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Culture

Italia vi fu un fiorire di letteratura partigiana, ossia la pubblicazione di diari, memorie e racconti ispirati alla Resistenza, scritti da protagonisti e testimoni, diversi per cultura, appartenenza politica, capacità narrativa.
Opportunamente, è stato osservato come, nonostante che l’antifascismo fosse un’esperienza protrattasi per oltre un ventennio, soltanto la guerra partigiana -soprattutto in montagna- ha prodotto frutti letterari così rilevanti. Appare infatti imparagonabile l’offerta letteraria, pressoché inesistente, attorno gli anni delle barricate proletarie e degli arditi del popolo che si contrapposero allo squadrismo prima della marcia su Roma, quelli della clandestinità e dell’esilio, nonché della partecipazione alla guerra civile di Spagna.
La narrazione e la lettura del passato prossimo, sofferto ma anche vincente, avevano in sé maggiore possibilità di coinvolgimento personale e d’altra parte la storicizzazione delle scelte e delle convinzioni radicali interne a  quell’esperienza rispondeva all’urgenza delle forze politiche intenzionate a chiudere in fretta la pagina della guerra civile e del conflitto sociale che avevano acceso, animato e armato la lotta di liberazione dal nazi-fascismo.
Ricca fioritura di studi e analisi di un periodo storico molto particolare, il Secondo dopoguerra. Convegni, libri, saggi, articoli alla ricerca di una passione, di un impegno, di un progetto troppo spesso oggi dal senno sfuggiti. Carlo De Maria ha ormai consuetudine ad analizzare e sviluppare ricerche in tale ambito storiografico, si pensi a Giovanna Caleffi Berneri Un seme sotto la neve (Archivio Berneri – Chessa, 2010) già recensito su queste pagine. Come quell’importante lavoro di analisi portava la firma di Goffredo Fofi nelle conclusioni, qui lo stesso ne firma la post-fazione. L’interesse di De Maria verso il sociale non è occasionale e deriva dalla sua attività di ricercatore di antropologia presso l’Univ. di Bologna e nella Fondazione Margherita Zoebeli per la quale curerà ulteriori contributi. Il volume da lui curato e che qui segnaliamo è Intervento sociale e Azione educativa. Margherita Zoebeli nell’Italia del secondo dopoguerra. Atti del convegno di Rimini del 7 maggio 2011, sono stati pubblicati dalla Clueb di Bologna all’inizio dell’anno. Il libro di 192 pagine ha in calce le schede sintetiche degli autori degli interventi e dei quali rende ampiamente conto nella Introduzione il curatore.
«Le nostre braccia.
Meticciato e antropologia
delle nuove schiavitù».

E’ da poco uscito il nuovo libro di Andrea Staid, “Le nostre braccia. Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù”, per le edizioni Agenzia X.
L’autore sceglie un approccio sincero e propositivo alla questione migrante, offrendo uno spunto critico personale sia alle interpretazioni antropologiche classiche europee, sia alle conseguenze politiche e culturali delle quali si rendono complici o promotori gli Stati con la loro perversa articolazione di controllo dei flussi e repressione.
La prima parte, più specificamente analitica, è rivolta ad evidenziare sia la confusione vigente tra multiculturalismo e interculturalismo, sia il loro intrinseco identitarismo. Il multiculturalismo, com’è noto, non sostiene alcuna interazione relazionale tra culture, ma al contrario una sostanziale impermeabilità nel viversi fianco a fianco come vere e proprie isole ontologiche. Sappiamo, inoltre, quanto scarsamente efficace si è dimostrato in Inghilterra, patria multiculturale d’adozione.
Il passaggio della memoria libertaria alle giovani generazioni ha bisogno di un contatto diretto tra chi scrive di storia e chi mostra un interesse affine. Così un libro di autobiografia orale (Umberto Tommasini, Il fabbro anarchico. Autobiografia fra Trieste e Barcellona, ed. Odradek) assume un significato particolare quando viene presentato da chi l’ha curato con un difficile e lungo lavoro. Infatti si tratta di mantenere le espressioni caratteristiche del protagonista (nell’edizione del 1984 si era usato il suo dialetto triestino misto all’italiano), ma al tempo stesso occorre che il testo finale sia scorrevole e fruibile da un pubblico non sempre preparato. In questo senso il giudizio di Claudio Magris, che ha parlato di “Un libro epico e una voce straordinaria”, conferma che l’intervento delicato e rispettoso ha dato dei risultati apprezzabili.
Mario Gianfrate e Jennifer Guglielmo, Elvira Catello e la “Lux” tra utopia e libertà, Edizioni dal Sud, Bari, 2011.
Claudio Venza (a cura di)

