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Umanità Novant'anni


Inserto di 8 pagine in occasione dei 90 anni della testata anarchica Umanità Nova, in Umanità Nova, n. 7 del 28 febbraio 2010, anno 90

«Ci incamminiamo verso l’ineluttabile.» Così Nella Giacomelli – l’ideatrice del nome della testata – scriveva Il 9 ottobre 1919 nella “Circolare-Annuncio” della redazione in cui si ponevano le basi teoriche e pratiche per l’uscita del quotidiano anarchico Umanità Nova. Così siamo convinti anche noi, dell’attuale redazione, di incamminarci verso l’ineluttabile: ciò di cui è vano qualsiasi tentativo d’arresto.
Sì, perché le condizioni sociali ed economiche presenti impongono – ora più che mai – che Umanità Nova sappia divenire uno strumento (oltre che un mezzo) di comunicazione in grado di presentare e di promuovere l’agire pratico degli anarchici, il loro sapersi organizzare con il movimento d’opposizione radicale all’esistente, in modo da sperimentare in tutti gli ambiti – dove lo scontro sarà ineluttabile – l’Umanità Nova che verrà!
La nostra storia comincia nel lontano 1909. Dai maggiori esponenti di quella che si chiamava allora la corrente antiorganizzatrice, cioè i milanesi Ettore Molinari e Nella Giacomelli, venne l’idea di trasformare in quotidiano il foglio che possedevano, «La Protesta Umana». Fu la prima idea di un quotidiano anarchico e non solo un’idea: «La Protesta Umana» uscì quotidiano per quasi un mese poi fu interrotto per ovvie ristrettezze finanziarie, problemi di distribuzione e anche di pubblico. Era quello un momento particolare e l’esperimento sembrava non dovesse aver più un seguito. Però l’idea era nata e la Giacomelli e Molinari daranno un contributo fondamentale nella fase successiva.
Avere tra le mani il numero 1 dell’Anno I (26-27 febbraio 1920) di Umanità Nova fa uno strano effetto: quasi una vertigine nell’avvertire lo spazio temporale che ci separa da quel primo, storico, numero del quotidiano anarchico e la constatazione di come dopo novanta anni di conflitti, speranze, tragedie, rivoluzioni ci troviamo ad affrontare un’irrisolta questione sociale, mentre il mondo precipita in ulteriori abissi senza senso e senza libertà. Una libertà non astratta o separata dal principio di uguaglianza come quella dei liberali, ma una libertà sostanziale dal bisogno, dall’oppressione e da tutte le forme di sfruttamento. In coerenza, appunto, con l’impegno per l’emancipazione dei salariati, Umanità Nova scelse pure di uscire nelle prime ore della sera “per evitare di far lavorare gli operai della tipografia, di notte” come annunciato da Errico Malatesta, ossia il principale animatore di quell’avventura editoriale, resa possibile da una grande sottoscrizione nazionale e internazionale. Anche l’illustrazione grafica, in prima pagina, rappresentava simbolicamente il sole nascente di un’umanità nova illuminante uno schiavo nell’atto epico di alzarsi e cercare di infrangere le catene, sopra una distesa di resti umani, risultato di guerre, miseria e sfruttamento.
I giornali anarchici, testate e tirature in quantità non trascurabili, subiscono la stessa sorte che viene riservata a tutta la stampa che fa riferimento al movimento operaio e socialista, ai popolari ed infine allo schieramento democratico in genere. Le aggressioni avvengono in sequenza: prima tocca agli organi quotidiani di battaglia militante – è il caso di “Umanità Nova” e del socialista “Avanti!” – infine ai periodici di riflessione culturale e di dibattito teorico. La consistenza delle testate del movimento anarchico passa così da 28 nel 1921 a 3 nel 1926!.
La vicenda di “Umanità Nova” – prima quotidiano a Milano con le pubblicazioni interrotte in concomitanza dei fatti del Diana, poi a Roma dove esce a periodicità settimanale e varia fino alla chiusura definitiva nel 1922 – è puntualmente seguita e documentata con uno speciale dossier della direzione generale di Pubblica Sicurezza.
Stati Uniti, Argentina e Francia

