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Erdogan eletto dittatore. Con brogli

Erdogan ha vinto il refreferendum-turchia-110-300x150erendum costituzionale del 16 aprile. Il si ha prevalso sul no di stretta misura, il 51,3 contro il 48,7. Secondo la Rete dei giornalisti indipendenti, la BIA-NET, al voto si sono recati circa l’84% degli aventi diritto. Sin dalle prime ore l’opposizione ha denunciato brogli e irregolarità: video che mostrano schede timbrate a pacchi, seggi chiusi per gli osservatori indipendenti, polizia nei pressi dei seggi nonostante la legge lo vieti.
L
a decisione più clamorosa è stata presa proprio dall’Ente Superiore per le Elezioni (YSK). Durante la giornata elettorale si sono moltiplicate le segnalazioni di schede prive di timbro ufficiale dell’Ente. Con ogni probabilità un lavoro di copisteria improvvisato all’ultimo momento. Dopo le denunce lo YSK ha deciso di contare comunque anche le schede non ufficiali.

Per la prima volta l’OSCE ha denunciato brogli e sollevato dubbi sulla regolarità del voto. Secondo l’OSCE ci sarebbero almeno due milioni e mezzo di schede dubbie. Se si calcola che lo scarto ufficiale tra il si e il no è di un milione e 300mila voti, ne consegue che il risultato potrebbe essere capovolto.
Inutile dire che difficilmente l’uomo forte della Turchia, da domenica 16 aprile, uomo solo al comando, lo permetterà.

Secondo gli osservatori dell’OSCE il voto per il referendum turco non è stato all’altezza degli standard internazionali e la campagna elettorale non si è svolta in un clima di equità.
Sono migliaia gli oppositori politici in carcere, che stanno attuando un durissimo sciopero della fame. Decine di giornali, tv, radio e siti di opposizione sono stati chiusi. Nelle zone curdofone molti abitanti, che avevano abbandonato città e quartieri distrutti dalla guerra civile, non sono stati iscritti al registro dei votanti e non hanno potuto partecipare al voto.
Gli anarchici del DAF hanno invece fatto campagna astensionista, denunciando un gioco che, anche quando è regolare, è fatto con carte truccate.

Ascolta la diretta
dell’info di radio Blackout con Murat Cinar, giornalista torinese di origine turca, che, oltre ad una disamina dei numerosi indizi che consentono di parlare apertamente di brogli, ci ha illustrato la riforma e ha fatto una prima analisi del voto, che appare meno scontato di quanto ci si aspettasse:

http://radioblackout.org/2017/04/turchia-erdogan-eletto-dittatore-con-brogli/

Più del 50% del paese è contro questa costituzione, un numero di cittadini che non è composto solo dall’elettorato del Chp e dell’Hdp. I no sono composti anche dagli elettori di Erdogan che lo voterebbero anche domani, ma che non vogliono che abbia tanto potere. E poi ci sono la maggior parte degli elettori dei nazionalisti del Mhp.

Questo è il profilo dell’elettore no: repubblicani, sinistra e un 15-20% dell’elettorato di Erdogan. Ovvero le coste dell’Egeo (roccaforte Chp), una parte del sud-est che è fortezza dell’Hdp con alcune perdite (Maras, Urfa, Antep, Adiyaman, Mus, Kars che teoricamente dovrebbero seguire la linea Hdp ma hanno votato sì), la costa mediterranea che, se ha delle municipalità in mano all’Akp, ha votato per lo più no.
Inoltre nel Kurdistan turco è molto forte un partito tradizionalista, islamista curdo, che ha votato massicciamente per la riforma. Sono gli stessi che durante le proteste durante l’assedio dell’Isis a Kobane, attaccarono le manifestazioni di protesta, lasciando sul terreno quasi 60 morti.

Per il sì hanno votato conservatori, nazionalisti radicali, zone rurali, ma anche una parte dei kurdi: le città più politicizzate a sud est hanno votato no, ma quelle più conservatrici vivono una frattura. Forse hanno voluto mandare un messaggio a Erdogan: ti sosteniamo se molli l’alleanza con i nazionalisti.

