Verso una rivoluzione agraria

1) Unione dei e dei Lavoratori della .

Ricomporre attraverso l’incontro tra contadini autonomi, braccianti e operai della terra una classe sociale assente nello scenario rivendicativo, riabilitare attraverso l’interazione e l’emersione di un nuovo senso di appartenenza la classe contadina.

Lavorare insieme per generare il salto di qualità di singoli e reti contadine la cui identità affonda nei valori dell’Anarchismo autogestionario e solidale, sperimentando apprendimenti e pratiche libere da sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulle risorse naturali.

L’unione dei lavoratori e delle lavoratrici della terra per sostenere le realtà che praticano l’ contadina in piccola scala e liberare chi sta sulla terra dallo sfruttamento del capitale, supportare le loro lotte per logorare lentamente le realtà agroindustriali in cui sono inseriti.

Supportare gli operai della terra a socializzare i propri saperi ed intraprendere percorsi di autogestione ed autoproduzione attraverso il supporto dell’unione sindacale tutta.

Ricomporre in chiave moderna la Classe contadina partendo dai proletari, dai senza Terra, dai migranti sfruttati e dalle individualità che sperimentano percorsi di sussistenza e autoreddito attraverso il legame con la terra.

Unione dei contadini e dei lavoratori e lavoratrici della terra vuole andare oltre l’azione sindacale che si pone a difesa dell’esistente, all’acquisizione e il mantenimento dei diritti: l’esistente si basa sullo sfruttamento di risorse, persone e animali, difendere l’esistente significa tenere in vita il padronato capitalista, noi vogliamo sperimentare altro sottraendo sfruttati all’agroindustria, costruendo alternative volte alla cooperazione, all’autodeterminazione e all’autogestione.

Noi rifiutiamo:

tutti i metodi agronomici posti in essere dal modello industriale, vale a dire: pesticidi, OGM, ormoni, destagionalizzazione, impoverimento dei suoli (concimazioni chimiche e irrigazioni scriteriate), riduzione della biodiversità.

trasporto delle merci per lunghe distanze, anonimato dei prodotti, eccesso di norme e di marchi, snaturamento, degradazione (contraffazioni, aromi, additivi…) e spreco alimentare.

Il concetto di tracciabilità, che sviluppato in seguito alle crisi sanitarie provocate dall’agroindustria, è un’illusione per iconsumatori (allontanati dalla produzione) e contribuisce alla scomparsa dei piccoli produttori.

Noi vogliamo:

Che i metodi agronomici utilizzati rispettino l’equilibrio delle catene alimentari e dei cicli biologici.

Catene corte (cooperative, mercati di prossimità in qualsiasi forma collettiva). Il rispetto delle stagioni deve essere una priorità all’interno della distribuzione. La distribuzione deve avvicinare il più possibile produttori e consumatori, unica via affinché i prodotti di qualità siano accessibili per tutti i consumatori, assicurando ai produttori una remunerazione giusta senza costrizioni.

2) Lotta per l’Emancipazione del Mondo Rurale dall’Agroindustria

Da decenni l’agroindustria Capitalista è concentrata a sottrarre le risorse per l’autonoma sussistenza delle popolazioni locali, un lento processo di asservimento ai danni di chi viveva e vive sulla Terra, una dinamica di privazione dell’autonomia produttiva e di impoverimento del suolo e di vera e propria devastazione dei territori e degli ecosistemi di cui i contadini sono stati da sempre i custodi.

L’eliminazione studiata di un’intera classe sociale in nome del progresso e dello sviluppo tecnologico che negli anni ha trasformato e vuole continuare a trasformare i contadini in esecutori di protocolli preordinati, smontando saperi centenari attraverso i sussidi e gli aiuti all’agricoltura erogati sulla base di pratiche produttiviste, di tecniche di lavorazione industriali, sull’imposizione di utilizzo di sementi non replicabili in autonomia e l’utilizzo di prodotti chimici dannosi per l’ambiente e per ogni forma di vita.

L’assoggettamento di gran parte degli agricoltori a queste pratiche ha inoltre disperso saperi e tecniche che stanno trasformando irreversibilmente l’ambiente in cui viviamo e il rapporto dell’uomo con la terra.

