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Autogestione o barbarie

Nuove domande vecchie risposte

Da sempre la Fiat ha determinato l’orientamento prevalente nel conflitto sociale dello scontro capitale/lavoro, con atteggiamenti di maggior o minor aggressività a secondo dei periodi.
Adesso, di fronte alla crisi attuale, sta sviluppando un altissimo tasso di aggressività nei confronti dei lavoratori, per scaricarne interamente i costi sulle loro teste. La linea economica e politico/sindacale che sta attuando, attraverso il sig. Marchionne, l’uomo che in questa fase maggiormente rappresenta la Fiat, ha dell’incredibile.
Prima sancisce la chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese per il 31 dicembre del 2011, lasciando nella disperazione migliaia di lavoratori e le loro famiglie. Poi viene messa in atto quella operazione diabolica di esplicito ricatto nei confronti degli operai dello stabilimento di Pomigliano, proponendo un accordo, sottoscritto vergognosamente da Fim Cisl, Uilm, Fismic, Ugl, in cui ci si impegna a portare la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano, in cambio della rinuncia di diritti acquisiti (riduzione del pagamento della malattia, riduzione delle pause di lavoro, aumento delle turnazioni, restrizione pesante del diritto di sciopero). In pratica una forte riduzione di quanto previsto dalle norme contrattuali e delle stesse leggi in vigore. Non contenti della rappresentatività dei sindacati firmatari viene fatto un referendum con l’obiettivo dichiarato che anche i lavoratori dello stabilimento si pronuncino a favore. Questo accordo raccoglie il sostegno aperto da parte della Confindustria, in particolare del presidente in carica sig.ra Marcegaglia, che pensa di estenderlo ad altre aziende, e trova l’appoggio entusiasta del governo. Ma il primo inconveniente di percorso arriva proprio dall’esito del referendum che, malgrado il pesante clima ricattatorio, passa con ben il 40% di voti contrari. Una forte delusione per la Fiat, oltre che per i sindacati firmatari, che inizia ad attuare una fase di rappresaglia e di licenziamenti, 5 lavoratori al momento, contro chi esprime apertamente il proprio dissenso, attuando forme di lotta con scioperi contro i ritmi di lavoro e per il premio aziendale negato.
Il sistema capitalistico, che pure in questi ultimi anni con il sostegno dei vari governi e dei sindacati confederali ha sviluppato un liberismo selvaggio fatto di decentramento, di appalti e sub-appalti, delocalizzazioni, blocco dei salari, limitazioni del diritto di sciopero, privatizzazioni, non aveva osato gettare completamente la maschera, proclamando così apertamente il ricatto: “lavoro in cambio di rinuncia dei diritti”.
Di fronte alla resistenza manifestata dagli operai, sia tramite il giudizio espresso nel referendum, sia attraverso le lotte, il “Marchionne pensiero” ha ipotizzato, per Pomigliano, la creazione di una nuova azienda per la produzione della nuova Panda, scorporata dalla Fiat, nella quale verranno trasferiti tutti quei lavoratori disponibili a sottoscrivere il famigerato accordo “taglia diritti”. Essi verranno rappresentati soltanto dai sindacati firmatari, negando la rappresentanza sindacale a tutti gli altri, dalla Fiom ai sindacati di base. Per completare l’opera, il contratto di riferimento non sarà più quello dei metalmeccanici, ma predisposto ad hoc e dovrà conglobare gli elementi dell’accordo. Infine, l’azienda che si costituirà non aderirà neanche alla associazione degli industriali, per sottrarsi completamente agli obblighi degli accordi generali. È intenzione della Fiat di estendere nel futuro queste condizioni, se otterrà i risultati sperati, a tutte le aziende del Gruppo auto. Una prospettiva che non è difficile immaginare possa poi estendersi, a livello generalizzato, a tutte le aziende. Se dovesse realizzarsi una tale prospettiva, i sindacati firmatari avrebbero contribuito a fornire la corda con la quale si troverebbero impiccati, perché con la generalizzazione di tale linea, sarebbero costantemente sotto ricatto essi stessi.
A dimostrazione che è solo ed unicamente la Fiat, e la sua linea di aggressione capitalistica, a condurre il gioco utilizzando tutti gli altri solo come pedine, dal governo ai sindacati di comodo, arriva l’annuncio dato a sorpresa: quello dell’intenzione di portare la nuova monovolume, prevista alla Fiat di Torino destinata a sostituire la Multipla, in Serbia, spostando gli investimenti, dove le condizioni di sfruttamento e di costi salariali sarebbero più vantaggiose, oltre ricevere contributi da parte di quel governo e ulteriori riduzioni fiscali. Tutto ciò lascerebbe sia il governo italiano che i sindacati firmatari in braghe di tela, inefficienti ed ininfluenti rispetto alle scelte della Fiat.
Visto il quadro della situazione che i lavoratori si trovano ad affrontare, se non vogliono essere preda supina della barbarie capitalista, che senza moralità alcuna passa sopra i loro diritti e i loro bisogni, è necessario che si autorganizzino, sia nel territorio dove si trovano e sia a livello internazionale, rivendicando la riappropriazione dei mezzi di produzione e delle ricchezze sociali per dare alla società un indirizzo d’interesse collettivo e generale.

La Commissione Lavoro della Federazione Anarchica Milanese – F.A.I.

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