Tredici su 58 paesi all’estero hanno detto sì. Significa che in 45 ha prevalso il no: in Cina, Russia, Usa, Australia, penisola araba e nella maggior parte dei paesi europei.

In Germania, Austria, Belgio, Olanda, Belgio, dove ha prevalso il sì, operano associazioni conservatrici e fondamentaliste. Da anni lavorano per conto di Erdogan e dell’Akp all’estero. Stiamo parlando di sistemi di fraternità, comunità religiose, reti di imprenditori che hanno la sua stessa ideologia, la stessa cosa che in Turchia fanno da più di 30 anni le comunità religiose. Non accade a Smirne e Istanbul, ma nelle zone rurali è così: una tradizione feudale e conservatrice che si è trasferita all’estero.
Anche i comizi vietati hanno favorito il si, rinforzando il messaggio “tutti ci vogliono male, siamo in pieno sviluppo e provano a fermarci”. Un sapiente cocktail tra i richiami all’impero Ottomano e ai suoi nemici di un tempo con la spinta modernista e cementificatrice che è la cifra dell’era Erdogan.

Secondo un sondaggio effettuato prima del referendum, moltissimi cittadini non conoscevano il pacchetto di riforme, su cui era stata indetta la consultazione referendaria.
Si tratta di 18 punti, la maggior parte dei quali concerneva l’aumento del potere del Presidente della Repubblica dal punto di vista legislativo, giuridico ed amministrativo.

La riforma è stata proposta dal partito al governo, l’AKP, Partito dello Sviluppo e della Giustizia) ma fortemente appoggiata dal secondo partito all’opposizione, il MHP (Partito del Movimento Nazionalista).
Nelle elezioni del 2015 Erdogan puntava alla maggioranza assoluta per attuare la sua riforma senza intralci. Erdogan, pur vincendo le elezioni, non aveva i parlamentari necessari ad avere mano libera. Ha quindi stretto alleanza con il MHP.

L’11 ottobre del 2016 il Presidente Generale del MHP, Devlet Bahceli, durante l’intervento nel suo gruppo parlamentare, ha dichiarato che avrebbe appoggiato il partito di governo per una ridefinizione in senso presidenzialista della Repubblica turca. Questa scelta ha finito con lo spaccare in due il partito nazionalista.
L’alleanza tra AKP e MHP, nonostante molte tensioni interne ai due schieramenti e numerosi franchi tiratori, ha raggiunto il quorum necessario all’approvazione delle nuove norme.
Quindi
ci giorni dopo la votazione parlamentare del 10 febbraio, il presidente della Repubblica, Erdogan, ha fissato il referendum che si sarebbe svolto il 16 aprile.

I cambiamenti più rilevanti riguardano la trasformazione della Turchia in una Repubblica presidenziale, con un forte accentramento di poteri non bilanciati né dal parlamento, né dagli organi giudiziari.
Vediamoli nel dettaglio:

– É stata abbassata da 25 a 18 anni l’età necessaria per essere eletti in parlamento. Ne consegue, che in un paese dove non è prevista l’obiezione di coscienza, i parlamentari diventeranno esenti dall’obbligo di fare il militare.

Il Presidente della Repubblica da solo potrà nominare e revocare i Ministri oppure sopprimere un Ministero. Non ci sarà più bisogno del voto di fiducia per dare legittimità al governo, che sarà espressione diretta del presidente. Anche l’indizione di elezioni anticipate diventerà molto difficile.

Il Presidente della Repubblica ha il diritto di non riconoscere il Parlamento eletto e di far ripetere le elezioni.

– Il Presidente della Repubblica può presentare ed emanare i decreti di legge senza chiedere il parere del Parlamento.

– Il Presidente della Repubblica ha il comando supremo delle forze militari del Paese.

– Il Presidente della Repubblica può dichiarare lo stato d’emergenza senza chiedere il parere del governo o del parlamento e senza limiti per la proroga dello stato di emergenza.

– Il Presidente della Repubblica potrà nominare e licenziare gli amministratori e i dirigenti di diversi enti pubblici, quindi avrà un potere decisionale nell’istruzione, arte, economia, media, sicurezza nazionale, previdenza sociale.

