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N. 27 anno 90

Umanità Nova, n. 27 del 1 agosto 2010, anno 90

Da nord a sud i CIE bruciano

Una settimana di rivolte nei centri di identificazione ed espulsione di tutta Italia. Da Gradisca d’Isonzo a Trapani, da Torino a Milano, gli immigrati rinchiusi nei lager hanno dato vita a battaglie che, in alcuni casi, si sono positivamente concretizzate con la fuga e la libertà.
La prima rivolta si è consumata a Trapani, nella notte tra il 13 e il 14 luglio, all’interno del famigerato “Serraino Vulpitta”. Le proteste e il rifiuto del cibo hanno innescato uno scontro che ha coinvolto decine di immigrati. Suppellettili danneggiate, alcuni agenti che hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche, quattro arresti per resistenza e lesioni, e almeno quindici immigrati che sono riusciti a far perdere le loro tracce.
Che le bugie abbiano le gambe corte, ce l’hanno insegnato fin da piccoli. Ma, a quanto sembra, non a tutti se è vero che una “strana” querela è stata presentata dalla ONLUS “Comunità solidaristica Popoli” (organica struttura della ragnatela dei fascisti del terzo millennio) contro l’associazione Umanità Nova, il gruppo C. Cafiero di Roma aderente alla F.A.I. ed il Collettivo “Lavori in Corso” operante all’interno dell’Università Tor Vergata di Roma e per la quale è stato sentito dai carabinieri di Parma – in presenza del proprio avvocato – il presidente dell’associazione Umanità Nova.
La “stranezza” – che, per molti aspetti e per i soggetti protagonisti, appare invece dotata di una logica machiavellica subdola e perversa – è dovuta al fatto che l’estensore della querela, il presidente della ONLUS Franco Nerozzi, abbia deciso di presentarla contro ignoti (e non a mezzo stampa), evitando di interessare la Procura di Massa dove è registrato il nostro settimanale, preferendo affidare il compito delle indagini alla Procura di Verona. E proprio qui sta il punto.
Marchionne alla conquista della Serbia

All’interno della strategia Fiat, la fase post-Pomigliano era partita con la lettera che l’AD Marchionne aveva indirizzato ai suoi dipendenti lo scorso 9 Luglio, quasi 3 settimane dopo la batosta del referendum tra gli operai del sito industriale campano. Uno smacco che aveva lasciato i più fervidi sostenitori del nuovo corso Fiat e della Fabbrica Italia, il ministro Sacconi ed i leader della Cisl e della Uil, con la bocca aperta ed un filo di bava pendente dall’angolo della bocca medesima.
Come era scontato però, dopo la prima botta i cervelloni della Fiat si erano prontamente messi al lavoro per raggiungere un obbiettivo cruciale: mantenere l’impegno preso con il Governo e con i “Sindacati che ci stanno” partendo ad ogni costo con l’operazione Nuova Panda a Pomigliano, nonché, al tempo stesso, regolare definitivamente i conti con la Fiom e con i sindacati di base, ovvero con quelli che invece non ci stanno...
Nuove domande vecchie risposte

Da sempre la Fiat ha determinato l’orientamento prevalente nel conflitto sociale dello scontro capitale/lavoro, con atteggiamenti di maggior o minor aggressività a secondo dei periodi.
Adesso, di fronte alla crisi attuale, sta sviluppando un altissimo tasso di aggressività nei confronti dei lavoratori, per scaricarne interamente i costi sulle loro teste. La linea economica e politico/sindacale che sta attuando, attraverso il sig. Marchionne, l’uomo che in questa fase maggiormente rappresenta la Fiat, ha dell’incredibile.
Torino. Rivolte, occupazioni, resistenza alle espulsioni

Un’altra estate calda sul fronte delle espulsioni. Lo scorso anno gli accordi con la Libia per i respingimenti in mare hanno condannato migliaia di profughi delle guerre nel corno d’Africa ad atroci odissee tra le galere di Gheddafi e il deserto. La morte in agguato, la vita appesa ad un filo. Alla faccia delle convenzioni ONU, del diritto di asilo ed altre amenità come i “diritti umani”.
Quest’anno il governo Berlusconi ha sottoscritto un accordo con l’Algeria e la Tunisia che consente espulsioni rapide e di massa verso i due paesi del nordafrica.
Il 12 luglio in un’intervista a “La Padania” Maroni aveva dichiarato: è “un passo meno eclatante dal punto di vista mediatico rispetto all’accordo con la Libia e tuttavia è ugualmente, e sottolineo ugualmente, importante”.
La prima conseguenza dell’accordo è stata la diramazione di un telegramma a tutte le prefetture perché provvedessero alle scorte in vista dell’espulsione dei tunisini e degli algerini rinchiusi nei CIE.
La notizia crea fermento nei CIE di Trapani, Milano, Gradisca, Roma.
Gradisca

