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Esattamente cento anni dopo il riuscito attentato alla Real Figura per mano di Gaetano Bresci, il 29 luglio 2000, si spenge a Carrara Goliardo (Gogliardo) Fiaschi.
Goliardo è stato senza dubbio, per chi ha avuto la fortuna ed il piacere di conoscerlo, una delle figure più limpide e umane del movimento anarchico carrarese. Nasce a Carrara il 21 agosto 1930, fin da bambino inizia, come molti coetanei, il lavoro in cava. Durante la guerra di liberazione, falsificando il documento di nascita e mentendo sull’età entra a far parte della formazione anarchica Gino Lucetti, con base a Calocara, uno sperone roccioso immediatamente sopra la città.
Ma Carrara è piccola ed è troppo conosciuto perché la sua bugia non venga scoperta presto, valica allora l’appennino e si trasferisce nel modenese dove fa parte della Brigata Costrignano con la quale continua la lotta armata contro il nazifascismo, e alla testa della quale come portabandiera vista la giovane età, sfila vittorioso per le vie della Modena liberata nell’aprile del ‘45.
Dopo la liberazione rientra a Carrara, dove riprende il lavoro in cava e entra a far parte del Circolo Anarchico “Pietro Gori” di Canal del Rio, lo stesso di Alberto Meschi.
Aggiungiamo un po’ della nostra storia. Questa volta ricordando Alfonso Fantazzini dai più conosciuto come Libero. Questo nomignolo[1] lo collega al movimento anarchico degli inizi del novecento. Libero dal Fosco richiama il noto “Inno della rivolta” di Luigi Molinari dove il “fosco fin del secolo morente” è l’epoca delle cannonate di Bava Beccaris contro il moti per il pane a Milano nel 1898 e dell’insurrezione della Lunigiana del 1894.
Libero è l’elemento di congiunzione, assieme a Vindice Rabitti, di quel movimento che tentò la rivoluzione nel primo novecento e che riscattò nella resistenza l’infamia delle dittatura, e il movimento che tentò l’assalto al cielo negli anni 60 e 70 del novecento.
E per il “cassero”, l’edificio che ospita il circolo anarchico Camillo Berneri di Bologna, è l’artefice.
E’ alla sua iniziativa che si deve il “riconoscimento” da parte del comune di Bologna di quell’impegno che le forze antifasciste avevano preso nel fuoco della resistenza affinché agli antifascisti fosse restituito ciò che la dittatura aveva confiscato o distrutto.
Nasce a Certaldo (FI) il 28 marzo 1906 da Eusebio e Maria Mancini. Casalinga, anarchica, viene arrestata per aver partecipato, a soli 15 anni, con il gruppo dei libertari di cui fanno parte i fratelli, ai fatti di Certaldo del 28 febbraio del 1921. Condannata, in data 26 giugno 1921, dal Tribunale di S. Miniato, a due anni di reclusione con l’accusa di favoreggiamento (aver rifornito di munizioni il gruppo anarchico sulle barricate) da scontarsi in una casa di correzione. Prosciolta per insufficienza di prove dalla Corte di Appello del Tribunale di Firenze, rimasta senza casa (distrutta e incendiata dalle squadracce nere) con i fratelli Oscar e Tito, latitanti e i genitori agli arresti, si rifugia, a Castelfiorentino, presso la famiglia Sanesi. Nel 1922 si trasferisce a Roma con la madre Maria Mancini dove trova lavoro, come mattonaia in una ditta di piastrelle e, nei primi giorni del maggio 1929, nel corso di alcuni accertamenti effettuati dall’Ufficio di Polizia dell’Esquilino, viene arrestata, per propaganda sovversiva, insieme al proprietario della fabbrica Pasquale Rainone e ad altri 5 operai. Con ordinanza del 29 giugno 1929 il Giudice Istruttore presso il Tribunale Speciale le concede la libertà provvisoria e ne ordina la scarcerazione.
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Ito Noe nasce a Kyushu, Giappone, nel 1895 in una famiglia dell’aristocrazia terriera.
Dopo un’educazione di alto livello, soprattutto per una donna dell’epoca, scappa da casa per sottrarsi a un matrimonio forzato e si trasferisce a Tokyo.
Qui nel 1913 si unisce a un gruppo di donne che si batte per l’emancipazione femminile, l’associazione Seitosha fondata già negli anni Settanta dell’ottocento da Hiratsuka Rancho, e in particolare collabora con la rivista del gruppo “Seito”, per la quale traduce articoli di Emma Goldman.
Dopo un breve matrimonio con un suo ex insegnante, Ito inizia nel 1916 un’appassionata relazione con l’anarchico Osugi Sakae e da quel momento diventa un’attiva militante del movimento giapponese. Nel corso degli anni ha un’intensa produzione letteraria, pubblicando oltre ottanta articoli su tematiche sociali, ma anche romanzi autobiografici in cui appare chiara la sua scelta libertaria di forte rottura con la società tradizionale giapponese.
