Il 14 aprile è mancato il partigiano Bruno Serpagli, nome di battaglia “Cinoia” classe 1921.
Il padre Ernesto è una bella figura di antifascista, comunista della scissione di Livorno, reduce della prima guerra mondiale e provetto fabbro ferraio: “un vero artista” come amava definirlo Bruno.
Bruno stesso ricalca le orme del padre divenendo anch’egli un raffinato fabbro esecutore di splendidi “pezzi” unici, da lui stesso disegnati, forgiati e saldati a “freddo”.
Comunista come il padre partecipa, per evitare guai alla famiglia, alla seconda guerra mondiale dove maturerà un antimilitarismo intransigente, denunciando i crimini commessi dall’esercito italiano in Montenegro e Francia.
Dopo l’8 settembre si dà subito alla macchia organizzando insieme a pochi altri la resistenza in Val di Taro e partecipando alle azioni più eclatanti (epica quella a Verona, dove si reca per prendere in consegna una rice-trasmittente in un bordello frequentato da SS).
Nel dopoguerra critico con le posizio