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Quella sera a Milano era caldo...

Inserto di 8 pagine in occasione del quarantennale della strage di stato di piazza Fontana a Milano e dell'assassinio, nei locali della questura milanese, dell'anarchico Giuseppe Pinelli, in Umanità Nova, n. 44 del 4 ottobre 2009, anno 89

In occasione del 40° anniversario della strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969  a Milano molte saranno le iniziative, sia istituzionali che di denuncia. Credo che da parte anarchica l'intenzione che si manifesterà non avrà nulla di sottinteso: l'obiettivo sarà quello di rendere visibile la continuità di una politica che ha al centro del proprio interesse il mantenimento di prerogative e poteri dei ceti dominanti, per garantire il quale nulla è precluso.
Non a caso abbiamo scritto "40 anni di stragi, menzogne e repressione" perché è proprio a partire dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 che si dipana con maggior forza l'operazione politica che, con stragi, minacce di colpi di stato,  leggi eccezionali, provocazioni, manipolazioni mediatiche, è riuscita a garantire, almeno fino ad oggi, gli assetti di potere, ridisegnando il sistema dei partiti, cloroformizzando e recuperando le organizzazioni sindacali maggioritarie, emarginando e criminalizzando i 'non sottomessi'.

Milano, 12 dicembre 1969, ore 16,37: un boato scuote il centro di Milano. Alla Banca nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana è scoppiata una bomba. Risultato? Ben 17 morti e quasi un centinaio di feriti. Una strage, anzi la strage che segna la storia di questo Paese. La bomba di piazza Fontana non è l'unica a esplodere quel giorno. Un'altra viene ritrovata poco lontano nella sede della Banca commerciale in piazza della Scala. Per fortuna non è esplosa, verrà fatta brillare quattro ore dopo distruggendo prove importanti. Ma la sequenza esplosiva non si esaurisce a Milano. A Roma tra le 16,40 e le 16,55 in un corridoio sotterraneo della Banca nazionale del lavoro in via Veneto scoppia un'altra bomba che causa 14 feriti fra gli impiegati dell'istituto. Infine, dopo le 17,20 all'altare della patria in piazza Venezia, esplodono altri due ordigni di minore potenza. Quattro feriti.
Sono passati quarant'anni e di quella strage che cosa sappiamo? Tutto o quasi niente?
Torniamo a quel tragico dicembre.

Fin dalle sue origini lo Stato moderno non ha condotto solo guerre esterne, ma anche una guerra interna permanente contro ogni possibile opposizione. Nel lontano 1589 l'ex-gesuita Giovanni Botero consigliava ai principi di condurre una guerra dopo l'altra «di tal maniera, che non resti negli animi de' sudditi luogo nessuno per le rivolte, tanto sono tutti o con l'opera o col pensiero occupati nell'impresa» («Ragion di Stato», III, 3). Un altro gesuita, Juan de Mariana, consigliere del re di Spagna Filippo III, affermava nel 1599 che, per «ottenere la pace domestica», il «primo compito del principe è che la guerra nutra se stessa» («De rege», III, 5). L'invenzione del «nemico» è sempre stata funzionale alla violenza disciplinare dello Stato.

LA SITUAZIONE POLITICA E SOCIALE PRIMA DEL 12 DICEMBRE: UNA CRONOLOGIA

Luglio 1969

2 – Scissione del Partito Socialista Unificato (PSU), nato tre anni prima dalla fusione di socialisti e socialdemocratici.
5 – Crisi del governo a tre (DC, PSU, PRI) guidato dal democristiano Rumor.

Agosto

5 – Rumor forma un governo monocolore democristiano.

Settembre

23 – Chiuse due fabbriche alla Pirelli Bicocca di Milano; 10.000 operai in sciopero, gravi disordini.

Ottobre

1 – Sciopero di bancari, edili, ospedalieri, alberghieri.
2 – Nuovo sciopero alla Pirelli Bicocca.
7 – 60.000 metalmeccanici manifestano in piazza.
8 – Incidenti sotto il grattacielo Pirelli di Milano durante lo sciopero.
10 – A Torino durante lo sciopero della Fiat e della Lancia i cortei sindacali vengono attaccati dalla polizia: seguono scontri. A Milano continua l'assedio operaio al grattacielo Pirelli.

"Pino" Pinelli nel 1944 ha 16 anni quando partecipa alla Resistenza antifascista come staffetta nel battaglione "Franco" e, a stretto contatto con un gruppo di partigiani anarchici di quella formazione, apprende le prime idee libertarie1. Nato nel popolare quartiere di Porta Ticinese, dopo le scuole elementari fa il garzone e il magazziniere, ma non tralascia la passione che lo accompagnerà per tutta la sua vita: la lettura e lo studio.
Nel biennio 1954-55 viene assunto in ferrovia; frequenta un corso serale di Esperanto per poter comunicare con gli anarchici di tutto il mondo, incontra Licia Rognini che frequenta lo stesso corso, si sposano ed avranno due figlie. Negli anni cinquanta e sessanta, dopo aver impiantato una bacheca pubblica in Piazza Selinunte, nel quartiere popolare di San Siro, Pinelli (che abita nelle vicinanze) si dedica alla propaganda del pensiero libertario attraverso l'esposizione settimanale di "Umanità Nova".

