Skip to main content

Cerca


Calendario

«  
  »
M T W T F S S
 
 
 
 
 
 
1
 
2
 
3
 
4
 
5
 
6
 
7
 
8
 
9
 
10
 
11
 
12
 
13
 
14
 
15
 
16
 
17
 
18
 
19
 
20
 
21
 
22
 
23
 
24
 
25
 
26
 
27
 
28
 
29
 
30
 
 
 
 
 
 
 

Liberarsi dalla scuola

Educazione libertaria: coerenza tra teoria, mezzi e fini...
Liberarsi dalla scuola

Soprattutto nell’ultimo anno è stato un fiorire d’iniziative, sia divulgative ma soprattutto realizzative, inerenti l’educazione libertaria e il suo concretizzarsi attraverso l’avvio di contesti educativi.
Il corpus teorico ispiratore, e che in qualche modo ne dà le coordinate operative, è molto eterogeneo e, per fortuna dico io, non esiste un vero e proprio “manuale della buona educazione libertaria”.
Vi è semmai una corposa somma esperienziale, e riflessioni legate ad essa, ad opera di diverse persone che soprattutto negli ultimi 150 anni se ne sono occupati in prima persona. Tra i tanti, personalmente prediligo John Dewey, Ivan Illich, Alexander Neill, Paul Goodman, Marcello Bernardi e altri, ma soprattutto ritengo di fondamentale importanza lo studio e la conoscenza della riflessione filosofica di Michel Foucault.
Spesso ci viene chiesto di esplicitare le peculiarità dell’educazione libertaria quasi a sottolinearne, perfidamente, il carattere di irrazionalità e inapplicabilità a qualsiasi contesto. Invece nulla è più facile e naturale che esplicitarne il più profondo significato: educazione libertaria significa “educare alla libertà nella libertà”!
Per fare questo è necessario non esimersi dall’intraprendere una profonda riflessione sui vari nessi che si creano tra educazione e potere e la conseguente azione atta ad offrire relazioni significative, tra individui, di tipo antiautoritario e antigerarchico.
I contesti educativi di tipo libertario hanno dimostrato che è possibile caratterizzarsi per forme di relazione basate sulla libertà, la partecipazione e la condivisione.
Proprio a partire dall’essere in relazione tra soggetti anagraficamente molto diversi – l’obsoleta distinzione tra insegnate e discente -, pone la riflessione educativa libertaria ad essere parte attiva nel superamento ed eliminazione definitiva di strutture e dispositivi di potere che tendono, inevitabilmente, a reiterare modelli sociali gerarchici e di dominio.
La coerenza mezzi-fini non è un vezzo ideologico ma ciò che istituisce la natura profondamente libertaria di un contesto educativo così caratterizzato. Non è possibile usare violenza o metodi coercitivi per accompagnare altri soggetti nella propria formazione antiviolenta e antigerarchica, dicasi lo stesso per competizione e meritocrazia al fine solidaristico e cooperativo.
L’esperienza e la riflessione che su essa ne consegue è uno dei punti cardini dell’agire educativo orientato in senso libertario. Il processo educativo, ma che sarei propenso anche a nominare come auto educativo, è un processo permanente che si sostanzia nella quotidianità e nella dialettica continua tra soggetto e ambiente circostante di cui ne è parte.
I soggetti in giovane età devono essere messi nelle condizioni di poter essere essi stessi al centro dei processi educativi che li coinvolgono dandogli la possibilità concreta di scegliere tra gli innumerevoli stimoli che rispondono ai loro bisogni.
Personalmente ho maturato la convinzione, in quasi un ventennio di attività educativa, che anche il termine “educare – educere – tirare fuori” racchiuda in sé una pratica in un qualche modo autoritaria. L’agire educativo orientato in senso libertario invece valorizza e accompagna nell’espressione le potenzialità caratterizzanti il giovane soggetto. Accompagna quindi nell’educare ad essere, liberamente a scoprirsi, a conoscersi, a sperimentarsi, a dare naturale senso alla propria evoluzione.
È necessario caratterizzare il contesto educativo in modo che quanto avviene al suo interno sia di stimolo conoscitivo, alimenti curiosità e favorisca processi di apprendimento. Accompagni a vivere al meglio la propria vita senza la pretesa di insegnare come fare.
