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La transizione ad una svolta?

Egitto: fra rivoluzione e contro-rivoluzione
Egitto, Port Said. 74 morti e quasi 400 feriti (di cui 150 in gravi condizioni) causati, al termine della partita di calcio, dalla feroce aggressione dei tifosi della squadra del Al-Masri di Port Said contro quelli della cairota Al-Ahly, hanno avuto l’effetto di riaccendere improvvisamente la tensione nel paese.
Gli incidenti si sono verificati al termine della partita vinta dalla squadra di Port Said per 3-1, quando i sostenitori del Al-Masri hanno invaso il terreno di giuoco e poi aggredito i supporters della squadra ospite, bersagliandoli con sassi, bottiglie e bastoni e, dicono alcuni testimoni, anche coltelli.
Il risultato è stato tragico: oltre ai morti per i colpi ricevuti, moltissimi decessi si sono avuti sia a causa di caduta dalle gradinate che per soffocamento, quando gli aggrediti si sono accalcati in un lungo sottopassaggio per tentare di sfuggire agli attacchi degli avversari.Se da subito i tifosi cairoti hanno lanciato accuse precise circa “l’inefficienza” del servizio d’ordine della polizia, affermando che questa si era semplicemente limitata ad osservare gli scontri senza intervenire dopo avere addirittura aperto i cancelli che separavano le due tifoserie, il Ministro dell’interno ha replicato candidamente che la polizia aveva dapprima tentato di respingere gli aggressori ma che era poi stata sopraffatta, mentre lo SCAF (Supreme Council of the Armed Forces), la giunta militare al potere, ha dichiarato che verrà aperta un’inchiesta per fare luce sull’accaduto.
Da parte sua, il primo ministro Kamal al-Ganzouri, nominato dai militari, ha annunciato lo scioglimento della Lega calcio egiziana e le dimissioni del Governatore e dei principali responsabili della sicurezza a Port Said. A loro volta, i Fratelli Musulmani, vincitori delle ultime elezioni politiche, per bocca del presidente del Parlamento Said Al-Katatni, hanno fatto sapere che la rivoluzione è in pericolo e che la strage è stata un colpo di coda dei sostenitori dell’ex Presidente Mubarak, mentre un gruppo di deputati ha chiesto lo scioglimento immediato dello SCAF.
A di là delle dichiarazioni governative e delle prese di posizione delle varie forze politiche, sin dal giorno successivo al massacro migliaia di cittadini della capitale si stanno scontrando violentemente con la polizia (si calcolano 390 feriti solo nella prima giornata) tentando di raggiungere la sede del Ministero dell’Interno al grido di «Sanno bene come proteggere un Ministero ma non sanno come proteggere uno stadio» e «Abbasso la Giunta militare», «Questa è una vendetta dei militari, non un incidente sportivo».
E’ ben noto, infatti, che i tifosi cairoti del Al-Ahli, la tifoseria meglio organizzata del paese, hanno partecipato attivamente durante tutte le iniziative che un anno fa portarono alla caduta della dittatura di Mubarak e, in seguito, a tutte le successive manifestazioni contro la Giunta, fornendo un decisivo supporto organizzativo e, all’occorrenza, difensivo durante le occupazioni di Piazza Tahrir. Per questo motivo, è ormai voce popolare che i fatti di Port Said rappresentino una sorta di vendetta nei loro confronti, una versione dei fatti confermata anche da una dichiarazione ufficiale degli “Ultras Al-Ahli” in un loro comunicato alla stampa. Anche dal campo avverso, quello del Al-Masri, si levano però parole di condanna: “Avevamo vinto noi, avevamo sconfitto Al-Ahli per la prima volta. Avremmo dovuto festeggiare, non aggredirli” é stato scritto su una pagina di Facebook.