– Il Consiglio Superiore dei Giudici e dei Pubblici Ministeri (HSYK-HSK) sarà presieduto dal Ministro della Giustizia ed un suo membro apparterrà allo stesso Ministero, tre altri membri saranno nominati dal Presidente della Repubblica e gli altri membri dalla maggioranza del Parlamento.

– Il bilancio sarà preparato e presentato al Parlamento dal Presidente della Repubblica che potrà porre il veto sulla sua approvazione.

– Se il Presidente della Repubblica fosse sotto indagine, l’unico luogo in cui dovrà presentarsi, dopo una lunga e difficile fase di votazione parlamentare, sarebbe la Corte Costituzionale, ossia l’organismo i cui membri sono per la maggior parte nominati dallo stesso Presidente della Repubblica.

La Turchia da domenica è una dittatura elettiva. Come la Germania ai tempi di Adolf Hitler.

tratto da
www.anarresinfo.noblogs.org

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Di seguito il comunicato uscito qualche giorno prima del voto da parte della DAF.

Referendum Turchia: La nostra responsabilità è non votare

 

Riguardo al Referendum

17 febbraio 2017

Gli anarchici, per principio, non votano e non partecipano alle elezioni.

La nostra responsabilità è non votare.

Su chi vota:

Politicizzarsi con un voto, come nel caso delle campagne elettorali per un partito o per un presidente. Alle ultime elezioni in Turchia vi è stata un’affluenza del 87%, corrispondente a 49 milioni di votanti, mentre il numero di quelli che si sono astenuti si aggira intorno ai 9 milioni. La partecipazione al referendum del 16 aprile sul cambiamento del sistema politico registrerà simili cifre.

 

Cosa significa per i votanti partecipare alle elezioni?

In tutti i sistemi elettivi, coloro che raggiungono la maggioranza detengono il potere. In democrazia, il potere della maggioranza è democratico. Chiunque abbia la maggioranza ha il potere, chiunque resti in minoranza non ha il potere. Durante la campagna elettorale il rapporto fra maggioranza e minoranza si realizza in uno scontro dicotomico fra due metodi separati. L’unica cosa che non viene messa in discussione è il sistema elettivo. L’elezione è una scommessa che comincia quando un gruppo dice: “Noi vogliamo amministrare la società” e un altro gruppo replica dicendo: “No, noi vogliamo amministrare la società”. L’elezione è un processo di conteggio dei voti, cominciato come accordo fra le parti della scommessa, che non può realizzarsi senza i votanti. Il governo della società è in mano alla parte che ottiene più voti rispetto all’altra. Nella scommessa il votante è solamente un valore numerico che non ha importanza per un cittadino che cerca di risolvere i numerosi problemi della vita quotidiana. Per aumentare la partecipazione, le parti della scommessa, cercano di coinvolgere il cittadino promuovendolo da votante a scommettitore. Questo dovrebbe aumentare la partecipazione alla scommessa. L’aumento della partecipazione porterà il votante, che è un numero, a interiorizzare e ad accettare la scommessa e quindi la dominazione costruita come risultato dell’esito delle elezioni. Il votante accetterà il risultato delle elezioni e il potere della parte selezionata, indifferentemente rispetto a chi vinca o perda. Questo è positivo per ciascuna delle parti che concorrono alle elezioni. Fin quando il vincitore continua a governare, chi ha perso continua l’opposizione fino al nuovo appuntamento elettorale.

 

Cosa significa la responsabilità dell’elettore?

Significa la partecipazione dei cittadini nel governo della società. l’elettore che davvero crede che andando a votare possa partecipare alla gestione sociale, economica e politica della società, si renderà parte di questo sistema prefabbricato perché si sentirà addossare una responsabilità insensata. Il patto è semplice: sia che il tuo voto vada al vincitore o al perdente, devi sottomettere il tuo diritto perché venga amministrato dal vincitore che è in potere per diritto. Questa è la responsabilità, la conseguenza, del patto che approvi con il voto che deponi nell’urna.

Cosa significa l’uguaglianza degli elettori nell’espressione del voto?

