Il primo marzo ha avuto un inizio piuttosto lento ed elaborato.
La novità della chiamata alla mobilitazione era piuttosto inusuale, tra il desiderio reale e il virtuale. Come tutte le iniziative che vengono “lanciate nella rete” e dove il contatto umano viene a mancare, anche iniziative sicuramente importanti (questa viene lanciata in Francia e ha preso un carattere europeo) in genere non bucano. Lo sviluppo delle iniziative è andato via via sviluppandosi in modo diverso a seconda delle situazioni e dei posti di lavoro. Una cosa appariva evidente: solo l’idea che gli immigrati decidessero uno sciopero “di categoria” ha mandato in confusione non poche organizzazioni sindacali e padronali. Le reazioni scomposte e razziste della destra al potere danno anche il segno delle paure che ha chi governa questo paese: se dalla consapevolezza di essere sfruttati come schiavi si passa a quella di poter diventare una forza sociale e “politica” capace di unire i lavoratori di tutto il mondo e di considerare la propria casa tutto il mondo, allora a costoro comincerebbe a rizzarsi il pelo per la paura. Da Rosarno a Castel Volturno fino ad arrivare a Via Padova a Milano, passando per le numerose rivolte nei Cie di mezza Europa durante il 2009.