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Dal mondo

anno 88-89: a cura di Raffaele
anno 90: a cura del collettivo bolognese di Umanità Nova
Per contatti e informazioni: uenne.bo[at]inventati.org

In una Berlino blindatissima, con una presenza di ben 7000 agenti, almeno 25.000 persone hanno partecipato alla  marcia anti-capitalista del primo maggio, chiamata dalla “Revolutionary May 1 Alliance”,  incentrata per lo più sulla denuncia della gentrificazione dei quartieri berlinesi e della sempre maggiore precarizzazione delle condizioni di vita. Il corteo partito dal centro città si sarebbe dovuto concludere nel quartiere di Kreuzberg ma l’intervento arbitrario e violento della polizia, giustificato da un presunto atteggiamento aggressivo di parte dei manifestanti, ne ha costretto lo scioglimento.  Ad Amburgo almeno 1500 persone hanno sfilato dietro lo striscione “No Alternative to Revolution” da St.Pauli a Ottensen passando per Reeperbahn. In diversi punti il corteo è stato bloccato dalla polizia e per gli alterchi generatesi si sono registrati un numero non precisato di arresti e feriti trai manifestanti.
Cortei di migliaia e migliaia di persone hanno attraversato le città statunitensi andando a comporre uno dei pochi scioperi generali della storia nordamericana che ha visto sfilare assieme lavoratori, precari e migranti di varie parti del mondo. 
A New York il movimento OccupyWallStreet ha indetto il corteo più partecipato dietro lo slogan “A day without the 99%” con circa 30.000 persone che concentrandosi davanti alla biblioteca in Bryant Park si sono diretti al Grand Central Terminal al grido “Tax the millionaires” proseguendo poi verso Wall Street, passando per Zuccotti Park.  Diversi momenti di tensione con la polizia che in più occasione ha tentato di sgomberare la carreggiata dai manifestanti causando diversi feriti e arrestando 35-40 persone.  Nella giornata vi sono stati anche picchetti davanti a banche e multinazionali, tentativi di bloccare i ponti tra Brooklyn e Manhattan, alcuni flash mob a Midtown e il lancio di corsi e seminari autogestiti a Madison Square Park che dovrebbero continuare anche per le prossime settimane.
A Cordoba più di 3000 persone hanno partecipato al corteo indetto dalla Cnt assieme ad altri sindacati di base (come la Cgt, Sat, Ustea e Co.bas) e al movimento 15M in  rottura con la politica concertativa e di cessione di diritti dei sindacati istituzionali come l’Ugt e Cc.oo (rispettivamente vicino al Psoa e a Iu) e contro gli attacchi della destra al governo al mondo del lavoro.
A Siviglia con la Cnt e le altre realtà di movimento sono sfilate migliaia di persone per denunciare i tagli alla spesa sociale, la nuova riforma del lavoro e contro i sindacati di Stato.
Anche a  Valencia la Cnt è sfilata formando un proprio blocco, separato dai sindacati istituzionali, contro  la privatizzazioni in atto nella sanità valenziana e in solidarietà agli attivisti colpiti dalla repressione a Barcellona, in occasione dello sciopero generale dello scorso 29 Marzo.
Toronto. 3000 persone hanno manifestato dietro lo striscione “No one is illegal” per un primo maggio anticapitalista e antirazzista organizzato da una quarantina di associazioni tra cui OccupyToronto, Food Not Bombs e la rete anticapitalista May 1st Moviment.
 
 Sanandaj. nonostante il divieto del regime iraniano i lavoratori della città sono riusciti a scendere in piazza per quanto abbiano dovuto subire attacchi violenti da parte delle forze di polizia.  Quattro gli arresti e diversi i feriti
Anche se “autonoma” la polizia fa il suo antico mestiere. La scorsa settimana un alterco tra due avventori di un bar di Bilbao viene trattato dalla Polizia Autonoma Basca come una manifestazione violenta da disperdere. I proiettili di gomma uccidono un giovane di 28 anni, scatenando la rabbia degli amici, dei parenti e di coloro che chiedono la fine della repressione selvaggia e dello stato d’assedio. Durante questa settimana non sono mancate ampie mobilitazioni di protesta.
La tregua non regge. Sembrava potesse essere questa, la giornata che la Siria aspettava da più di tredici mesi: a mezzogiorno, zero morti, zero feriti, zero arresti. Eppure, a quasi sei ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra esercito siriano e ribelli armati, previsto dal piano dell’inviato Onu Kofi Annan, sono contrastanti le notizie che giungono dalla Siria: secondo quasi tutte le agenzie stampa e i maggiori quotidiani internazionali, la tregua tiene. E’ di poco fa, invece, la notizia di un morto a Mharadeh, nella provincia di Hama. A riferirlo è Rami Abdel Rahman, presidente dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, ma non è chiaro se la vittima sia stata uccisa dall’esercito regolare o da gruppi paramilitari leali al regime.  Sono stati segnalati anche bombardamenti delle forze governative a Homs, sparatorie a Dayr al-Zor, colpi di mortaio attorno al castello di al-Madiq.
Una nuova flottilla, questa volta aerea, vuole rompere le segregazione del popolo palestinese. Gli attivisti italiani partecipano a questa iniziativa anche ricordando Vik, Vittorio Arrigoni. In queste ore, in tutta Italia si preparano le iniziative in memoria di Vik, assassinato un anno fa per la prima volta, e nuovamente ucciso da un processo-farsa nel quale ai suoi assassini è consentito di gettare fango sulla sua figura, mentre alla famiglia non è stato permesso nemmeno di essere rappresentata. Il nostro ricordo di Vik si materializza nella continuazione del suo impegno, con la presenza della nostra Rosa a Gaza, con la partecipazione alla battaglia contro l’assedio e l’occupazione della Palestina.
In tutta Europa, centinaia di persone,  che erano in procinto di partire con la Flottiglia, sono state bloccate ed è stato impedito loro di imbarcarsi. Nello stesso tempo in Israele numerosi attivisti venivano bloccati e successivamente espulsi.
Il 5 e il 6 aprile di quest’anno sono ricorsi i vent’anni dell’assedio della città di Sarajevo da parte delle truppe bosniache: giorni in cui, al di là dell’amaro ricordo dei cecchini, delle migliaia di vittime per pallottole e per la durezza delle condizioni di vita, delle bombe sulla città e degli sciagurati appelli all’intervento militare della NATO, che hanno però riportato alla luce anche la voglia di far rinascere lo spirito di una città in cui la “convivenza etnica” non era un obiettivo ma una realtà. 
Quando le truppe serbe chiusero la città dall’esterno, l’idea era quella di spaccare la città e la comunità locale in due: i serbi da una parte, i bosniaci dall’altra; obiettivo solo in parte riuscito: i legami fra le persone, l’abitudine e la quotidianità fra persone che ponevano le relazioni umane al di  sopra di supposte differenze fra popoli hanno saputo resistere ed essere protette nonostante gli spari e le bombe che continuarono a cadere per giorni e la guerra che continuò per altri tre anni. 
Il cammino che la città sta intraprendendo per riscoprirsi è
La Croce Nera Anarchica di Russia pubblica un bollettino dei prigionieri anarchici e antifascisti incarcerati. Le realtà anarchiche, punk, antifa sono parte del movimento di opposizione al regime (come lo erano del passato) ma non godono di visibilità internazionale.
Le reti di solidarietà sono quindi quelle del movimento, autogestite.
Alcuni link ed indirizzi per avere un quadro della situazione:
abc-MSK@Riseup.
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