Stato di agitazione negli ospedali milanesi

E’ ormai un po’ di tempo che, in particolare nelle strutture ospedaliere di e unificate dalla riforma della Regione in un’unica ASST, è iniziata una “caccia alle streghe” da parte di varie strutture sindacali confederali e autonome, il cui bersaglio principale sembra essere proprio la presenza sindacale di .

Gli attori di tale prodezze, per entrare più nel merito, sono le segreterie provinciali di Cisl, Uil, Fials, Fsi e Nursig.UP. Il pretesto sarebbe una clausola sottoscritta nella stipula del contratto nazionale della sanità, come fa notare Gianni Santinelli delegato USI del San Carlo, con cui si escluderebbe le organizzazioni sindacali non firmatarie del contratto, dai tavoli delle trattative. Una clausola che finora non era stata presa in considerazione e che all’improvviso con forza vien rivendicata, nel chiaro intento di consolidare i privilegi di cui godono già i confederali e “compagnie cantanti” della costellazione dei sindacati autonomi.

Naturalmente la nuova Direzione Aziendale, da poco nominata, che fa capo alle due strutture ospedaliere unificate, ha subito preso la palla al balzo nel concordare con tali posizioni di esclusione dal tavolo delle trattative dei sindacati non firmatari. Una tempestività notevole da parte di queste burocrazie sindacali esterne, in perfetta convergenza con l’attacco proveniente dal governo giallo-verde che, con l’applicazione del decreto Salvini, punisce pesantemente le principali forme di lotta dei lavoratori e lavoratrici, imponendo regole che sterilizzano le loro proteste rivendicative – e gli effetti repressivi con cariche e denunce sono purtroppo palesi. La Cgil che si è sottratta a tale comportamento è stata attaccata, dai compari di merende, con comunicati e volantini per non essersi allineata alla “santa alleanza”.

L’USI Sanità è presente da anni nelle due strutture ospedaliere e con l’impegno delle sue lotte rivendicative si è conquista nel tempo il riconoscimento, con accordi scritti, di Rappresentanza Sindacale effettiva, con tutto ciò che ne consegue e con la concessione delle sedi sindacali nelle due rispettive strutture sanitarie.

Gianni Santinelli del San Carlo evidenza che l’attuale posizione assunta di non riconoscere l’USI al tavolo delle trattative sia il preludio per ulteriori tagli di agibilità sindacale all’interno.

Tanto accanimento fa sorgere una domanda spontanea: perché fa paura la presenza del sindacalismo alternativo – è da precisare che nelle due strutture ospedaliere come sindacati non firmatari c’è anche la presenza USB – in particolare dell’USI che, come fa rilevare Pino Petita, delegato dell’USI al San Paolo e segretario della sua sezione interna, aveva ottenuto da tempo il riconoscimento come rappresentanza sindacale?

è utile ricordare che dalle sezioni USI presenti all’interno dei due sono partite le principali denunce sull’operato dell’azienda in merito a speculazioni, mal gestione, gravi disfunzioni nella struttura ospedaliera che, oltre ad essere sanzionate, spesso hanno trovato eco nei stessi organi d’informazione. Al San Carlo un progetto folle di posizionare nell’area interna addirittura un aereoporto per elicotteri, pericolosissimo all’interno e all’esterno, dannoso per la rumorosità oltre le norme, è stato fermato grazie alle denunce dell’USI Sanità. Al San Paolo per un licenziamento ingiusto c’è stato un presidio di protesta, all’interno dell’ospedale da parte della sezione USI, della durata di due mesi, fino alla reintegrazione del lavoratore. Attualmente attorno alla struttura sindacale USI del San Carlo e San Paolo si è creato un comitato di protesta allargato all’esterno della cittadinanza, per impedire l’abbattimento dei due , ai quali viene impedita una adeguata ristrutturazione che li renda efficienti e utili al territorio, con un progetto fantasioso di costruzione di un nuovo ospedale, un enorme speco di denaro pubblico, del quale al momento non ci sono neanche le disponibilità finanziarie.

Ce ne sono di motivazioni per sparare sui pianisti dell’USI che suonano una sinfonia non gradita ai piani alti degli esperti in “truffologia”, di cui i sindacati più sopra menzionati sono i loro cani da guardia. Ma costoro hanno fatto i conti senza l’oste, perché l’intera questione della Rappresentanza è stata posta all’interno delle RSU unitariamente dei due ospedali, dove a maggioranza è stato approvata una mozione di condanna dell’operato delle burocrazie sindacali esterne e dell’azienda. La questione è stata portata nelle assemblee dei lavoratori e lavoratrici dei due ospedali nelle giornate del 12 e 14 marzo, dove per alzata di mano è stato approvato lo stato di agitazione contro la presa di posizione antidemocratica della Direzione Aziendale che vuol scegliere con quali sindacati trattare. Oltre alla questione della Rappresenta Sindacale nelle trattative le assemblee hanno rivendicato assicurazioni sul pagamento d’indennità, straordinari e stabilizzazioni dei precari. Al termine della assemblea tenutasi al San Carlo molti dei partecipanti si sono recati in Direzione Aziendale per protestare e, in quella occasione, Pino Petita dell’USI chiedeva al DG come mai si preferisce le firme dei funzionari sindacali al posto dei delegati eletti nelle RSU aziendali, senza avere risposta.

Il Paolaccio”, giornale portavoce del sindacato autogestito S. Paolo USI Sanità riporta nella prima pagina, sotto il titolo “VIA CHI NON GLI PIACE”: ”Dopo 20 anni di relazioni sindacali con possibilità di presenziare alla trattativa 5 sindacalisti funzionari riscrivono da soli il protocollo delle Relazioni Sindacali accettate, espellendo le sigle non firmatarie del CCNL come USI senza alcuna trattativa e passando sopra le Rappresentanze elette dai lavoratori… I lavoratori non ci stanno e nelle assemblee dei due ospedali ‘Santipaolocarlo’ danno mandato per lo stato di agitazione.” Sembrava tutto facile alle burocrazie sindacali e alla Direzione Aziendale. Adesso la parola è alla lotta.