Non si offre quindi modelli precostituiti caratterizzati e determinati da scale valoriali rigide, dogmatiche e immutabili. Ognuno individua autonomamente cosa è meglio per sé e questo vivendo nella dimensione dialogica dell’ascolto, della cura di sé e degli altri evitando conseguentemente anche comportamenti prevaricatori agiti o subiti. Si scopre, o riscopre, il valore naturale del mutuo appoggio.
Nel contesto educativo libertario la realtà si esperisce attraverso una quotidianità dinamica, mutevole, sempre pronta a recepire nuove istanze, necessità, domande e risposte ad esse collettivamente date.
Si supera, ci si auto emancipa dalla visione adulto centrica imperante nelle scuole autoritarie private e di stato. Nel contesto educativo libertario il “sapere” è processo auto costruito valorizzando intelligenze e capacità naturali di ognuno. L’apprendimento di saperi altri, anche di tecnicità conseguenti, non può essere determinato da tempi imposti dall’esterno ma bensì deve essere processo naturale dato da motivazioni che scaturiscano dalla possibilità di sperimentarsi direttamente senza obblighi. Non vi è quindi un “traghettamento” passivo di semplici nozioni da mittente adulto, autoconferitosi tale diritto, a ricevente in giovane età. L’autoformazione del sapere avviene quindi attraverso un approccio multi discorsivo; la materia scolastica così per come l’abbiamo sempre intesa, cessa di esistere. Prende forma la costruzione di un pensiero critico-analitico dato dalla possibilità di scelta di cosa, dove e quando imparare e di conseguenza anche la costruzione di una personalità responsabile e autodeterminata e non eterodiretta. Ma assurgere a valore l’incidentalità del percorso formativo non significa, come qualche detrattore malevole potrebbe rivolgere a critica, casualità e pressapochismo. Significa dare massima espressività alle singole potenzialità e capacità di ognuno stimolando anche riflessioni epistemologiche sul senso del proprio imparare. Accompagnare quindi anche alla costruzione di un soggetto autodeterminato, critico, autonomo.
Da ciò ne deriva che la relazione tra soggetto in giovane età e soggetto adulto – che identifico nella figura di “accompagnatore” – non può mai essere di tipo autoritario, gerarchico e dirigista. L’adulto al più offre, si pone al servizio di, media, aiuta a disvelare latenze e significati delle esperienze insieme esperite all’interno del contesto educativo. La reciproca messa in discussione l’uno dell’altro avviene nel qui e ora.
Un qui e ora dato dall’esperienza dimensionale di tipo comunitario, dal vivere associato e in continua relazione con sé, gli altri e l’ambiante ospitante.
L’assemblea, dai piccoli gruppi di lavoro alla generalità plenaria, rappresenta la massima espressione di modalità organizzativa del contesto educativo libertario.
È attraverso il metodo assembleare che si ricerca sintesi condivisa sulla formulazione di metodi, spazi e tempi di vita comune. Attraverso l’assemblea si ricerca il superamento dei conflitti in modo non autoritario ma bensì attraverso un continuo dialogo, ascolto e mediazione.
Metodo assembleare e autogestionario caratterizzano in modo esclusivo i contesti educativi libertari proprio perché le decisioni vengono prese dai soggetti direttamente interessati in proporzione agli effetti della decisione su se stessi.
Ecco perché l’educazione libertaria ritiene antitetica, rispetto al suo essere e al suo agire, un sistema valutativo codificato in scale meritocratiche, di voto e prestazione attraverso qualsiasi forma di interrogazione, compito, esame (fondamentale la riflessione foucoultiana proprio sul nascere delle discipline e dei loro esami…).
La valutazione, se ritenuta necessaria, avviene attraverso forme condivise di riflessione in cui insieme si “interroga” l’esperienza e su quanto si è appreso, o meno, da essa.
Quanto si evince, fin qui scritto, è che un approccio e un metodo educativo di tipo libertario, per certi versi complessifica ma è proprio questa la sfida e ben sappiamo però quanto gratifichi la libertà nella libertà!

Ci sarebbe ancora molto da scrivere, soprattutto sui processi decostruttivi per chi, adulto ed “educato” in modo e in contesti autoritari – in primis la scuola ma anche la famiglia – decide di dedicarsi alla creazione di contesti educativi di tipo libertario ma, per ora, mi fermo qui…

Paolo Masala (Milano)

Premium Drupal Themes by Adaptivethemes