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Dal mondo

anno 88-89: a cura di Raffaele
anno 90: a cura del collettivo bolognese di Umanità Nova
Per contatti e informazioni: uenne.bo[at]inventati.org

Sabato 2 giugno a Villeurbanne, banlieue di Lione, tre giovani ebrei che si stavano recando alla settimanale cerimonia in sinagoga sono stati aggrediti da tre sconosciuti armati di spranghe di ferro, che dopo averli insultati, li hanno violentemente percossi. L’agglomerato periferico di Lione, dove risiede un’importante comunità ebraica composta essenzialmente da ebrei sefarditi di origine nordafricana, non è stato il solo scenario di queste violenze a carattere antisemita: a questo atto squadrista è subito stata legata anche la strage di Tolosa, dove un francese di origine algerina, sospetto di legami con le frange armate dell’islamismo, ha aperto il fuoco di fronte ad una scuola ebraica uccidendo quattro persone di cui tre bambini. Una nuova esplosione dell’antisemitismo quindi e soprattutto di matrice religiosa (gli aggressori dei tre giovani sono stati identificati per discorsi e fattezze fisiche come fedeli musulmani di origine araba) e non di estrema destra?

In realtà il discorso è più complesso di quello che può sembrare in apparenza.

È passato molto tempo dall’ultimo appello alla solidarietà per gli anarchici bielorussi. Oggi dobbiamo ammettere che serve urgentemente una nuova ondata di solidarietà per aiutarli a uscire dal carcere. Questo è il motivo per cui vi invitiamo a partecipare alle giornate di azione in solidarietà con i prigionieri politici bielorussi dal 30 giugno al 2 luglio.

Gli attivisti Ihar Alinevich, Mikalai Dziadok, Artsiom Prakapenka, Pavel Syramolatau, Aliaksandr Frantskievich, Jauhen Vas’kovich che erano stati detenuti nell’autunno 2010 e nell’inverno 2011 e poi condannati da 3 a 8 anni di prigione nel maggio 2011 per una serie di attacchi ai simboli dello stato e del capitale, stanno finendo il loro secondo anno in carcere. Per tutto questo periodo i compagni e i parenti hanno fatto del loro meglio per alleviare le pene del periodo detentivo e per liberarli. Nell’ottobre 2011 sono stati riconosciuti dagli osservatori internazionali per i diritti come prigionieri politici. Questo fatto ha aumentato le loro possibilità di essere liberati il prima possibile, perché attualmente il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, deve far fronte alle pressioni dell’Unione Europea che chiede che siano liberati e legalizzati tutti i prigionieri politici.

I minatori spagnoli sono da settimane in  mobilitazione contro la politica del governo Rajoy: tagli alla formazione, annullamento dei fondi per la sicurezza, tagli agli aiuti statali alle imprese andranno a colpire 47 miniere in cinque regioni differenti (Asturias, Castilla y Leon, Aragon, Laciana, Palencia), colpendo ottomila lavoratori. Dopo tre giorni di sciopero e di blocchi stradali,

giovedì 31 maggio diecimila lavoratori hanno manifestato a Madrid. Il corteo, rumoroso e colorato si è concluso di fronte al ministero dell’industria intonando slogan come “meno banchieri più minatori”. Ci sono stati scontri con la polizia, che ha caricato a più riprese, diversi feriti e due arresti. I minatori rimangono mobilitati fino a quando il governo non ritirerà i propri provvedimenti.

Si è aperta in questi giorni la settima edizione del Festival des Résistances et Alternatives à Paris, spazio di discussione e di incontro fra varie realtà che agiscono nei movimenti  e nella società per la costruzione dell’alternativa nella capitale francese, cui partecipano collettivi, associazioni e organizzazioni politiche (fra le altre anche la Féderation Anarchiste e Alternative Libertaire).

Il festival mosse i suoi primi passi alla fine degli anni Novanta, come Festival des Résistances a Limoges; alle volte con questo nome, altre con diciture diverse, il Festival si sviluppò negli anni a Rennes, Grenoble, Angers, Bayeux, Lyon, Brest, Saint-Etienne, Dijon e infine Parigi. Da queste iniziative, seppur senza l’idea di organizzare un coordinamento, nacque comunque l’idea di organizzare degli scambi di competenze e di conoscenze.
Negli anni i contatti si fecero sempre più stretti e duraturi, tanto da portare nel 2005 al primo festiva nazionale nella sua versione attuale.

