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n. 13 anno 92

Umanità Nova, n. 13 del 8 aprile 2012, anno 92

La feroce fragilità del potere

Caselli e i NO TAV
NO TAV REPRESSIONE
L’inchiesta contro il movimento NO TAV, che ha visto denunciate ben 41 persone, dei quali 25  arrestate e 15 con l’obbligo di dimora, ha un chiaro intento politico-repressivo, come emerge chiaramente dagli atti.
Non solo il movimento lo ha pubblicamente denunciato, ma persino un magistrato in pensione, ex presidente di Magistratura Democratica ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, Livio Pepino, ha ritenuto giusto alzare la voce contro l’evidente forzatura del diritto compiuta dal collega Gian Carlo Caselli. La tesi sostenuta da Pepino sulle pagine de Il Manifesto è di una sconcertante semplicità: non è compito della magistratura, ordinando carcerazioni immotivate, risolvere i problemi di ordine pubblico.
“L’emissione, nei giorni scorsi, della misura cautelare nei confronti di alcune decine di esponenti NO TAV per fatti avvenuti sette mesi fa non è una forzatura soggettiva (e, anche per questo, sono sbagliate le polemiche e gli attacchi personali).

‘Hasta siempre Cuba!’

Visita del papa a Cuba
Hasta siempre Cuba!
Così papa Ratzinger ha salutato la popolazione cubana dopo aver incontrato e motteggiato il dittatore Fidel Alejandro Castro Ruz sulla propria età, quasi 85enne Benedetto XVI, quasi 86enne il ‘lider maximo’: “Sono anziano ma posso ancora fare il mio dovere”.  Fidel ha raccontato di aver seguito tutto il viaggio alla tv e ha voluto ringraziare il monarca vaticano per due beatificazioni: quella di Madre Teresa di Calcutta, per la quale egli aveva venerazione e gratitudine, e quella di Giovanni Paolo II che venne a Cuba nel 1998. Infatti l’incontro ha avuto luogo esattamente 14 anni dopo quello tra il leader della Rivoluzione cubana e Karol Józef Wojtyła. Il colloquio «cordiale e intenso» con Fidel Castro è avvenuto alle 12.30 locali. Nella mattinata invece, ad ascoltare la messa a Plaza de la Revolucion, c’era il fratello Raúl Modesto, attuale presidente del Consiglio di Stato, in prima fila dinanzi all’altare costruito sotto il monumento-memoriale a Josè Martì e con sullo sfondo il celebre maxi-ritratto di Che Guevara e la scritta «Hasta la victoria siempre».

Appello dal movimento No Tav

11 aprile
Questo appello è rivolto a tutti gli uomini e donne che, in questi lunghi mesi di occupazione militare, in questi mesi di lotta e resistenza NoTav, si sono schierati al nostro fianco in ogni dove d’Italia.
Grazie a voi è stato chiaro a chi ha cuore e intelligenza che la lotta dei No Tav di quest’angolo di Piemonte è la lotta di tutti coloro che si battono contro lo sperpero di denaro pubblico a fini privatissimi, contro la devastazione del territorio, contro la definitiva trasformazione in merce delle nostre vite e delle nostre relazioni sociali.
Difendere la propria terra e la propria vita è difendere il futuro nostro e di tutti. Il futuro dei giovani condannati alla precarietà a vita, degli anziani cui è negata una vecchiaia dignitosa, di tutti quelli che pensano che il bene comune non è il profitto di pochi ma una migliore qualità della vita per ciascun uomo, donna, bambino e bambina.

Caselli e l’antimafia

San Caselli da Torino, protettore del potere
Caselli
È primavera, tempo di alberi in fiore e santificazioni. Il santo del giorno non è niente meno che Gian Carlo Caselli, santificato vita natural durante da giornalisti, opinionisti, corsivisti e rappresentati vari della “società civile”. Causa di questa santificazione è la “persecuzione” che il povero procuratore torinese subisce ad opera dei violenti NoTav. L’episodio del 27 marzo a Milano, l’occupazione da parte di un gruppo di attivisti contro il Tav della sala in cui il nostro avrebbe dovuto parlare, ha dato la stura a commenti a dir poco superficiali e imbarazzanti. Si leggono attestati di solidarietà a Caselli perchè, scopriamo, è un eroe. Un’eroe, ci chiediamo? Davvero? Ebbene si, egli ha combattuto la mafia. E stava antipatico a Berlusconi, per giunta. Per questo motivo egli va dichiarato eroe civile, beatificato e santificato e qualsiasi contestazione nei suoi confronti è da considerarsi barbarica. Se proprio lo si vuole contestare lo si faccia con cortesia e garbo con qualche appello via web.
Ma basta davvero avere indagato su mafia e Berlusconi per essere dichiarati incontestabili?