Qualunque sia stata l’origine della sanguinosa aggressione, le accuse ed i sospetti che hanno seguito la vicenda di Port Said hanno portato ancora una volta in evidenza come in Egitto sia in corso un braccio di ferro tra la giunta militare e la popolazione, all’interno della quale la componente di matrice islamica è risultata predominante nello scorso Novembre, quando, confermando una tendenza già rivelatasi nelle elezioni tunisine e marocchine, il partito “Libertà e Giustizia” (FJP) dei Fratelli Musulmani aveva ottenuto il 44% dei seggi alle elezioni della Camera bassa del parlamento (l’Assemblea del popolo), le prime dopo la cacciata di Hosni Mubarak. E proprio l’affermazione elettorale del partito FJP fa sì che i militari stiano procedendo con i piedi di piombo nel cedere il potere ad un futuro governo civile, al cui interno, oltretutto, gli odiati e in passato ferocemente perseguitati Fratelli Musulmani avrebbero senza alcun dubbio la maggioranza dei seggi. Resta comunque il fatto che, alla lunga, anche in Egitto governerà una maggioranza islamista perché, volenti o nolenti, i militari dovranno prima o poi decidersi a cedere, a meno che non intendano opporsi con la forza, cosa che i loro protettori statunitensi non vedrebbero certo di buon occhio proprio mentre sono alle prese con il problema Iran.
Da rimarcare inoltre che a fine Gennaio sono iniziate le elezioni per la nomina dei membri della Camera alta (il“Consiglio della Shura”) il cui iter, alquanto macchinoso, prevede l’elezione diretta di 180 membri su un totale di 270. I rimanenti 90 seggi verranno assegnati attraverso un processo di nomina diretta da parte del nuovo presidente, il quale dovrebbe essere eletto tramite consultazione popolare entro il mese di giugno.
In questo caso, dato che il potere della Shura è meramente consultivo, si è registrata un’affluenza alle urne inferiore a quella straordinaria di Novembre. Proprio per questo motivo però, la capacità di mobilitare i suoi seguaci potrebbe risultare decisiva nell’assegnare al partito “Libertà e Giustizia” (FJP) una maggioranza ancora più forte di quella ottenuta all’Assemblea del popolo. Se poi si considera che il Consiglio della Shura dovrà eleggere, insieme alla Camera bassa, i cento membri della assemblea incaricata di scrivere la nuova Costituzione, si può comprendere come il nuovo testo, a dispetto dei militari, verrà sicuramente influenzato dalla presenza massiccia dei Fratelli Musulmani tra gli estensori. Il successivo passo per traghettare definitivamente l’Egitto fuori dalla dittatura sarà costituito dalle elezioni di giugno che nomineranno il nuovo Presidente della Repubblica, al quale i militari dovrebbero, secondo i patti, cedere definitivamente il potere. Resta a questo punto il problema di quale sarà la politica interna ed estera del nuovo governo. Dalla Camera bassa sono stati ultimamente emessi comunicati che, se per un verso lodavano l’operato dello SCAF, dall’altro insistevano sulla necessità di punire in maniera esemplare coloro che si sono macchiati di sangue durante le rivolte, comprendendo, quindi, anche l’operato degli uomini delle Forze armate durante e dopo i fatti che hanno abbattuto Mubarak. Il significato di questi comunicati appare senza dubbio come il tentativo di mantenere buoni rapporti con i militari, senza rinnegare, al tempo stesso, una delle principali richieste della piazza, tra le quali si devono citare anche la fine del fondamento autoritario dello stato e dell’abuso di potere da parte della classe dirigente, della impunità per le forze di Polizia e dell’Esercito, della burocrazia corrotta e, per finire, l’avvio di una significativa riforma per la giustizia sociale.
Ai comunicati del Parlamento, le principali componenti del “Movimento di Piazza Tahrir” hanno risposto con un loro messaggio indirizzato ai parlamentari nel quale, pur congratulandosi perché l’assemblea è il risultato delle prime elezioni libere dopo ben 60 anni, tuttavia sottolineano ancora una volta che le richieste popolari sono ben lungi dall’essere state soddisfatte. Ed è una critica da non sottovalutare se si considera che la voce della piazza è ancora molto forte, come stanno dimostrando le quotidiane manifestazioni dopo i fatti di Port Said, Il prossimo futuro ci dirà se il Parlamento ed il Governo, una volta al potere effettivo, intenderanno soddisfare le richieste delle migliaia di dimostranti di Piazza Tahrir, oppure se, come invece si teme, la ragion di Stato avrà la meglio. Ci auguriamo che, nel secondo caso, la risposta sia ancora una volta quella della rivolta di piazza. Quella rivolta di piazza che da giorni sta infiammando le strade del Cairo

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