Stati Uniti (1924-25)
Tra il settembre 1943 e l’ottobre 1944 l’edizione fiorentina di «Umanità Nova» ospita una piccola serie di articoli riguardanti le donne e il loro ruolo nella resistenza che assumono un significato importante per comprendere quanto e come le donne libertarie intendessero la propria lotta di liberazione dalla duplice oppressione della dittatura mussoliniana e del patriarcato.
Gli articoli, redatti non per semplice solidarietà alla lotta di una soggettività oppressa, ma con lo scopo politico di esortare le donne alla lotta antifascista, affinché se ne assumessero da protagoniste la responsabilità rivoluzionaria, non cedono al moralismo anche quando trattano la difficile questione della prostituzione, pratica diffusa per recuperare un tozzo di pane, e dilagante, ben oltre quella legalizzata dalla dittatura, all’arrivo delle truppe angloamericane a Firenze.
Il nostro posto donne è oggi più che mai al fianco degli uomini che lottano per la libertà. Ricordate che se non prenderemo il nostro posto, se non condivideremo con tutte le nostre forze il lavoro dei nostri compagni, non potremmo pretendere di vivere da pari a pari, poiché la libertà si conquista e non si mendica, né si accetta in dono.
Il crollo del fascismo (luglio 1943) ed il successivo armistizio (settembre 1943), contribuirono ad alimentare l’entusiasmo dei militanti anarchici che, a seguito di questi due avvenimenti, seppure con molta fatica, presero a riallacciare in modo più organico la rete dei contatti.
Analizzando nello specifico l’edizione romana di «Umanità Nova», edita all’inizio dall’allora Federazione Comunista Libertaria Laziale per poi passare successivamente sotto la gestione della Federazione Anarchica Italiana (FAI), emergono alcuni importanti spunti di riflessione.
Il giornale fin da subito fu contrassegnato, nella sua impostazione, da molte delle caratteristiche del pensiero libertario: organizzazione interna non definita in termini assolutamente rigidi, ma vincolata ai mandati congressuali, che ne stabilivano anche le figure redazionali fisse; individuazione di una rete estesa di collaboratori frequenti; possibilità di ogni lettore di interagire con il giornale, tanto che un numero consistente degli articoli pubblicati sarà opera proprio di occasionali collaboratori; assoluta libertà circa gli argomenti da trattare e, soprattutto, riguardo al contenuto di essi; diffusione affidata in gran parte alle capacità dei militanti.
UMANITA’ NOVA. Firenze. Il primo numero porta la data del 10 settembre 1943 e in tutto vengono stampati 15 numeri a quattro pagine con scadenza irregolare. La ripresa delle pubblicazioni della storica “Umanità Nova” fondata a Milano da Errico Malatesta nel febbraio 1920 (e poi treasferita a Roma in seguito all’incendio della tipografia e della redazione ad opera dei fascisti) viene decisa a Firenze in una riunione tenuta il 5 settembre 1943 su iniziativa di Pasquale Binazzi: il primo numero esce clandestinamente il 10 settembre. La pubblicazione e la diffusione del giornale viene comunque perseguitata dalle autorità alleate d’occupazione tanto che il responsabile e stampatore, l’individualista Lato Latini che si è rifiutato di assolvere le questioni legali sulla stampa, viene condannato a 5 anni di reclusione. La tiratura del foglio raggiunge le 8.000 copie negli ultimi numeri, il primo numero è stato stampato in 1800 copie.
“Salute a voi, o compagni d’Italia e di tutti i paesi; noi, dopo un lungo e forzato silenzio, riprendiamo con immutata fede il nostro posto di battaglia per la liberazione di tutti gli oppressi” è l’esordio di “Umanità Nova”nel suo primo titolo “Risorgiamo”.
Una polemica con “L´Espresso”

Alla fine del 1959 il settimanale “L´Espresso” pubblicò, per circa due mesi, una lunga ricostruzione della Guerra civile spagnola, conclusasi vent´anni prima (1939) con la vittoria del generale Francisco Franco sostenuto dai regimi fascisti europei. Gli articoli, apparsi dal numero 29 al numero 37 portavano la firma di Manlio Cancogni, scrittore e giornalista famoso negli anni del boom economico.
«In tutte le attioni humane quasi di necessità convien che succedano de gli errori: ma dove più facilmente, in più diversi modi, et più ne possono accadere che si avengano nello stampare i libri, non ne so imaginare alcuna. Et parmi la impresa della correttione di essi veramente poterla assimigliare al fatto di Hercole intorno all’Hydra de i cinquanta capi: percioché sì come quando egli col suo ardire, et forze le tagliava una testa, ne rinascevano due, così parimenti mentre co ‘l sapere, et con la diligentia, si emenda un errore, le più volte s’mbatte che ne germogliano non pur due, ma ancho tre et quattro, spesse fiate di maggior importanza, che non era il primo...»
(Prefazione del Tipografo Cavallo all’opera di Achille Fano Alessandro, Venezia 1563)