Nella notte di sabato 24 luglio esplode l’ennesima rivolta all’interno del centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Tutto parte da un tentativo di espulsione di uno o più tunisini: per resistere, i reclusi salgono sui tetti delle celle e la polizia risponde, come altre volte, con un fitto lancio di lacrimogeni. Dopo poco tempo i reclusi di un’altra area trascinano i materassi in cortile e li incendiano per sviare l’attenzione dei poliziotti. È a questo punto che uno dei migranti sul tetto viene colpito da un candelotto lacrimogeno e cade sui materassi in fiamme ustionandosi in modo talmente grave che dev’essere portato in ospedale a Udine. Per diverse ore non sarà possibile avere sue notizie. Domenica il ferito viene riportato all’interno del CIE in condizioni critiche ma per fortuna meno gravi di quello che si temeva e lunedì viene visitato da un avvocato solidale.
Il martedì successivo il detenuto che aveva opposto resistenza all’espulsione viene processato per direttissima e condannato a 9 mesi di reclusione, per resistenza e violenza contro pubblico ufficiale.
La questione dell’acqua pubblica

Dedichiamo queste pagine alla questione “acqua”. Il motivo principale è il progetto governativo di (ulteriore) privatizzazione dell’acqua e la conseguente raccolta di firme per indire un referendum abrogativo dell’eventuale legge.
Ma su questa questione, per chi segue Umanità Nova, abbiamo avuto modo di intervenire più volte. L’acqua, assieme all’aria, è un paradigma di libertà. Privatizzarla vuol dire conculcare una libertà vitale. Il termine vitale, lo capisce anche un bambino, è più significativo (più importante, più essenziale) di termini come fondamentale, costituzionale, civile, etc.
Dicevamo dell’eventuale legge. Il governo, a dispetto della sua protervia, non ha avuto il coraggio di varare una legge che privatizza – tout court – l’uso dell’acqua. Ha varato una direttiva, ha imposto vincoli di bilancio, ha stabilito norme, ha scritto circolari interpretative che costringano i comuni (i soggetti detentori della delega pubblica all’uso dell’acqua) alla privatizzazione.
Quarant’anni di fallimenti fortemente voluti

“Il coinvolgimento del settore privato non è una cattiva cosa; non saremmo credibili se non ottenessimo la partecipazione del business; abbiamo bisogno di portare all’interno della nostra agenda l’energia delle corporation se vogliamo svolgere al meglio i nostri compiti”.
Così affermava candidamente Nitin Desai segretario generale del Summit sullo sviluppo sostenibile, che l’ONU organizzò a Johannesburg nel luglio 2002.
L’obiettivo del summit era di dimezzare il numero di persone senza accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base entro il 2015. Niente di tutto ciò sarà ottenuto. Secondo le proiezioni, saranno almeno due miliardi le persone che nel 2020 non avranno accesso sufficiente all’acqua potabile.
Il mancato raggiungimento degli obiettivi proposti è stata una costante dei summit dell’ONU sull’ambiente e sull’acqua negli ultimi quaranta anni.
La penuria artificiale voluta dalle multinazionali

Nel 1992 la conferenza internazionale di Dublino sull’acqua e sull’ambiente stabilì l’ideologia e gli slogan su cui si doveva basare la privatizzazione dell’acqua: l’acqua è un bene sempre più raro e in via di esaurimento, l’acqua ha un costo economico e quindi deve essere soggetta a regole di mercato. Quando si tratta di slogan ufficiali, non ci si deve sforzare molto per capire quale sia la verità dietro il fumo della propaganda: di solito è l’esatto contrario di ciò che ci viene detto.
Per un uso civico e collettivo dell’acqua