Figlio di Benedetto e Angelina De Caro nasce a Cetraro (CS) il 24 agosto 1887 da parto gemellare. Al fratello vengono dati i nomi Giuseppe, Luigino. Nel 1906, a soli 19 anni tenta di costituire, senza successo, nel suo paese un circolo socialista. L’anno successivo, il 25 gennaio, insieme ad altre 10 persone, nell’aula del consiglio comunale del comune di Cetraro disturba, con urla e minacce, i lavori dell’amministrazione e viene, per questo sottoposto a procedimento penale. Assolto dal Tribunale di Cosenza per inesistenza del reato, il suo nome viene inserito in un elenco di presunti sindacalisti redatto da confidenti della polizia. Ranieri viene ritenuto matto, in dialetto “strolacu”, dai benpensanti della cittadina tirrenica in quanto benestante ma schierato, in modo inequivocabile, dalla parte dei poveri e degli sfruttati. Studente e giornalista ama scrivere saggi e il 23 aprile 1908, mentre frequenta il ginnasio a Monteleone Calabro (attuale Vibo Valentia) distribuisce ai suoi amici e conoscenti un libretto dal titolo “Il privilegio della salute”. La polizia irrompe nella sua stanza d’albergo e ne sequestra 60 copie perché i suoi scritti vengono ritenuti pericolosi.
Nasce a Forlì il 26 novembre 1868 da Venanzio e Paola Garavini. Di professione insegnante, abita a Cesena: nel 1906 è abbonata a “L’Aurora” di Ravenna e quattro anni più tardi segnalata al Ministero dell’Interno perché riceve la rivista “Il Pensiero” redatta da Luigi Fabbri. Convive, non sposata, con un maestro socialista, Gerolamo Valpondi, e le tre figlie/i.
Negli anni successivi sottoscrive per i periodici anarchici di Bologna, “L’Agitatore”e “Rompete le File!”. Nella nota polemica Rygier-Zavattero prende le parti di quest’ultimo. Nel 1912 professa sempre “idee anarchiche” ed è vigilata.  Legge e sostiene “Volontà” di Ancona. Durante la prima guerra mondiale mantiene i contatti tramite “Cronaca Libertaria” di Milano con Zelmira Peroni, già redattrice de “Il Libertario” di La Spezia. Dal 1917 si trasferisce a Torino, dove vive sua figlia Filomena, anch’essa insegnante, che da ragazza aveva frequentato la scuola di pittura di Urbino. Spedisce contributi per i compagni internati. Nel 1930 la polizia la radia dal novero dei sovversivi. Nel 1943 il prefetto torinese informa il Ministero che abita ancora in città (via Verdi). Muore a 88 anni, il 23 gennaio 1957, a Torino.
Nasce il 16 marzo 1875 a Firenze. Si unisce sentimentalmente al calzolaio anarchico fiorentino Arturo Sparagni. Nel 1896 nasce la prima figlia, Elide, nel 1901 Guasco e nel marzo 1905 nasce Camilla Alba Elvira (detta Milla) a Portoferraio, cittadina nella quale Zaira risiede per breve tempo suonando il pianoforte nei caffè. Un suo articolo Alle figlie del popolo mie compagne apparso su “Il Libertario” di La Spezia nel 1904 affronta le condizioni, i desideri e i bisogni femminili, tra cui le molestie sessuali – quando avrete detto no alle insistenze del capofabbrica o del padroncino e vi sarete viste per questo lanciate sul lastrico; il lavoro usurante – che vi intossica a poco a poco; la gravidanza non tutelata: alla fabbrica il sorvegliante vi brontolerà, le multe fioccheranno, il guadagno diminuirà; mentre al contrario sarebbe occorso che fosse aumentato… non abbandonerete la fabbrica che quando sentirete i primi dolori del parto… Conseguenze? Il figlio nascerà rachitico, anemico, malaticcio, avrà bisogno di cure, voi non potrete allattarlo, bisognerà darlo a balia; un marito divenuto viziato – ubriacone e ozioso. Come rimediare? Condannarvi ad una vita priva di tutte le gioie che produce l’amore?
Nasce a Forlì il 26 novembre 1868 da Venanzio e Paola Garavini.
Di professione insegnante, abita a Cesena: nel 1906 è abbonata a “L’Aurora” di Ravenna e quattro anni più tardi segnalata al Ministero dell’Interno perché riceve la rivista “Il Pensiero” redatta da Luigi Fabbri.
Convive, non sposata, con un maestro socialista, Gerolamo Valpondi, e le tre figlie/i.
Negli anni successivi sottoscrive per i periodici anarchici di Bologna, “L’Agitatore” e “Rompete le File!”.
Nella nota polemica Rygier-Zavattero prende le parti di quest’ultimo. Nel 1912 professa sempre “idee anarchiche” ed è vigilata. Legge e sostiene “Volontà” di Ancona. Durante la prima guerra mondiale mantiene i contatti tramite “Cronaca Libertaria” di Milano con Zelmira Peroni, già redattrice de “Il Libertario” di La Spezia.
Dal 1917 si trasferisce a Torino, dove vive sua figlia Filomena, anch’essa insegnante, che da ragazza aveva frequentato la scuola di pittura di Urbino. Spedisce contributi per i compagni internati.

“Lo Stato avrà ragione di esistere ed esisterà fintantoché rimarrà intatta la proprietà individuale, causa prima di tutti i mali che corrompono la società attuale, quindi i nostri sforzi saranno rivolti alla sua completa distruzione senza di cui riuscirà vano ogni nostro desiderio di miglioramento e rimarremo continuamente gli schiavi di un padrone, non importa se bianco, rosso o nero.”
“Era fantastico, come Vanzetti, era impossibile non volergli bene. Lui era l’idea del movimento”
Jenny Salemme
 
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