Umberto Tommasini, Il fabbro anarchico. Autobiografia fra Trieste e Barcellona.
Introduzione di C. Venza, con un’intervista a Claudio Magris, elaborazione e trascrizione di Clara Germani.

Roma, Odradek, 2011, pp. 240,
euro 18.


    “…Io credo in questa oralità; nella grande letteratura, anche in quella complessa e sofisticata, devi in qualche modo sentire questa dimensione orale, questa vita che si racconta – pensa ad esempio a Tolstoj. È l’elemento, per così dire, eternamente omerico della letteratura…” (C. Magris).
Un’esemplare e avventurosa storia di vita, archetipo novecentesco del vivere da anarchici di una particolare generazione di militanti, e un modello di narrazione storiografica. Il libro si presta egregiamente per proficue riflessioni su questi due differenti aspetti che riguardano: da una parte il ruolo svolto dalle correnti libertarie, o meglio dagli uomini e dalle donne in carne e ossa, nelle vicende sociali dell’Europa del secolo scorso; dall’altra le metodologie da sperimentare per raccontare queste vicissitudini così ricche di senso etico e di umanità.
ASFAI sta per Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana. Nel corso del diciassettesimo congresso della FAI che si tiene a Livorno nel novembre 1985 viene deciso di costituire una Commissione “che coordini le attività di ricerca e collezione della memoria del Movimento Anarchico e della Federazione”. Essa stabilisce la propria sede provvisoria a Pisa presso i locali degli anarchici federati e della Biblioteca Franco Serantini. Dall’aprile 1988 l’archivio-biblioteca è  trasferito a Imola dove, nel corso degli anni grazie alla passione dei Gruppi Anarchici Imolesi si arricchisce via via di materiali donati da gruppi e federazioni locali, ma anche da singoli militanti.
Con la notifica del 28 giugno 2010 la sovrintendenza beni archivistici della Regione Emilia Romagna dichiara l’Archivio di interesse storico particolarmente importante.
Sabato 19 novembre si è tenuto presso la sala convegni dell’hotel Posta di Reggio Emilia l’annunciato convegno su Maria Luisa Berneri e l’anarchismo inglese, organizzato dall’Archivio Berneri-Chessa e dalla Biblioteca Panizzi. La giornata ha visto una buona partecipazione di pubblico, con più di una cinquantina di persone che ha seguito costantemente le relazioni. È venuto fuori un quadro articolato delle diverse fasi della breve vita di questa donna. Nata ad Arezzo nel 1918, emigra in Francia ancora bambina seguendo le peripezie del padre Camillo e della madre, Giovanna Caleffi. A Parigi, negli anni Trenta, comincia a formare le proprie visioni sociali e politiche a contatto con il milieux anarchico internazionale composto di esiliati e fuggiaschi, soprattutto compagni italiani, francesi e russi. L’omicidio di Camillo Berneri nel 1937 è ovviamente uno spartiacque nella sua vita. Dopo avere partecipato ai funerali, emigra a Londra insieme al compagno Vero Recchioni, dove diventa l’anima del gruppo di Freedom, dandosi ad un’attività lucida e frenetica in un’Europa squassata dai totalitarismi, dalla guerra mondiale e infine dalla guerra fredda.
La storia ha incessantemente bisogno di unire lo studio dei morti con quello dei vivi
      Marc Bloch
Bologna, 30 ottobre 1911 - 2011

Si è svolta l’annunciata giornata di studi storici che ha preso spunto dall’anniversario del gesto di Augusto Masetti (San Giovanni in Persiceto 1888, Imola 1966), anarchico che il 30 ottobre del 1911, in adunata per partire per la guerra in Libia, sparò al tenente colonnello Stroppa e, aggredito dai sottufficiali, gridò: “ … fratelli ribellatevi, abbasso la guerra, viva l’anarchia...”.
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