Nasce a Certaldo (FI) il 28 marzo 1906 da Eusebio e Maria Mancini. Casalinga, anarchica, viene arrestata per aver partecipato, a soli 15 anni, con il gruppo dei libertari di cui fanno parte i fratelli, ai fatti di Certaldo del 28 febbraio del 1921. Condannata, in data 26 giugno 1921, dal Tribunale di S. Miniato, a due anni di reclusione con l’accusa di favoreggiamento (aver rifornito di munizioni il gruppo anarchico sulle barricate) da scontarsi in una casa di correzione. Prosciolta per insufficienza di prove dalla Corte di Appello del Tribunale di Firenze, rimasta senza casa (distrutta e incendiata dalle squadracce nere) con i fratelli Oscar e Tito, latitanti e i genitori agli arresti, si rifugia, a Castelfiorentino, presso la famiglia Sanesi. Nel 1922 si trasferisce a Roma con la madre Maria Mancini dove trova lavoro, come mattonaia in una ditta di piastrelle e, nei primi giorni del maggio 1929, nel corso di alcuni accertamenti effettuati dall’Ufficio di Polizia dell’Esquilino, viene arrestata, per propaganda sovversiva, insieme al proprietario della fabbrica Pasquale Rainone e ad altri 5 operai. Con ordinanza del 29 giugno 1929 il Giudice Istruttore presso il Tribunale Speciale le concede la libertà provvisoria e ne ordina la scarcerazione.