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Affari sporchi

Politica e rifiuti
Affari sporchi
Affari Sporchi è il titolo di un documentario sulla questioni rifiuti della ARTE, televisione pubblica tedesca grosso modo equivalente come importanza alla nostra RAI2: diretto dalla regista Carmen Butto, è stato girato e mandato in onda circa un anno e mezzo fa per il circuito televisivo franco-tedesco. Il circuito italiano lo ha snobbato, ma da qualche tempo comincia a girare nei circuiti militanti una copia sottotitolata. Il che è un bene. Intendiamoci: non si tratta di un documentario “militante” e non si può pretendere da un prodotto di una TV statale la purezza ideologica; ciononostante, Affari Sporchi ha notevoli punti di interesse per la diffusione negli ambiti di lotta contro il degrado del territorio e, in generale, per un primo approccio alla questione del rapporto tra capitale, potere politico, criminalità organizzata e disastro ambientale.
Innanzitutto, è un documentario fatto ad ogni livello da professionisti e con attrezzature di alta qualità. Poi, riesce a condensare, in maniera naturale senza lasciar fuori nulla, una questione molto complessa. Infine – ed è il motivo per cui ne parliamo su queste pagine – è l'unico documentario sul tema che sposa la tesi che come gruppo FAI stiamo sostenendo dal 2006: la Camorra è solo manovalanza, le ricorrenti “emergenze” dei rifiuti solidi urbani per le strade delle nostre città sono solo una conseguenza – tutto sommato marginale – di un problema ben più grave e vengono usati come “arma di distrazione di massa” per nascondere la questione del disastro ambientale dei rifiuti tossico-nocivi, gli organizzatori coscienti di questo disastro sono il capitale e lo Stato.
Il documentario, infatti, si apre proprio con la tesi dell'accumulo ricorrente dei rifiuti solidi urbani nelle strade campane come “armi di distrazione di massa” per nascondere il disastro dei ventotto milioni di tonnellate di rifiuti industriali – una quantità spaventosa, davvero difficile da rappresentarsi mentalmente – sversati nella stessa regione. Le immagini scorrono su una terra avvelenata e giunge in vari punti del documentario la risposta alla domanda/accusa colpevolizzante ricorrente alle popolazioni: “Perché non vi siete ribellati? Perché non avete chiesto aiuto alle forze dell'ordine?”: “Io inoltro continuamente denunce. Loro le accettano e quest’è.”;  “E la polizia?” “Loro vengono solo pro forma.”; “Sversano qui di notte  e si dileguano sui loro camion. A volte riversano persino nel mezzo della strada, così che non si riesce a passare e se uno li denuncia, non serve a niente; per colmo i poliziotti perseguitano più quelli che denunciano che non quelli che sversano per strada, solo per non ammettere la loro responsabilità per la mancanza di controlli. Alla fine la gente ti chiama ‘camorrista’, perché non parli, ma tu non parli perché lo Stato non reagisce.”
Il racconto prosegue con la rappresentazione di una terra martoriata, avvelenata, che presenta già ora notevoli picchi di malattie tumorali rispetto alla media nazionale: picchi in continuo aumento, una dinamica epidemiologica che non potrà che aumentare nel futuro. Il documentario si sofferma poi anche sulla classica rappresentazione della produzione agricola in una simile terra; ma, a differenza di altre inchieste, mette in evidenza come questi prodotti avvelenati giungano in tutta Italia ed Europa, li ritroviamo nei nostri negozi, supermercati ed ipermercati. Diceva Fabrizio De Andrè “per quanto voi vi sentiate assolti, siete per sempre coinvolti”. Non è solo la questione già di per sé grave dei prodotti avvelenati che girano per il mondo intero: il documentario mostra come un modo assai diffuso per “smaltire” i rifiuti tossico-nocivi, oltre a gettarli così come sono in discariche abusive, sia quello di farli passare per “materia prima secondaria” da riciclare – per cui ritornano nelle nostra case, per esempio, come bicchieri, piatti e stoviglie...
Ad essere “arma di distrazione di massa” non sono però solo le montagne di rifiuti sparsi per le per le città campane: è anche l'idea stessa che il problema sia confinato in queste stesse zone e che il resto dell'Italia e dell'Europa ne sia sostanzialmente immune. In realtà, la questione è solo iniziata – a questi livelli – in Campania, ma, oltre l'“effetto ritorno” che abbiamo descritto prima, il documentario si dilunga sul fatto che il fenomeno si sia diffuso in tutta Italia ed Europa, anzi in tutto il mondo, anche in paesi “insospettabili” come la Germania e la Francia. Per ciò che concerne l'Italia Alessandro Iacuelli, in una presentazione del documentario al Presidio di Pian dell'Olmo Sabato 16 giugno, ha dichiarato che, avendo girato l'intera penisola, può a ragion veduta affermare che assolutamente nessuna regione italiana è immune dal fenomeno dello sversamento incontrollato dei rifiuti industriali e/o tossico-nocivi. Tornando alla questione dei paesi “insospettabili” ed al sostanziale ruolo di semplice manovalanza delle criminalità organizzata, il documentario si chiude con la descrizione di un caso tedesco, dove, in mancanza di un'efficace supporto mafioso, una grande azienda è sotto inchiesta con l'accusa di avere in prima persona sversato centinaia di migliaia di rifiuti tossico-nocivi nei fiumi e nelle campagne tedesche. Il tutto con la connivenza delle autorità politiche.
Questo ruolo del potere politico, d'altronde, è presente in tutto il documentario, con le lamentele delle popolazioni e degli stessi magistrati rispetto al ruolo del potere politico e delle forze dell'ordine sia di osservatori impotenti sia di veri e propri complici del tutto. Così termina il documentario: “L’emergenza rifiuti in realtà deve ancora venire, poiché l’interesse per questa merce è enorme. I gruppi d’interesse a livello globale che ruotano intorno ai rifiuti sono enormi e si sbaglia se si vede in questo solo i legami con la Mafia. Mafia e camorra sono solo la parte operativa, loro fanno il lavoro sporco nell’interesse di società che hanno le loro basi nei paradisi fiscali e che dispongono di consulenti finanziari e agenti nelle più importanti borse del mondo. I rifiuti sono un bene mobile e si spostano sempre lì dove economicamente, politicamente e giuridicamente è più vantaggioso”. 
Shevek dell'OACN-FAI
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