Peggio di Attila

La protezione civile devasta una riserva naturale
La Val Rosandra è una piccola, stupenda valle che si insinua fra la città di Trieste e le colline del Carso. 
Dal 1996 è una riserva naturale, habitat di moltissime specie animali e vegetali e luogo di riposo per i cittadini stanchi e stressati dal lavoro quotidiano, che qui, a pochi chilometri dalla città, possono riposarsi e ritrovare per un giorno quell’equilibrio con la natura che durante la settimana feriale è compromesso dal cemento, dall’asfalto e dal lavoro di tutti i giorni. 
E’ un luogo ancora in parte selvaggio. In alcuni punti il bosco è fitto e il torrente Rosandra scorre veloce fra gli ontani e i pioppi. Un luogo magnifico. Qui il 24 marzo è stato compiuto un vero e proprio scempio: circa 200 fra volontari e stipendiati della protezione civile sono arrivati con ruspe e motoseghe e hanno indiscriminatamente tagliato tutto ciò che si poteva tagliare lungo gli argini, e non solo, del torrente.

La storia non è un film

A proposito di ‘Romanzo di una Strage’
“Piazza Fontana. 12 dicembre 1969 ore 16,37. La verità esiste.” (da una pubblicità sul web)
 
E’ da poco uscito nelle sale il film “Romanzo di una strage” del regista Marco Tullio Giordana, che già con “La meglio gioventù” (2003) aveva affrontato la storia degli anni ‘70.
Il film in questione inizia con la bomba di Piazza Fontana (12/12/1969) e termina con la morte del commissario Luigi Calabresi (17/05/1972) ed è incentrato principalmente sulla ricostruzione dei momenti immediatamente precedenti e successivi all’attentato di Milano. Sullo schermo passano praticamente tutte o quasi le persone implicate in quell’avvenimento, siano essi militanti, politici, giornalisti o poliziotti, tutti interpretati da attori che sono stati scelti anche in base ad una qualche somiglianza con i protagonisti.

Quella strage non fu un romanzo

Volantino distribuito dal gruppo Failla davanti alle sale
La memoria dei fatti di piazza Fontana dovrebbe essere un patrimonio collettivo ben piantato nelle teste e nei cuori di tutti gli italiani. Eppure, soprattutto tra i più giovani, la conoscenza delle circostanze legate all’orribile strage del 12 dicembre 1969 non è assolutamente scontata.
Dietro a questa inconsapevolezza non ci sono soltanto i depistaggi e le tante menzogne che per anni hanno garantito l’impunità dei massacratori e dei loro complici, ma ci sono anche i vecchi e nuovi revisionismi della storia, le speculazioni di chi confonde l’opinione pubblica per promuovere una irrispettosa “pacificazione” tra vittime e carnefici.
 
Quella di piazza Fontana fu una strage di stato. L’estrema destra fascista, con la regia dei servizi segreti italiani e americani, massacrò 17 persone e ne ferì 88. Si trattò del primo grande attentato terroristico (già preceduto da altre provocazioni simili) che inaugurò la strategia della tensione.

Franco Serantini - Siamo tutti sovversiv*

Sabato 12 maggio Pisa – piazza sant’antonio – ore 15
A quarant’anni dalla morte di Franco Serantini l’assemblea degli Anarchici Toscani ha deciso di organizzare a Pisa, per il 12 maggio, una manifestazione nazionale anarchica.

Comunicato Associazione Pietro Valpreda

Gli Anarchici per la verità sulle stragi
31 marzo 2012 Comunicato Associazione Pietro Valpreda – Gli Anarchici per la verità sulle stragi
Abbiamo visto il film Romanzo di una Strage ed abbiamo notato la mancanza di conoscenza dei personaggi e dell’ambiente nel quale si svolsero i fatti.

Condannata per discriminazioni

Extrabanca
Extrabanca condannata per razzismo
Extrabanca. Un nome e una strategia di marketing costruita, nei due anni di vita, sull’appoggio, in termini di servizi e prestiti bancari, a favore dei migranti in Italia e delle attività imprenditoriali aperte da immigrati.
 Convegni, incontri, giornate di studio ed eventi multiculturali organizzati nelle sedi delle filiali del gruppo presieduto da Orlandini non sono serviti, allo stesso presidente e all’amministratore delegato, per superare la loro impostazione razzista e discriminatori.
Troppi dipendenti immigrati forse: il passo è stato più lungo della gamba e la dirigenza ha dovuto constatare che per fare soldi ai danni dei migranti era meglio averne alcuni tra i dipendenti. Ma evidentemente non hanno retto a questa incredibile apertura ‘antirazzista’. 
Loro i razzisti li facevano nelle riunioni con i dipendenti  immigrati, il 55% del totale come si vantano sul loro sito internet. 
Perchè prendere un migrante come un dipendente qualunque? E’ sempre meglio insultarlo per la sua provenienza geografica o per il colore della sua pelle!