L’unione dei contadini e dei lavoratori e lavoratrici della terra da un lato si impegna a smascherare pubblicamente e con ogni mezzo la dinamica latifondista sopra menzionata e dall’altro propone di collettivizzare e diffondere gli antichi saperi e le moderne tecniche di lavorazione nel rispetto degliesseri viventi e dell’ambiente naturale, promuovendo momenti di scambio e di autoformazione.

Divulgare a contadini, braccianti e operai della terra le pratiche dell’agricoltura biologica, biodinamica e naturale, sottraendola al capitale e all’agrobussines del cibo per ricchi, rivendicare il diritto di tutti a prodursi cibo sano e senza sfruttamento.

3) Rivendicare il Diritto di Accesso alla Terra .

La terra è un bene di tutti ed in particolare di coloro che attraverso di essa procurano il proprio sostentamento e la propria autonomia, la terra è loro senza dubbio, ancora prima di chi ne rivendica il possesso secondo i canoni del capitale.

È questo il perno su cui far leva per invertire la tendenza che vede il latifondo e l’industria sottrarre sovranità a milioni di persone, sottrarre terra per sottrarre libertà e il diritti, sottrarre risorse per rendere dipendenti intere fasce della popolazione.

Noi rivendicheremo e lotteremo sempre per la “terra bene comune”, contro il processo di accentramento di questa risorsa nelle mani dei potenti, contro la sua privatizzazione ed in egual misura contro i processi di statalizzazione. Favoriremo e promuoveremo i percorsi di riappropriazione ed occupazione delle terre che siano esse di privati o dello Stato, appoggeremo e promuoveremo ogni tentativo volto alla autogestione collettiva: il nostro obbiettivo è l’autonomia e il bene comune, contro il profitto e contro lo sfruttamento.

4) Sperimentare all’Interno dell’Unione Sindacale Italiana Percorsi di Produzione e Distribuzione

È necessario ed urgente aumentare massicciamente il numero dei produttori rurali (agricoltori ed artigiani) al fine di allentare la morsa dell’industrializzazione della produzione agricola, fermare la concentrazione urbana e rivitalizzare le zone rurali. Soltanto un numero importante di produttori può permettere di garantire, in condizioni realistiche e corrette, la produzione alimentare della qualità necessaria alla popolazione.

È necessario favorire in tutti i modi l’insediamento individuale e collettivo in ambiente rurale come scelta di vita e per la produzione locale. L’insediamento permanente e di prossimità deve essere favorito a tutti i livelli. L’insediamento deve essere sostenuto localmente. L’urbanizzazione deve essere controllata localmente per mezzo di programmi che favoriscano la protezione delle terre agricole.

Nel contempo vanno costruite filiere e reti di distribuzione che si basano sulla conoscenza approfondita dei presidi contadini, puntando al sostegno ed alla replicabilità di tali esperienze. Praticare forme di garanzia, certificazione ed autocontrollo che non si limitino a garantire la salubrità delle produzioni, ma includano elementi come: lavoro e dinamiche di sfruttamento, utilizzo delle risorse e salvaguardia ambientale, dinamiche di cooperazione e sicurezza sul lavoro.

5) Conservare, Ricreare e Tramandare una Cultura legata alla Terra Rispettosa dell’Ambiente e del Lavoro

L’insegnamento deve essere libero dall’influenza dell’industria e delle organizzazioni confessionali e/o politiche come rappresentanze di categoria e patronati, l’autoformazione punta a sviluppare gli apprendimenti necessari per fare a meno di ricorrere alla consulenza di queste realtà.

L’indipendenza deve essere ottenuta attraverso l’indipendenza e la libertà dei saperi. È necessario stimolare la formazione agricola locale che affondi le proprie pratiche nelle peculiarità dei singoli territori, influenzandone la vocazione e riabilitando varietà locali e l’utilizzo cosciente e rispettoso delle risorse presenti sul territorio.

6) Contrastare e Difendersi dall’Annullamento della Libertà ed Autonomia Individuale, Territoriale ed Economica.

Rigettare con decisione ogni tentativo di ricondurre la questione contadina dei lavoratori e lavoratrici sulla terra a percorsi imposti dall’alto e dall’agenda del potere, lottare e cooperare per puntare ad una reale autodeterminazione di individui e territori attraverso l’azione diretta, la solidarietà ed il mutuo appoggio tra tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici della terra (e non solo), riconoscendo come discriminante una sola differenza, chi sfrutta e chi è sfruttato/a.

documento votato all’unanimità al Congresso Nazionale dell’Unione contadina

Ancona, dicembre 2018