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Mo Basta

Riuscita la manifestazione di Cariati
Un migliaio i partecipanti, nel caldo sabato 16 pomeriggio, alla manifestazione promossa a Cariati, in provincia di Cosenza, per ribadire la volonta di autodeterminazione popolare  dei territori: beni comuni da difendere anche come strada possibile per la fuoriuscita dalla crisi.
 
Le attive associazioni locali, affiancate dalla  Rete Difesa del Territorio Franco Nisticò, si sono ritrovate nella  cittadina Jonica, uno dei tanti emblemi di un illusorio sviluppo, rappresentato dalle discariche, prime fra tutte quella della vicina Scala Coeli,  mentre di contro, si tagliano servizi importanti per la vita dei cittadini, ad esempio si  vorrebbe chiudere il locale ospedale.
In un territorio dove l'emergenza  condizione quotidiana e le reazioni sono spesso individuali, la scelta auspicabile  l'affrancamento da quelle cattive politiche economiche e sociali causa non solo della attuale crisi economica ma, soprattutto, male tumorale del vivere civile e della socialità libera. Contro queste oscure forze occorre mobilitarsi, scendere in piazza, per le strade ma non per una allegra sfilata in compagnia, come ormai siamo abituati a vedere in numerose occasioni. Appare, invece, necessario saper individuare e proporre una concreta alternativa che, nel caso della manifestazione di Cariati,  stato ampiamente circoscritta e lucidamente esposta. In una terra come quella calabrese  importante  esaltare le potenzialità presenti in loco, quindi le vocazioni naturistiche, agricole e storico naturali, autentici patrimoni troppo spesso sacrificati in nome delle speculazioni che portano profitto solo a pochi imprenditori e collusi.
Amici e compagni della Rete giungono dall'intera Calabria in auto o bus, infatti la linea ferroviaria ormai  dismessa. E' la Calabria della dignità, da Crotone a Reggio passando per Cosenza, da Francavilla al Tirreno, la Calabria che ha deciso di dire , ancora una volta, Mo' basta delle nostre vite decidiamo noi.
Il corteo parte da un luogo simbolo della cittadina, ossia  dall'ospedale, ormai guscio quasi vuoto. Un corteo che  viene ben presto interrotto dalle sirene di un'ambulanza. Ci si chiede, subito, se il mezzo e il suo malato mai arriveranno a destinazione, dovendo attraversare quella maledetta strada della morte che  la 106 Jonica, a tratti piena di buche e curve insidiose, a tratti a scorrimento veloce. Fra gli interventi nel corteo, quello di un militante del  CSOA Cartella di Reggio Calabria, gi incendiato, e ancora sotto sequestro, (oltre il danno la beffa dell'insidiosa burocrazia). Il centro sociale, occorre ribadirlo, ha dato vita ad una calorosa manifestazione, nelle scorse settimane, che ha visto oltre a una diffusa partecipazione di militanti provenienti da varie parti d'Italia, anche e soprattutto la presenza dei cittadini e delle cittadine del quartiere di Gallico dove sorge per l'appunto il CSOA Cartella. Da Cosenza l'intervento di una militante ricorda l'ordinanza comunale di  sgombero dell'Area Ex Officine ferrovie della Calabria, uno spazio liberato della citt dove hanno sede numerose associazioni e realtà che si occupano di migranti, sociale e cultura dal basso. In altri interventi si  dice, chiaramente, che la crisi non intende  pagarla il popolo né c'è la volontà di lasciarne in mano la gestione a chi l'ha provocata. Monti e Scopelliti sono inchiodati alle proprie responsabilità, insieme alla finanze ed imprese, legali o meno. Sguardi curiosi, e simpatia, molti i cittadini e le cittadine cariatesi che si affacciano e scendono in strada. Uno slogan fra pi sentiti non a caso recita  "senza la gente non si decide niente". Emblematico  quanto detto da una  signora, che lasciato il proprio uscio, si avvicina a un manifestante rivolgendogli le seguenti parole "figlio, diciamolo a Scopelliti, che se ci ammaliamo o abbiamo un emergenza non possiamo andare alla discarica!" I calabresi sono ormai stanchi delle speculazioni di questi ultimi anni: milioni di euro in opere inutili, senza avere pi niente, in cambio. Il ricatto del lavoro  un involucro vuoto  a cui nessuno crede pi. A questo modello vetusto, dove non ci sono persone ma solo pacchetti di voti, scambi di favore da porre in essere si oppone, a Cariati, una socialit altra  per un sabato di riflessione e protesta.
 
Ormai appare evidente  che con le mega opere, il lavoro non  solo precario, il salario comunque rimane pi  basso rispetto agli standard europei e, nel frattempo,  gli utili finiscono nelle solite tasche senza nessun reale risollevarsi del sistema economico. Un sistema che per poter determinare quello di cui c' realmente bisogno, ossia un miglioramento delle condizioni di vita del popolo intero, dovrebbe modificare radicalmente tutto il proprio assetto determinando, così, la sua stessa estinzione, ossia la morte del capitalismo.
 
Dal palco ampio spazio  alle associazioni locali. Si parla delle mancate promesse di sviluppo, delle vuote ricette del futuro, del bene comune e difesa  del demanio, della proposta rifiuti zero enucleata dal professore  Paul Connet.  In definitiva gli interventi finali hanno rappresentato una buona risposta al solito politicante che a mezzo stampa, infangava i manifestanti con sferzate di  antipolitica, qualunquismo e demagogia. La gente scesa in piazza il 16 giugno a Cariati non  solo il popolo dei no, occorre ricordarlo con forza. Si tratta di gente che si pone delle domande, indaga, riflette, si indigna innanzi le ingiustizie,  la Calabria buona che sa proporre soluzioni concrete e reali.
A fine serata fra una  birra e l'immancabile salsiccia con patate o broccoli, (buonissima quella dell'Associazione Le Lampare, fra gli organizzatori) si diffondono sul lungomare di Cariati  le note, stile swing, della Strada Statale 107 bis  e del cantautore Cataldo Perri mentre il mare verde come la notte per citare un musicista che pi o meno nasceva anni fa da quelle parti di costa calabrese, pone, a tutti i presenti, una domanda aperta:  come  possibile che altri uomini e donne vogliano  distruggere una così grande bellezza naturale? 
Oreste
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