Note bandite

Dopo Aldrovandi continuiamo con le Il 22 ottobre ricorre l’anniversario della morte di Stefano , con questo articolo racconteremo come è morto e perché tramite tre canzoni di generi differenti. Tre brani per chiedere verità e giustizia nei giorni in cui il processo che lo riguarda sta muovendo passi decisivi.

REDSKA – BASTARDI SENZA GLORIA

ABAN – MESTIERE DI MERDA

ANDREA DODICIANNI – SAINT MICHEL

1 REDSKA – BASTARDI SENZA GLORIA

I Redska sono un gruppo di riferimento per tutti gli amanti dello ska-core nostrano. Da Forlì la band ha esportato un proprio sound, ottenuto dall’incastro sopraffino di ritmi in levare, tipici dello ska, con la rabbia e l’impatto sonoro del punk, in tutta Europa, riscuotendo un successo non indifferente in tourné da sogno assieme a Talco e NH3. I Redska si sono sciolti nel 2017 dopo la pubblicazione di un EP intitolato “Redspring” e un cambio di line-up che riguardava il cantante. Nel 2012 pubblicano “La Rivolta”, uno dei loro migliori album, 14 tracce i cui testi si scagliano contro partiti xenofobi e razzisti, apparati religiosi laidi e parassitari, l’assenza di stabilità e sicurezza nel mondo del lavoro. Il booklet del disco si apre con la seguente premessa: “Dedicated to the heroes fighting everyday against injustice, ignorance, racism, fascism and power. Dedicated to Stefano Cucchi and to all those who’ve been murdered by the state. Dedicated to the heroes that, from the top to the crane, began the riot… LA RIVOLTA”. L’album dedicato anche a Stefano contiene inoltre una canzone che ripercorre la vicenda del giovane romano.“Nato come essere umano, una vita dignitosa, / senza mai esagerare e come sempre lavorare./ E a casa per mangiare, un abbraccio a tua madre / e magari l’ultimo saluto che farai a tuo padre. / E le volte a divertirti assieme ai tuoi amici, / una canna ai giardini di nascosto ai quei nemici / che da sempre ti hanno odiato, cercato e pedinato, / un’ossessione insana nel volerti incarcerato.” Con questi versi incomincia “Bastardi senza gloria”, terza traccia dell’album, che ripercorre la vicenda di Cucchi, dal fermo fino alla sue morte. “Preso, finalmente ti hanno beccato,/ fieri dell’operato, ti hanno processato / e subito condannato. / Il tempo di una notte e arrivano le botte, / ora non puoi scappare né urlare se stai male!”. La canzone mette anche l’accento su tutte le calunnie e storture che hanno accompagnato l’iter processuale della faccenda, in modo particolare tutte le sciocchezze inventate per coprire il pestaggio dei carabinieri che lo fermarono, dalla caduta dalle scale all’epilessia. “La tua foto sul giornale, non è perché stai male, / ti hanno tolto il tempo di tornare a respirare!”. Ma le foto di Stefano ridotto pelle e ossa, con il corpo tumefatto dagli ematomi sono ormai a conoscenza di tutti, durante e dopo i processi gli avvocati e i familiari le hanno esibite per mostrare quello che Stefano aveva subìto: “I tuoi lividi sono troppi, la famiglia cade a pezzi, / una vita spenta senza senso e senza dignità!”. La sezione fiati diventa sempre più travolgente quando nel ritornello emergono le radici skinhead del gruppo, con cori che fanno da sottofondo a questi versi: “Bastardi senza gloria! Bastardi senza gloria! / Ma chi siete voi? Patrioti senza storia! / Diversi siamo noi, (i) Bastardi senza gloria! / La vostra dignità è difesa da una pistola / e se un dio esiste, poi all’inferno brucerete voi!”. Quasi un decennio fa venne ucciso Stefano Cucchi e, ad oggi, seppur sembra raggiunto un punto di svolta nelle indagini, i colpevoli non sono ancora stati condannati. Casi come questo mostrano come,partendo dagli organismi di polizia, passando per i medici dei penitenziari, arrivando fino alla magistratura, si debba parlare, non della sola presenza di “mele marce”, ma di un intero sistema volto a proteggere ogni abuso perpetrato da una sua branca, piuttosto che garantire verità e giustizia ai suoi sottoposti:“Oggi, dalle nostre “autorità” / è praticata la giustizia con l’abuso di una divisa./ Ci mostrano la loro “superiorità”… / Ma nessuna causa ci sarà e nessuna pena arriverà!”.

2 ABAN – MESTIERE DI MERDA

Aban è un rapper leccese che ha pubblicato il suo primo album solista, “La bella Italia”, nel 2008, per la Sud Est Records, la prima etichetta indipendente del Salento. Il modo migliore per inquadrare l’artista penso sia citare il post che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook nei giorni precedenti all’uscita di “Walking Dead”, la sua ultima produzione: “Salve carissimi, so’ bene quanto sia controproducente scrivere queste parole il giorno prima dell’uscita di un disco così importante, concepito in tre anni di lavoro.
[…] Agli occhi di molti colleghi sembrerò certamente poco furbo a schierarmi con tanta decisione da una parte o dall’altra della barricata, ma ho imparato che chi non sta né da una parte, ne dell’altra, sia per quieto vivere o tornaconto economico, è molto peggio di chi sceglie la fazione opposta alla mia; e a stare sempre in mezzo alle due parti prima o poi si finisce schiacciati.
Quindi ci tengo a ribadire per l’ennesima volta : a meno che non vogliate passare dall’altra parte della barricata, la mia musica non è per razzisti, omofobi, sessisti, classisti, fascisti, leghisti, salvininisti, meloniani, xenofobi. Detto questo, domani esce il mio cazzo di disco e non posso far altro che ringraziare ognuno di voi che sta spingendo il singolo e che supporterà questo progetto.”