Da più di tre mesi il movimento studentesco sta bloccando le università e riempiendo le piazze nella ricca provincia francofona del Canada. La miccia scatenante è stata la decisione del governo liberale di Jean Charest di aumentare in maniera considerevole le tasse universitarie mettendo così in discussione la possibilità d'accesso agli studi superiori. Secondo la polizia di Montreal centosettanta manifestazioni si sarebbero svolte nella città dall'inizio del conflitto: una cosa mai vista prima. E così lo scorso 18 maggio il governo ha visto bene, a fronte di un 40% degli studenti degli istituti universitari ancora in sciopero, all'esaurimento degli stock di gas lacrimogeno in dotazione alla polizia, di approvare una legge che mette in discussione la libertà d'espressione e che tenta di porre fine alle manifestazioni: la legge 78, tra le tante, rende illegale fare manifestazioni che non seguano il percorso stabilito dalle autorità, punendo ogni trasgressione con cariche, arresti e multe da 5mila a 125mila dollari. Nella sola Montreal anche negli ultimi giorni sono scese in piazza contro questa norma 10.000 persone e si contano almeno 300 arrestati.
I compagni della storica, e attivissima, libreria squat di amsterdam Fort van Sjakoo ci rendono partecipi degli ultimi fatti concernenti il movimento e più in generale la situazione sociale che sta vivendo il Paese.
Da giovedì 17 a sabato 19 maggio Francoforte, sede della BCE, ha vissuto tre giorni di proteste da parte di diversi gruppi riuniti sotto l'ombrello di Blockupy per protestare contro le politiche di austerity dell'Unione Europea.
Per scoraggiare la mobilitazione tutte e tre le giornate sono state segnate dall’azione metodica della polizia che, forte di 15mila agenti, ha dato vita a un vero e proprio stato d'assedio con la conseguente sospensione dei diritti fondamentali. Divieto di riunione, con gli agenti che giovedì e venerdì circondavano, bloccavano e portavano via di peso i manifestanti effettuando centinaia di fermi e arresti: i sit-in venivano sciolti a forza uno dopo l'altro. Divieto di parola con  gli altoparlanti della polizia che ripetevano che ogni manifestazione era vietata non appena qualcuno prendeva la parola con il megafono, provando a soffocare con la potenza dei decibel la voce della protesta.
Decine di migliaia di manifestanti sono scesi in strada sabato 12 maggio in almeno sessanta città iberiche e in altre centottanta città di diversi Paesi in tutto il mondo, perché l’indignazione continua  e i motivi per protestare sono sempre di più. Tra gli slogan che sono risuonati nelle strade di Spagna: “Es una estafa, no es una crisi” (è una truffa, non è una crisi), “Contras los recortes no te cortes” (contro i tagli non tacere). Almeno trentacinquemila le persone scese in piazza a Madrid, dove si è fatta sentire anche la repressione: erano tra i mille e i duemila gli agenti schierati con decine di mezzi a difesa di Puerta del Sol, la piazza simbolo della protesta. Un gruppo consistente è comunque riuscito a rimanere in piazza oltre le dieci di sera, limite massimo per la protesta. Le autorità infatti avevano stabilito di evacuare chiunque si trovasse nei pressi della piazza dopo quell’ora. Cosa che è avvenuta alle cinque del mattino, quando gli agenti in tenuta antisommossa hanno sgomberato la folla ancora presente, che ha opposto una qualche resistenza. In diciotto sono stati arrestati e alle sei tutte le strade intorno a Puerta del sol erano chiuse.
I due prigionieri palestinesi Bilal e Thaer, arrestati nell’estate del 2010, sono in sciopero della fame da più di settanta giorni contro la pratica della detenzione amministrativa. Non si conoscono tuttora le accuse che li costringono in prigione.  Prosegue intanto anche lo sciopero della fame collettivo cui milleseicento prigionieri palestinesi partecipano dal 17 aprile. Decine di manifestazioni di solidarietà ai detenuti politici si sono tenute a Gaza e in Cisgiordania negli ultimi giorni.  C’è stata anche una significativa dimostrazione di protesta anche all’Università di Tel Aviv cui hanno partecipato circa 60 studenti, tra i quali una decina di attivisti israeliani. 
Fonte:
Giovedì 10 maggio sono saltate in aria due automobili e pochi secondi dopo è esploso un camion-bomba sulla tangenziale di Damasco. 
Più di cinquanta persone persone sono rimasti uccise e oltre trecento sono i feriti. Tra le vittime tanti studenti e pendolari diretti, nell’ora di punta, a scuola e ai posti di lavoro. È  il più grave degli attentati compiuti in Siria dall’inizio, quindici mesi fa, di una crisi che ha già fatto migliaia di morti, segnata dai bombardamenti dell’esercito governativo contro le roccaforti dell’opposizione. 
Un massacro che il governo attribuisce a terroristi legati all’opposizione che, da parte sua, addossa ogni responsabilità al regime.
 
Fonte:
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