Lavoro offresi, ben pregato

Chi offre , chi decreta , chi concerta
Alle svariate latitudini lo sfruttamento non conosce sosta.
I proprietari del sistema di produzione e i loro vassalli  hanno fissato i tempi di lavoro ,hanno costruito dei luoghi di lavoro e ordinato a cosa e come  devono lavorare i lavoratori ed eventualmente quali rimostranze presentare . Questi ricevono appena ciò che serve per sostentarsi e sono a malapena in grado di dare un futuro ai loro figli . In tempi di crisi ,quella per intenderci creata ad hoc dal potere, per assottigliare le condizioni di vita di milioni e milioni di persone e azzerarne i diritti , ci pensa la conferenza episcopale spagnola (CEE) a togliere dalla strada i disoccupati ( quasi il 25% ) .

L’internazionale della censura

Su queste pagine abbiamo più volte segnalato le politiche censorie e repressive, dirette contro la comunicazione elettronica e portate avanti dalle autorità statali, un po’ in tutto il mondo. Non dovrebbe quindi meravigliarci la lettura del rapporto annuale recentemente diffuso da “Reporter Senza Frontiere” (http://en.rsf.org/beset-by-online-surveillance-and-12-03-2012,42061.html) al quale rimandiamo per i particolari relativi ai diversi casi di censura denunciati.
Partendo proprio da quel testo qui vorremmo ricordare alcuni dei sistemi usati dai governi per imbavagliare i propri cittadini e, contestualmente, alcune delle risposte che è possibile opporvi.
Il primo sistema consiste semplicemente nel chiudere - drasticamente - le Reti, in particolare quella della telefonia mobile e quella Internet. In questo caso c’è poco da fare a meno di non avere una rete alternativa, magari fatta con apparati radiotrasmittenti in grado di veicolare anch’essi i “pacchetti” di dati sui quali si basa Internet.

Nasce L’associazione Pietro Valpreda

Associazione Pietro Valpreda – Gli Anarchici per la verità sulle stragi
Associazione dei compagni anarchici coinvolti nella repressione dellostato a seguito del piano criminoso culminato con la strage di piazzaFontana.
 
Sono ormai oltre 42 anni che individualmente – come soggetti colpiti in prima persona dalle forze della reazione dello stato – scriviamo o interveniamo a iniziative di movimento per ricordare con il racconto delle nostre storie che la strage di piazza fontana è una strage di stato, che il compagno Pino Pinelli è stato assassinato nella questura di Milano e che le bombe terroristiche e criminali (25 aprile e 8 agosto 69) le mettono solo i fascisti e/o gli apparati dello stato responsabili della strategia della tensione.
A distanza di tanti anni dai fatti e in una situazione politica che cerca di seppellire in una valanga di menzogne e di riscrittura della memoria storica le nostre storie, abbiamo sentito la necessità di compiere un passo in avanti, collettivo, creando l’Associazione Pietro Valpreda – Gli Anarchici per la verità sulle stragi.

Parma, lotta per la casa: dopo via Bengasi non ci fermeremo!

A Parma la lotta per il diritto alla casa non si ferma. L’occupazione di due palazzine in via Bengasi 2 e 4 ha permesso ad alcune famiglie e a più di cinquanta persone di avere un tetto sulla testa per circa un anno e mezzo. Ora quell’esperienza è terminata, ma gli ex-occupanti proseguono la lotta per la rivendicazione del diritto ad avere un’abitazione dignitosa.
VIA BENGASI, CRONACA DI UNO SGOMBERO
Era l’ottobre del 2010 quando le palazzine vennero occupate da numerose persone in strada, con l’appoggio della Rete Diritti in Casa. Per un anno e mezzo l’esperienza di autogestione, tra alti e bassi, ha permesso di portare avanti dei percorsi di lotta sul territorio: azioni dirette come la difesa degli inquilini sfrattati sempre vincenti, l’occupazione di una palazzina in borgo Poi, presidi e manifestazioni, denuncia pubblica delle condizioni abitative e dello sfruttamento di migranti ed italiani: affitti di cantine e di negozi, pagamenti in nero, minacce dei proprietari fino a vere e proprie aggressioni fisiche. La lotta sta cominciando a saldarsi con quella per il lavoro: proprietari-datori di lavoro che sfruttano le persone due volte.