Due parole da parte del tipografo

Questo numero di Umanità Nova esce con un nuovo formato, oltre che con una nuova testata e una grafica lievemente diversa, questo perché la Cooperativa Tipolitografica di Carrara, luogo da cui scrivo e in cui viene stampata “Uenne” al pari di altre testate di movimento in lingua italiana, si è dotata di una “nuova” macchina da stampa.
http://www.umanitanova.org/

C’era davvero bisogno di un nuovo sito internet per Umanità Nova?
Per chi l’ha ideato, modellato, costruito pezzo per pezzo, sperimentato, curato per più di un anno sì.
Seguendo l’evoluzione del web e delle possibilità che sono venute a dischiudersi, il nuovo spazio in cui trovare i numeri di Umanità Nova virtuali è diventato più interattivo, dinamico, personalizzabile nella fruizione dei contenuti da parte degli utenti. Si possono ricercare gli articoli in base al contenuto trattato, alle rubriche, al numero di appartenenza. Insomma faciliterà di molto le ricerche sui suoi contenuti. E’ possibile, inoltre, visualizzare, per ogni articolo, altri contenuti simili per argomento. Da mera riproduzione della versione cartacea, insomma, diviene contenitore fluido, labirinto di parole in cui perdersi seguendo le trame della propria ricerca, per approfondire, rileggere, riscoprire. Dare uno sguardo al calendario per vedere gli ultimi eventi in programma o controllare i bilanci del giornale.
Ripubblichiamo

Carissime lettrici e lettori, compagne e compagni, [...] Cogliamo l’occasione di queste righe di saluto per ribadire alcune linee di lavoro che come collettivo redazionale collegiale abbiamo cercato di portare avanti in questo anno e qualche mese di incarico.
Umanità Nova è un settimanale con pochi mezzi.
Banale si dirà, però non sempre questo viene tenuto nel debito conto. Abbiamo nel cassetto materiale per stampare 64 pagine mentre ve ne trovate per le mani solo 8.
Ci scusiamo quindi con quanti non troveranno pubblicati gli ultimi contributi che ci sono stati inviati così come con coloro che ancora aspettano di vedere pubblicati interessanti contributi al dibattito che ci sono pervenuti negli ultimi mesi del 2009.
Ribadiamo che il taglio “giusto” per interventi su un giornale settimanale di 8 pagine è una cartella e mezza (in corpo 12), quindi intorno alle 5.000 battute (spazi compresi); per le notizie stare sulle 3000 battute; per i comunicati 800. Più saranno i collaboratori che si attengono a queste misure e migliore (secondo noi) sarà il prodotto editoriale che vi troverete fra le mani; con una maggiore quantità di informazione anche se, forse, a scapito dell’approfondimento.
Incontro con Umanità Nova su:

Novant’anni e non li dimostra. Così vorremmo poter dire di Umanità Nova, storico giornale d’informazione anarchica in lingua italiana fondato nel febbraio 1920 da Errico Malatesta; un giornale che da quotidiano è passato clandestino attraverso la drammatica, ma combattiva, lotta contro il fascismo, per poi riaffacciarsi settimanalmente nei lunghi anni della prima repubblica con l’orgoglio di difendere la propria identità anarchica contro le trame oscure di uno stato stragista, riaffermando la propria alterità a qualsiasi sistema mediatico che oggigiorno caratterizza l’esteriorità del potere della seconda repubblica.
Una voce fuori dal coro, attenta a riflettere le istanze libertarie e refrattarie a qualsiasi dominio presenti nella società in tutti gli ambiti in cui lo scontro di classe non ha mai cessato di esistere: dalla scuola al quartiere, alla fabbrica, alle relazioni fra soggetti differenti.
Umanità Nova, 27 febbraio 1920

Noi siamo anarchici, anarchici nel senso proprio e generale della parola; vale a dire che vogliamo distruggere quell’ordinamento sociale in cui gli uomini, in lotta tra di loro,si sfruttano e si opprimono, o tendono a sfruttarsi e ad opprimersi, l’un l’altro, per arrivare alla costruzione di una nuova società in cui ciascuno, nella solidarietà e nell’amore con tutti gli altri uomini, trovi completa libertà, massima soddisfazione possibile dei propri bisogni e dei propri desideri, massimo sviluppo possibile delle sue facoltà intellettuali ed affettive.
Quali siano le forme concrete in cui potrà realizzarsi quest’auspicata vita di libertà e di benessere per tutti, nessuno potrebbe dirlo con esattezza; nessuno, soprattutto, potrebbe, essendo anarchico, pensare ad imporre agli altri la forma che gli appare migliore. Unico modo per arrivare alla scoperta del meglio è la libertà, libertà di aggruppamento, libertà di esperimento, libertà completa senz’altro limite sociale che quello dell’uguale libertà degli altri.
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