Siamo abituati a ricordare Pino Pinelli come attivo militante anarchico. La foto che lo ritrae dietro un tavolino con alle spalle una bandiera nera e la scritta anarchia è quella che è circolata più spesso e chi si è impressa nella nostra memoria. In realtà Pino ha fatto ed è stato anche altro. Mi riferisco alla sua militanza sindacale, da molti ignorata, breve, ma intensa e che portò, dopo tanti anni, alla ricostituzione di una sezione USI a Milano.

Luciano Lanza, BOMBE E SEGRETI
Piazza Fontana: una strage senza colpevoli
; con un'intervista a Guido Salvini - nuova edizione aggiornata
pp. 180 - 14 euro - 2009

Sono passati quarant'anni dalla strage di piazza Fontana a Milano, ma della bomba alla Banca nazionale dell'agricoltura di Milano e della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, volato dal quarto piano della questura, si continua a parlare ancora oggi.
Perché quel 12 dicembre 1969 ha aperto una frattura sociale che questi quattro decenni non hanno ancora ricomposto.
Una storia che non si è affatto conclusa con la sentenza della Cassazione nel 2005 che ha assolto gli ultimi tre neonazisti imputati per una strage rimasta senza colpevoli.
In questo libro viene ricostruita la montatura contro Pietro Valpreda, la morte – anch'essa senza colpevoli – di Pinelli e soprattutto la fitta trama di connivenze, coperture e depistaggi che attestano come la «madre di tutte le stragi» sia stata una strage di Stato.
Un documentato atto di accusa contro coloro che pur di non perdere il potere sono ricorsi a un piano criminale.
«È stata una vicenda incredibile, della quale tutti sanno, ma di cui in pubblico si preferisce tacere perché non fa onore alla storia della magistratura»

Alle 16,37 del 12 dicembre 1969 una potente bomba alla gelignite venne fatta esplodere nel salone affollato della sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano.
Il bilancio delle vittime fu di 17 morti, di cui uno deceduto successivamente, e 85 feriti.
Tra i primi ad essere fermati fu il ferroviere Giuseppe Pinelli, animatore del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, convocato in questura poche ore dopo la strage.
Dopo tre giorni di interrogatorio non gli viene contestata alcuna imputazione, eppure non viene rilasciato; ad interrogarlo è il commissario Luigi Calabresi, il quale guida l'inchiesta sulla strage.
Intorno alla mezzanotte del 15 dicembre, Pinelli viene trovato morto nel cortile della questura, dopo essere precipitato dalla finestra della stanza dell'interrogatorio, che si trovava al quarto piano.
La versione ufficiale parla di suicidio; gli inquirenti cercarono di far credere che Pinelli si fosse tolto la vita perché coinvolto nell'attentato alla Banca nazionale dell'Agricoltura.

Su "Umanità Nova" del 14 gennaio 2007, M. V., nel suo articolo La Memoria che resiste. Piazza Fontana e l'omicidio Pinelli, 37 anni dopo, dedicava un paragrafo alla "memoria giovanile", citando i risultati di una ricerca commissionata dall'Istituto Piepoli, in collaborazione con la Fondazione Istituto per la storia e l'età contemporanea, su "Memoria giovanile tra stragismo impunito e nuovo terrorismo internazionale". Il dicembre precedente era stato distribuito a circa un migliaio di studenti delle scuole superiori un questionario che  - scriveva M.V. - "ha dato risultati inquietanti, ma non sorprendenti, tenendo conto che si tratta di un fatto di 37 anni fa e che i processi di revisionismo storico procedono imperterriti [...]
I Responsabili della strage vengono identificati da quelli che dichiarano di essere a conoscenza della strage (circa il 60% degli intervistati) nell'ordine in: Brigate Rosse (intorno al 40%), mafia, anarchici (sic! Intorno al 20%), eversione di destra, socialisti, fuori di testa ecc."

Torino: a quarant'anni dalla strage di Stato, presidio itinerante

Sabato 12 dicembre, a 40 anni dalla Strage di Stato, punto info e giro informativo in centro. Appuntamento alle 15 in via Po 16.
Il 12 dicembre 1969 una bomba uccideva 16 persone nella banca dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano. Il primo atto della strategia della tensione, una lunga scia di sangue e di stragi orchestrata dallo Stato per criminalizzare e colpire l'opposizione sociale. Di quella strage vennero accusati gli anarchici: Pietro Valpreda che venne arrestato e trascorse 3 anni in carcere e Pino Pinelli che fu ucciso nei locali della questura tre giorni dopo. La controinformazione e la lotta furono tali da spezzare la montatura contro gli anarchici e nel riconoscere che i mandanti della strage sedevano tra le fila del governo. Oggi c'è chi cerca di riscrivere quella storia, equiparando i carnefici alle vittime, e attaccando chi non ci sta, chi continua a denunciare la criminalità del potere.

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