I Calimeri al governo

I Calimeri al governo

I Calimeri sono riusciti a costruire, in 88 giorni di delirio, un governo giallo, verde e nero con l’astensione di Fratelli d’Italia.

Il profilo del governo: vecchi burocrati legati alla partitocrazia, Savona, Moavero, Tria, e nuovi dilettanti nominati dai Calimeri con in testa un presidente del consiglio considerato dai più un “signor Nessuno”.

Il supposto governo del cambiamento in realtà si avvale dei della vecchia logica democristiana della lottizzazione spietata delle cariche pubbliche.

Fa specie vedere i cinque stelle accettare Giovanni Tria, che aveva contribuito a scrivere il programma di Forza Italia oppure quel Savona che fu in sintonia con Dell’Utri nella vicenda Impregilo-Ponte di Messina.

Il sicuro cambiamento sarà quello della repressione, dell’esclusione, della detassazione per i ricchi e degli aumenti delle tasse per tutti gli altri, basti pensare al connubio Flat Tax e aumento dell’IVA.

Per paura delle elezioni anticipate, presi dal panico, hanno dato vita a un governo che si distinguerà più degli altri per l’imbarbarimento del paese. Forze dell’ordine con pistole elettriche, vero e proprio strumento di tortura, e con licenza di sparare nel mucchio, contrasto a chi opera nel mediterraneo per prestare soccorso ai migranti.

Un’altra ragione che ha spinto alla costituzione del governo sono le nomine pubbliche nella RAI, e nei settori energia, antitrust, e Cassa Depositi e Prestiti dove la nuova casta giallo-verde pensa di consolidare la propria posizione nominando fedeli boiari di stato.

Non siamo sicuri della durata del governo dei Calimeri, per altro sotto il controllo del Capo dello Stato, che ha avvertito sulla necessità di rispettare regole costituzionali e vincoli europei.

Il governo giallo-verde-nero nasce con vistose contraddizioni perché queste forze populiste e razziste hanno riferimenti culturali ed economici differenti.

Non è da escludere che in autunno si torni a nuove elezioni. Ancora una volta sarà nostro compito ribadire la necessità di costruire alternative fuori e contro le urne, fuori e contro ogni illusione di cambiamento votaiolo.

FAI Reggiana