Dalla legge Galli del 1994 al decreto Ronchi del 2009, la lunga marcia verso la privatizzazione dell’acqua sta arrivando alla sua meta.
L’Italia è un paese ricchissimo di fonti e sorgenti. Non c’è un luogo del belpaese che non abbia una sua naturale risorsa di acqua.
Quale grande affare per le multinazionali poterci mettere le mani sopra e completare quello sfruttamento della risorsa acqua iniziato ben prima del ’94 con l’utilizzazione delle sorgenti di acque minerali!
L’Italia è il maggior consumatore mondiale di acqua in bottiglia: con 270 marchi circa presenti sul mercato e un consumo annuo di 200 litri pro capite rappresenta una golosa torta da spartirsi tra le multinazionali del settore. Danone e Nestlè, prime fra tutte, ci hanno affondato ben bene le mani.
Lo sfruttamento di queste fonti a scopo commerciale, priva, ulteriormente, di una risorsa fondamentale le comunità residenti nelle zone dove si trovano le sorgenti.
Quindi, mentre da una parte la privatizzazione dell’acqua è una realtà già attiva e fiorente, dall’altra ci si sta muovendo per dare il colpo finale al quel poco che di acqua pubblica è rimasto.
Martedi 20 luglio il Coordinamento Anarchico Palermitano ha dato vita a un presidio informativo a nove anni dai tragici fatti del G8 di Genova. Nel ricordare Carlo Giuliani, ammazzato per strada da un carabiniere, gli anarchici hanno ricostruito le dinamiche con cui gli apparati repressivi cercarono di stroncare il movimento antiglobalizzazione durante quei tre giorni di mobilitazione contro i potenti del mondo. Alla manifestazione, che si è svolta in centro storico, hanno partecipato anche altre realtà del movimento cittadino, in particolare il Collettivo “20 luglio” di Scienze Politiche. L’iniziativa è servita anche a denunciare l’attuale inasprimento della repressione e il progressivo restringimento della libertà e dei diritti che proprio a Genova furono sospesi in maniera plateale al punto che, da quel luglio 2001, l’Italia non è stata più la stessa.

Gruppo anarchico
“A. Failla” - FAI Palermo e Trapani
La sera del 19 luglio, ad oltre sette mesi dallo sgombero, il Centro Sociale Autogestito di Udine ha compiuto un’azione dimostrativa evidenziando con striscioni otto tra i numerosi edifici che in città si trovano da anni in stato di totale abbandono
Gli spazi vuoti non mancano! Ma evidentemente si preferisce abbandonarli al degrado piuttosto che adibirli ad attività utili per la collettività (clamoroso il caso del camping costruito oltre venti anni fa per “Udine ‘90” e mai utilizzato). Nello stesso modo lo sgombero ha riconsegnato al degrado quell’edificio di via Scalo Nuovo che il CSA aveva sottratto all’abbandono, pulito (sei camion di detriti portati via), sottoposto a manutenzione ordinaria e straordinaria, e adibito a contenitore di un’ampia attività musicale, culturale, sociale e politica autogestita. Ora le gelate invernali hanno prodotto la rottura dei tubi dell’acqua e il cortile sta rapidamente tornando alla condizione di discarica abusiva in cui si trovava prima del 2 giugno 2006.
Rivendichiamo con forza la riapertura di uno spazio autogestito contro la mercificazione ed omologazione della cultura e contro una politica ridotta a bassa gestione di interessi personali e clientelari!
Si è conclusa domenica pomeriggio la tre giorni di iniziative e propaganda a sostegno di Umanità Nova svoltasi a Torano, una frazione di Carrara immersa nelle cave di marmo, i giorni 16/17/18 luglio.
Tre giorni intensi di incontri, dibattiti e convivialità che hanno avuto come punto centrale il settimanale. Si è iniziato il venerdì con l’incontro con la redazione e la presentazione del libro di Massimiliano Ilari, Parole in libertà. Il dibattito con i lettori si è focalizzato sul problema dei (nuovi) costi di spedizione. Lo scherzetto giocato dal governo, che ha abolito le agevolazioni sulle tariffe postali riportandole al costo effettivo, sta consumando una bella fetta delle entrate del giornale. A seguire, Massimiliano ha illustrato ai presenti il suo volume che racconta la storia di Umanità Nova dal 1944 al 1953.
Dopo cena i presenti hanno potuto godersi i concerti de Gli Avanzi di balera prima e degli Addetti alla nostalgia Soc. Coop.
Il giorno successivo l’attenzione si è spostata su i CIE e in particolare sul progettato CIE toscano.
Giovedì 15 luglio, in occasione della preannunciata visita dell’onorevolissimo D’Alema, e della ex ministra Livia Turco, un gruppetto di ragazzi e ragazze forlivesi, (alcuni aderenti al Partito Comunista dei Lavoratori, altri libertari) si è dato appuntamento di fronte al festival democratico del Ronco, luogo prestabilito per ricordare a questi neo riscoperti paladini della giustizia, della pace e della libertà i loro trascorsi non proprio edificanti.
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