La canzone che tratteremo si intitola “Mestiere di merda”, appellativo riferito all’arma dei carabinieri, reso celebre da un coro ad essa dedicato. Il pezzo risale a “Nessun rimorso”, del 2010, ed è un pugno allo stomaco come quelli che Aban sa tirare combinando testi e parti strumentali. La canzone racconta della vicenda Cucchi e lo sgomento che si prova venendo a conoscenza di notizie come questa: “odio il giornale ma non posso farne a meno, / oggi il titolo mi inchioda gli occhi su quello che vedo / testata riporta sull’argomento principale: / Stefano Cucchi viene ammazzato come un cane!”. In poche rime il rapper riesce a riassumere il fermo di Stefano per la detenzione di poco più di venti grammi di hashish, i pestaggi ricevuti dai carabinieri fino a provocarne il decesso, e gli insabbiamenti e i depistaggi da parte dello Stato: “venti grammi per morire senza andare in ospedale / dentro un carcere normale manco un carcere speciale / con i segni sopra il corpo di un pestaggio militare, / senza una speranza a fianco o una madre da abbracciare / senza alcuna spiegazione ufficiale, nessun comunicato, / solo silenzio e bugie da parte dello Stato”. Già nove anni di processo fino ad oggi; sono fin troppi per un Paese che si definisce democratico: “Non mi fido di chi non condanna l’Arma per rispetto, / dei colpevoli assolti dopo l’ennesimo processo”. L’ultima strofa dice pesanti verità che Aban ci spara addosso una dopo l’altra: “nessuno ha pagato tutto rimane com’era, /per questi infami manco un solo giorno di galera”. Processi lunghissimi che possono dare risultati solo grazie alla determinazione di familiari che ingaggiano una vera e propria battaglia, combattuta non soltanto per i loro figli o fratelli ma anche per tutti noi, dato che Cucchi ha pagato con la morte il possesso di hashish. Per i carabinieri la sua anima pesava quanto la roba che aveva in tasca: “ e oggi Stefano va via chiuso in una busta nera /senza avere manco il tempo per un’ultima preghiera / e non importa la tua vita, non importano i tuoi anni / qui la morte pesa solamente venti grammi…”

3 ANDREA DODICIANNI – SAINT MICHEL

Andrea Dodicianni è un artista e musicista che ha all’attivo due album. Il primo si intitola “Canzoni al buio” ed è stato pubblicato nel 2013; per comprendere il titolo dell’album bisogna tener conto del fatto che “questo disco,” come precisa Dodicianni, “è stato interamente composto, registrato e mixato al buio, perciò l’invito è quello di ascoltarlo in questa condizione, in modo da apprezzarne appieno il contenuto. Per enfatizzare ulteriormente la genuinità dell’ascolto, nella produzione delle tracce non vi è presenza di artifici quali intonatori, quantizzatori o sequencer, ma anzi tutte le tracce sono state riprese in un unico e inalterato Take. Rumori come fruscii, slide di corde, respiri sono quindi stati appositamente lasciati là dove l’acustica naturale dello studio li aveva posti.” All’interno di ”Canzoni al buio” vi è “Saint Michel”, una canzone molto tranquilla, quasi cullante e onirica nelle sonorità, ma con un testo di grande impegno sociale e di memoria che ha vinto nel 2013 il Premio Giuria Popolare a Voci per la Libertà. La canzone è una sorta di preghiera al santo protettore della Polizia di Stato, San Michele Arcangelo, a cui l’artista chiede giustizia per Cucchi ed Aldrovandi. La canzone, premiata dal concorso artistico indetto annualmente da Amnesty International, seppur breve, oltre a puntare il dito contro chi abusa del proprio potere e chi ne è complice. “Per chi non spezza, mai le catene, / perché le sa accettare. / Per tutti quelli, servi dei servi, / fiori per ricordare, / Saint Michel, Saint Michel”, racconta anche il tragico copione che accompagna le vittime di soprusi nel nostro Paese, ovvero, la cappa di omertà e indifferenza che cala implacabile intorno a loro: “Per chi si volta, per chi non parla, / e chi non sa parlare. / Per tutti quelli che non si sanno, / cane non mangia cane. / Saint Michel, Saint Michel”. Nel finale, sempre più tragico e malinconico, l’autore accenna in modo più specifico alla storia di Cucchi focalizzandosi sull’aspetto del negligente abbandono durante il ricovero ospedaliero in cui morì: “Stefano non sa più se mangiare, / non tornerà più a casa” .

a cura di En.Ri-Ot