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Le radici cristiane dell’Europa?

I reperti e i documenti sulla distruzione dei templi nei primi secoli del cristianesimo raccontano come ad Atene fu profanata la colossale statua di Atena dell’Acropoli, e che le sculture e i marmi del Partenone non sfuggirono alla stessa sorte. Una grande statua di Afrodite fu sfigurata da una grezza croce intagliata sulla fronte, gli occhi devastati e il naso fatto a pezzi. In poco più di un secolo le più belle sculture scomparirono. A Cirene fu profanato l’antico tempio di Demetra, a Sparta una statua colossale di Era fu deturpata e il volto sfigurato da grezze croci. Non furono risparmiati nemmeno i boschi sacri alle divinità, quei templi naturali di pace furono distrutti e in molti casi gli alberi abbattuti. A Costantinopoli, un antico tempio di Afrodite fu distrutto e riadattato a garage per le bighe di un burocrate cristiano. A Cartagine, il tempio della dea Giunone Celeste identificata con l’antica dea Tanit fu raso al suolo assieme a tutti i santuari della città. Finanche alcune tipologie di strumenti musicali furono censurate e vietate, come i flauti, in particolare il doppio flauto dionisiaco, diaulòs, strumento dei “musicanti del demonio”. Pan, Dioniso, Demetra e tutte le divinità legate alla terra, alla riproduzione, al risveglio della primavera e alla gioia dei sensi erano diventate espressione del demonio, e tedio per il raggiungimento di un paradiso di un altro cosmo. È utile ricordare che nei primi secoli i cristiani ponevano sui loro sepolcri soltanto la data della morte, per evidenziare che l’unico importante avvenimento della loro vita era il congiungimento con Dio, mentre i “pagani” ponevano gli anni, i mesi e i giorni di vita del defunto, per rilevare le possibilità che aveva avuto quella persona per essere felice.

Purtroppo i reperti e i documenti in nostro possesso sono soltanto quella minima parte sopravvissuta a secoli di devastazione. Non sapremo mai quanto è stato realmente distrutto, e quante vittime ha fatto il cristianesimo, restano alcune prove, ma molta documentazione è andata perduta. I cristiani non sfiguravano solamente l’oggetto del loro odio ma cancellavano anche ogni traccia dell’oggetto stesso, i testi conservati nei templi, infatti, non avevano destino migliore.

Nelle agiografie cristiane, chi guida e incoraggia quelle scorrerie viene raramente descritto come una figura violenta e brutale, le etichette che si usano sono “zelante”, “pio”, “ infervorato”.

Ad Alessandria, come avveniva in altre città, le fonti cristiane riportano che dopo la distruzione del tempio di Serapide, “molti pagani avendo condannato questo errore e resosi conto della sua malvagità abbracciarono la fede di Cristo e nella vera religione”. Invece gli scrittori “pagani” affermano che i cittadini erano terrorizzati e si convertivano per paura. Libanio, un famoso oratore dell’epoca, protestò con forza.

«Parlano di conversioni apparenti non di conversioni reali. I loro “convertiti” non sono cambiati in realtà, riportano solo di essere cambiati. Quali vantaggi hanno guadagnato quando l’aderenza alla dottrina è una questione di parole priva di realtà? In casi simili è necessaria la persuasione, non la costrizione». Ma per la Chiesa il vantaggio era indiscutibile, quella strategia violenta stava aumentando in modo esponenziale le file dei convertiti. Le alte sfere della Chiesa, più che preoccuparsi della violenza usata, temevano che i convertiti ritornassero, una volta passata la paura, alle loro antiche religioni. Per arginare queste false conversioni, infatti, fu decretata la pena di morte per coloro che una volta convertiti venivano sorpresi negli antichi templi.

Quando Costantino ‘vide’ la croce nel cielo, la stragrande maggioranza del popolo era pagana e i cristiani erano un’esigua minoranza. I calcoli degli storici ci danno numeri tra il sette e il dieci per cento dell’intera popolazione imperiale. Appena due secoli dopo i cristiani erano la stragrande maggioranza. E se ci si chiede come abbia potuto una cultura così importante cambiare le proprie credenze e il proprio sapere in così poco tempo, le conversioni forzate e le persecuzioni statali sembrano, se non l’unica risposta, un fattore in ogni caso determinante.

