpretato da Beppe Fiorello (la messa in onda della serie da parte della RAI è stata sospesa dopo gli ultimi eventi, cosa che ha causato le proteste di Fiorello e di tutta la troupe che, per documentarsi, aveva passato molto tempo nel paese ed ora sono tra i maggiori supporters del sindaco arrestato).

Arrivano poi prima una serie di pressanti controlli amministrativi fino a giungere il 2 ottobre scorso all’arresto in base alle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizi di raccolto dei rifiuti. Le accuse, in realtà, erano molte di più e ben più infamanti, ma la maggior parte sono state rigettate dal Giudice per le Indagini Preliminari in quanto ritenute infondate.

A questo punto alcune considerazioni sulla vicenda. Innanzitutto, questa mostra, insieme a tutta un’altra e purtroppo numerosa serie di eventi, come sia in atto una notevole trasformazione in senso autoritario del potere politico, che non tollera più anche, tutto sommato, minime autonomie da parte dei governi locali rispetto al potere centrale in direzione di un qualche benessere delle classi subalterne. Autonomie certo ci potranno essere – si veda la prossima vicenda dell’autonomia aumentata di alcune regioni del nord – ma solo in senso peggiorativo della condizione complessiva della popolazione ed in nessun altro senso.

Inoltre, è lo stesso sindaco di Riace a dire che, se è riuscito a costruire un modello comunitario e libertario di accoglienza dei rifugiati così apprezzato in tutto il mondo tanto quanto disprezzato dai vari governi italiani degli ultimi anni, ciò è avvenuto in quanto ha sottomesso la legge alla moralità – all’“umanità”, nel suo linguaggio. Già il vecchio Kant faceva notare come assai spesso le leggi non fossero espressione di un qualche interesse universale, bensì degli interessi particolari delle classi dominanti e, per questo motivo, la moralità, intesa come espressione concreta di un’azione universalmente valida sotto il profilo dell’uguaglianza e della reciprocità, era l’unico antidoto all’ingiustizia sociale. Una prefigurazione ante litteram dell’anarchismo che il sindaco di Riace forse ricorda quando insiste sull’aspetto “anarchico”, di ribellione al potere, di disobbedienza civile, ecc. del modello Riace. Un esperienza certamente nel complesso più che positiva ma che, se potrà andare avanti, non lo dovrà certo a quelle istituzioni che prima hanno messo ostacoli, poi tagliato i fondi ed infine hanno destituito il simbolo di quel modello, bensì all’azione diretta solidale a livello locale e mondiale di tutti coloro che si riconoscono nei valori del modello Riace e che già hanno iniziato a manifestare in tutta Italia la loro solidarietà contro le politiche razziste e repressive del governo.

NOTE

[1] RUSSO, Lucio, “La Rivoluzione Dimenticata”, Milano, Feltrinelli, 1996.

[2] blog.cookaround.com/temachides/ove-implite-delli-hospiti-per la-xenia-secondo-timachida-di-rodi-uova-ripiene-della-xenia