Il governo dei bottegai

Il governo dei bottegai

La classe dominante fa i suoi bilanci: lo stato fa il DEF; i conglomerati economici producono previsioni trimestrali o semestrali, Oliver Bäte firma l’introduzione dell’annuale studio dell’Allianz, di cui è amministratore delegato, sullo stato dell’economia globale, i commercialisti si preparano alla chiusura dei bilanci aziendali.

È tempo che anche noi come classe cominciamo a fare i conti e i bilanci di quello che questo governo giallo-verde-nero ci sta tirando addosso.

Al di là del velo di propaganda e di parole d’ordine è palese, fin da una prima analisi, che questo governo si colloca pienamente nel solco tracciato negli anni precedenti da coloro che li anticiparono nel ruolo di governanti.

Condoni e condonini fiscali, e relativo avanspettacolo televisivo di uno dei due esponenti principali di questa coalizione di governo, sono il favore dovuto al blocco elettorale che ha sostenuto la compagine governativa della Lega, ma in parte anche dei Cinque Stelle: piccoli-medi imprenditori, commercianti, bottegai, quadri dirigenti. Parte della classe dominante, mezzeclassi, per loro natura reazionarie. Non abbastanza grossi da potere operare le sofisticate forme di evasione la cui maestria risiede nei grandi conglomerati industriali e finanziari ma con un ampio peso elettorale, anche grazie al loro substrato familista che fa di ogni imprenditore il portatore di un pacchetto di voti. È stato il segreto del successo della Lega: farsi portatrice delle istanze dei vari capitani di impresa che possono resistere alla ferrea logica della concentrazione di capitale solo attaccando il costo del lavoro, evadendo il più possibile, favorendo sempre ridotti strati di aristocrazia operaia e sfruttando pesantemente la manodopera migrante, tenuta appositamente in condizioni di ricattabilità grazie a una legislazione creata appositamente. O si penserà mica che i fenomeni di caporalato in agricoltura esistano solo nel sud italia? O che questi siano molto differenti dalle dinamiche che vediamo nei distretti della logistica del piano padano?

In questa dinamica gioca un pesante ruolo anche il partito che era al governo fino a ieri, il PD, che con le cooperative della logistica ha costruito per anni la propria fortuna. Ma la Lega rappresenta quella parte di borghesia che necessita di poter sfruttare in modo ancora più feroce i lavoratori.

Il famoso reddito di cittadinanza, pezzo forte della propaganda pentastellata, si è dimostrato alla fine essere quello che noi già avevamo preannunciato da tempo: il proseguimento del reddito di inclusione inaugurato dal PD in certe regioni, scopiazzando il modello tedesco, trasformato, probabilmente, in una specie di tessera annonaria, condito da ulteriori regalie alle aziende, che dalle ultime dichiarazioni dei 5S potranno trattenere per n-mesi il reddito dovuto al lavoratore neoassunto mediante questo infernale meccanismo.

La Lega, che a parole tanto si opponeva a quello che vedeva come un sussidio a favore degli odiati terroni, alla fine è stata pure contenta: ulteriore taglio del costo del lavoro sulle pelle dei lavoratori.

L’accordo sullo stabilimento ILVA di Taranto è altrettanto indicativo. Dopo avere fatto incetta di voti in quella città, i 5 stelle si sono prodotti in un logico voltafaccia. Confermato l’accordo siglato dal governo precedente, al diavolo qualsiasi piano che prevedesse sostanziali investimenti per ridurre l’impatto ambientale di uno dei siti produttivi più inquinanti d’Europa. Gli altoforni continueranno ad andare a carbone, i tarantini continueranno a respirarne le venefiche emissioni, a morirne, schiacciati dal ricatto salute in cambio del lavoro. La reale natura filo-padronale dei Cinque Stelle si mostra ancora una volta. Con tanti saluti agli illusi, singoli e organizzazioni sedicenti di classe, che pensavano da sinistra di poterli sostenere. Da un secolo abbondante il riformismo tira questi scherzi ma all’opportunismo non vi è limite.

E stessa cosa si dica per le grandi opere: dal no secco al ni al si il passo è cadenzato dal livello di penetrazione nelle istituzioni. Si è visto con il TAV e il TAP, lo si vede, ancora, con la farsesca vicenda delle future olimpiade invernali.

Nonostante tutta la lettura accademica contemporanea che si occupa di Studi Urbani – dal seminale lavoro di Harvey Molotch in poi – sia concorde nel sostenere come queste operazioni abbiano ricadute negative su chi la città la vive – o per lo meno la usa per sopravvivere – e non per l’estrazione di valore, i paladini del cittadinismo e del buon governo fanno a gara per accaparrarsi questo o quel grande evento, raccontando le stesse palle di un sindaco del PD o di FI.

Come ritmo incessante di questi eventi abbiamo una politica sempre più repressiva nei confronti delle componenti straniere della classe operaia, supportata dagli opportunisti del sovranismo sinistro, l’attacco a chi si è trovato a dover occupare una casa, l’aumento delle pene per chi effettua un blocco stradale durante una manifestazione. Il pacchetto sicurezza della Lega Nord ha lo scopo di creare decine di migliaia di clandestini, marginalizzando ulteriormente settori di “indesiderabili”.

Ovviamente, un tale masnada di reazionari non poteva farsi mancare l’elemento ferocemente misogino, sessista e patriarcale. Tra associazioni “pro-vita” dei feti – i già nati che non siano bianchi e cis-eterosessuali invece possono morire male – che alzano la cresta, parlamentari che propongono la restaurazione del diritto di famiglia pre riforma del ’75, ve ne è abbastanza per classificare costoro come il governo più reazionario degli ultimi anni: e dire che prima ci eravamo sorbiti personaggi come Giovanardi e la Binetti.

L’opposizione intanto gioca la triste e ritrita carta della “difesa delle istituzioni democratiche nate dalla resistenza antifascista”, pensa di lanciare come candidato di punta l’ex ministro dell’interno, stimato anche dall’attuale compagine di governo, e si produce in vette di bispensiero ben simboleggiate dal modo in cui un giornale come la Repubblica ha affrontato la vicenda di Riace e tirato fuori dalla naftalina Saviano.

Quelli che per anni si sono presentati come opposizione sociale ancora si stanno chiedendo se è vero che il partito che hanno neanche tanto velatamente appoggiato, i Cinque Stelle, li abbia davvero traditi mentre un’altra parte di quella galassia si lancia nell’ennesima fallimentare campagna elettorale per le amministrative.

Lo sciopero generale del 26 ottobre e le mobilitazioni contro il governo che si daranno nel prossimo periodo saranno sicuramente questioni di minoranze che si muoveranno in un deserto sociale, in un clima che in alcune zone sarà indubbiamente ostile. Ma è necessario giocare la partita.

lorcon