Le elezioni creano una falsificazione del conflitto di classe ponendo sullo stesso piano un lavoratore che riceve un salario di 1,400 lire turche, un ingegnere che ne guadagna 14,000 o addirittura un manager il cui stipendio si aggira sui 140,000 perché ciascuno può esprimere un voto. Questa illusione dura per mesi, ma termina nel giorno delle elezioni, riducendo l’oppresso ad una nullità all’interno della società. L’oppresso vive lo sfruttamento di tutti i governi che vengono eletti.

E’ ovvio che il sistema di subappalto attuato con nuove leggi per molti anni durante i governi dell’AKP, opera anche nelle amministrazioni locali gestite dal CHP. Questi due partiti hanno ottenuto il più alto numero di voti in tutte le elezioni degli ultimi venti anni, mantenendo posizioni simili nel conflitto di classe. Il fatto che uno di loro sia al governo o all’opposizione non influenzerà né positivamente né negativamente il conflitto di classe. Il manager che guadagna 140,000 avrà sempre più influenza sul governo e le politiche sociali e, possedendo capitale, continuerà ad avere rapporti con i governanti. Il lavoratore che riceve 1,400 lire in cambio del suo lavoro non avrà voce sul governo. La felicità momentanea del “anch’io esisto nella società” creata dall’illusione finirà con le realtà economiche e sociali della vita quotidiana.

Cosa significa essere elettori qualificati?

Significa sentirsi parte della maggioranza nella società. Per tutti i gruppi che partecipano alle elezioni, il segmento che mette insieme la maggioranza della popolazione è la massa che determinerà la riuscita dell’elezione. Le proprietà di questa massa determinano anche le assi della propaganda elettorale. Sia l’AKP che il CHP puntano a conquistare i segmenti che costituiscono la maggioranza nella società, i segmenti portatori di valori mainstream come i Turchi, la setta Sunnita, i nazionalisti-nazionalitari. Gli altri elettori rispetto agli elettori qualificati comportano meno voti rispetto al numero della massa. Questo significa che gli elettori non qualificati sono secondari nella propaganda elettorale. Dunque l’identità sociale ed economica dei cittadini, determina la qualità di un elettore.

Sull’opposizione

Cosa significa essere l’opposizione al potere nelle elezioni

 

Essere l’opposizione al potere nelle elezioni significa che nelle precedenti elezioni non sei stato selezionato e che speri nelle prossime elezioni.

Ogni sistema elettorale necessita della partecipazione di almeno due gruppi alle elezioni. I due gruppi sono in opposizione tra loro fino al giorno delle elezioni, in cui saranno determinati il vincitore e i perdenti. Il vincitore sarà al potere, mentre il perdente all’opposizione.

 

Nel sistema parlamentare, il CHP che si oppone a tutte le decisioni dell’AKP, mette in questione le pratiche di governo dell’AKP e i loro effetti negativi sulla vita sociale e sul funzionamento dello stato. Questa missione di opposizione in parlamento aiuta il CHP a fare propaganda in opposizione al potere politico. Dopo le elezioni questa è l’unica relazione che l’opposizione stabilisce con gli elettori; dal momento che l’accordo che ha stretto con gli elettori per ottenere il loro voto è finito con la sconfitta nelle elezioni.

 

L’opposizione fuori dal parlamento comunque non basa la propria esistenza sull’opposizione contro il potere politico che ha vinto le elezioni; il resto dell’opposizione non parlamentare si basa sull’anticapitalismo e/o sull’antimperialismo. Tale opposizione è una parte della lotta di classe nell’impianto di classe di tipo Marxista-Leninista. Essi lottano per la rivoluzione che terminerà la lotta di classe con il potere politico della classe operaia contro la borghesia. Tra le loro strategie di lotta, essi sostengono l’associazione pratica con l’opposizione parlamentare nelle elezioni. L’opposizione rivoluzionaria che difende le elezioni come strategia, evidenzia l’opportunità di organizzare la società durante le elezioni. Sostengono che la politicizzazione dei cittadini attraverso il voto durante le elezioni può essere positivo. Le organizzazioni Marxiste, Leniniste e del socialismo scientifico, a parte le differenze interpretative, difendono l’utilizzo strategico delle elezioni.