Nel Quarto Concilio Ecclesiastico di Cartagine del 398 si proibì a tutti, inclusi i vescovi cristiani, lo studio dei libri “pagani”. In Occidente e Oriente innumerevoli libri filosofici e scientifici del mondo precristiano svaniscono nel rogo. Molte altre opere in pergamena vennnero poi raschiate, in quel tempo la pergamena era scarsa, per far spazio a temi teologici. Una copia del De re publica di Cicerone dovette far spazio a una trascrizione dei Salmi commentati da Agostino, un lavoro di Seneca scomparve dietro l’ennesimo Antico Testamento, un codice delle storie di Sallustio fu utilizzato per un testo di San Girolamo ecc… I libri di Democrito, padre della teoria dell’atomo, andarono totalmente perduti. Nel V secolo, fu vietato per legge l’insegnamento ai filosofi “pagani”: “…vietiamo l’insegnamento di qualsiasi dottrina da parte di chi traffica la follia del paganesimo”, in modo tale da evitare che costoro potessero “corrompere le anime dei loro discepoli”. Infine, nel 529, l’imperatore Giustiniano decretava la chiusura della scuola filosofica di Atene, fondata da Platone nel 387 a.C., che aveva ospitato 36 generazioni di filosofi. Nel 590, Papa Gregorio, detto il Grande, faceva bruciare la biblioteca del Palatino Apollo “perché la sua saggezza estranea non possa impedire ai fedeli di entrare nel Regno dei Cieli”.
Ciò che è sopravvissuto è, insomma, una minima parte di quanto è stato sottratto allo sviluppo del pensiero umano, e ancora oggi la storia delle sofferenze e dei dolori di coloro che furono sconfitti dal cristianesimo è cosa, relativamente, poco raccontata e ancora meno ricordata. Di fronte ai chilometri di libri sul ruolo positivo del cristianesimo poco o niente si trova su ciò che l’umanità ha perso nel suo sviluppo con la cancellazione di quel patrimonio culturale che i cristiani, ancora oggi, riducono sommariamente alla parola “paganesimo”.

I monaci riuscirono a copiare molto, talvolta falsificando i testi, ma molto di più fu quello che andò perduto. Le opere di Aristotele sulla Fisica, l’Etica e la Politica, come è noto, sono giunte in Europa nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento, nonostante l’avversione e i divieti della Chiesa, attraverso la ritraduzione in latino dei testi greci originari curati, custoditi e commentati dagli studiosi arabi e, in particolare, da Avicenna nel secolo XI e da Averroè, nel secolo successivo.

Oggi tutti riconoscono il contributo inestimabile che quei residui culturali sopravvissuti alla devastazione cristiana hanno dato al pensiero medioevale, all’umanesimo rinascimentale, alla cultura moderna e contemporanea. Quelle culture “pagane” dettero origine al pensiero e alla metodologia scientifici, e pur maturando entro società basate sulla schiavitù e assorbendone tutte le contraddizioni, funsero da modello per molti degli ideali di libertà, giustizia e tolleranza di cui l’Occidente si nutrì poi in età moderna, nonostante l’ostinata repressione delle autorità religiose che fino al XVIII secolo hanno mantenuto accesi i loro roghi. L’Inquisizione ha mandato al rogo decine e decine di eretici, tra i quali Giordano Bruno. Galileo fu processato e dovette abiurare per non fare la stessa fine, Cartesio si ritirò in Olanda per avere una più ampia libertà e anche Spinoza ha conosciuto la minacciosa ostilità delle autorità religiose. L’evoluzionismo di Darwin ancora oggi è ostracizzato in certi ambienti cristiani, e il relativismo di Einstein resta agli occhi della Chiesa in odor di eresia.

Anche attraverso i pochi fatti storici qui sommariamente riportati dovrebbe, insomma, essere chiaro che gli ideali di democrazia, giustizia, libertà, solidarietà umana ai quali una parte della tradizione europea si è, nei millenni passati, ispirata, e ancora oggi, sia pure con totale ipocrisia, le classi dirigenti d’Europa dicono di ispirarsi, sono stati formulati, in gran parte, non grazie alle, ma nonostante le nostre radici cristiane.

Quegli ideali di democrazia, di libertà e di giustizia sociale provengono, in realtà, da radici lontane della nostra civiltà che risalgono a fasi antecedenti allo stesso ellenismo, che per fortuna ogni tanto riemergono, anche dopo tanti secoli, nonostante l’incontrastato assolutismo, la superstizione, il fanatismo e le cruenti repressioni della Chiesa.

Franco Cel8

Alcuni libri consigliati: Eusebio “Vita Constantinii”, Libanio “Pro templis”, “Orationes, Marcellino Ammiano “ Storie”, Gore Vidal “Giuliano l’apostata”, Edward Gibbon “Decadenza e caduta dell’Impero romano”, Catherine Nixey “Nel nome della croce”, Lidia Storoni Mazzolani “Sant’Agostino e i pagani”, Giovanni Filoramo “La croce e il potere”, Luciano Canfora “La biblioteca scomparsa”, Francesco Adorno “ La filosofia antica” vol. IV, Vlassis Rassias “La demolizione dei templi”, “Degli dèi patrii”.

Qui la prima parte dell’articolo.