L’HDP è ora andato oltre alla rappresentazione del popolo curdo in parlamento ed è divenuta un’istituzione a cui si sono unite le opposizioni rivoluzionarie. L’HDP ha continuamente aumentato i propri elettori nelle elezioni a cui ha partecipato fino alle elezioni legislative del 1 novembre 2015. Ora che il numero dei suoi elettori ha raggiunto il 10%, che è la percentuale minima richiesta per sedere in parlamento come partito, può agire come partito in parlamento [precedentemente erano presenti in parlamento singoli membri dell’HDP eletti nelle liste indipendenti]. I voti che ha ricevuto dalla popolazione della regione, dai suoi elettori primari, si sono stabilizzati. Assieme con i voti ricevuti nelle metropoli, la percentuale di voti verso l’HDP si assesta tra il 10 e l’11%. Ad ogni modo, il processo che ha iniziato ad emergere il 1 novembre 2015, durante il quale lo stato della Turchia ha combattuto il movimento curdo nella politica interna e nella politica estera, ha avuto come risultato la rimozione dell’HDP, con metodi legali ed illegali, dal parlamento in cui era entrato dopo essere stato eletto. Il fatto che gli eletti siano stati giudicati e arrestati uno per uno nonostante la loro immunità indica come il legiferante, in questo caso lo stato, non risponda ad alcun limite o restrizione nella propria facoltà di cambiare le regole. Un altro indice si riscontra nel fatto che i sindaci eletti siano stati rimpiazzati da delegati di fiducia nelle municipalità dove l’HDP aveva vinto le elezioni locali. Lo stato prova il fatto che la democrazia rappresentativa sia un’illusione dell’amministrazione riducendo le elezioni e gli eletti a nullità per perseguire le proprie strategie di politica interna ed estera.

Nelle elezioni del 7 giugno 2015, abbiamo visto il processo di rivolta totale, le azioni di strada, essere lentamente compressi dentro l’urna elettorale. Questo processo di compressione è stato portato avanti da partiti d’opposizione come il CHP e il Partito Patriottico per utilizzare a fini elettorali il movimento nato da Gezi Park. Ma questo processo ha avuto un aspetto in parte inaspettato che ha reso la situazione più complessa: è stato portato avanti anche dall’HDP, che ha dato indicazione per le urne elettorali e non per le strade. Mentre a livello sociale le azioni nelle strade continuavano, queste sono state dissolte dalla campagna elettorale. Quelli che uscivano nelle strade, non come parte di una campagna, ma per realizzare se stessi, prima sono entrati negli edifici che ospitavano i seggi elettorali e poi negli edifici delle loro case. L’HDP ha detto “Vieni e metti fine alla dittatura dell’AKP” e ha chiesto loro di votare, a quelli che erano politicizzati, non un giorno dall’andare a votare, ma ogni giorno dalla resistenza. Campagne elettorali, dare il proprio voto senza che il sistema cambi, si è trasformato in un costante stato di disperazione sotto l’immutabile dittatura dello stato. Discorsi come “così è la vita, è inevitabile” si è diffuso di bocca in bocca, non è successo così? Coloro che hanno all’interno di un’urna elettorale la speranza che era nelle strade, coloro che pensano che speranza significhi votare, ora vogliono ripetere questa illusione in un’altra elezione. Votare non è una speranza, ma un’illusione di politicizzazione del votante; e le elezioni non sono una speranza per la giustizia e la libertà, ma un’illusione di chi governa la società.

Sul potere politico

 

Le elezioni significano che il loro potere continua o finisce. Ogni potere vuole ottenere l’approvazione dell’intera società, e questa approvazione viene data partecipando alle elezioni.

Dopo un periodo durante il quale l’AKP ha vinto un’elezione dopo l’altra ed è continuamente passato attraverso scenari di collasso, abbiamo ora elezioni/referendum prima del tempo. Queste elezioni anticipate e fuori stagione sono le preferite dell’AKP. Siamo di nuovo in un processo elettorale in cui il potere è assunto senza limiti da chi detiene la maggioranza; il potere fa le proprie leggi e rimuove le leggi che non gradisce. Questo referendum è il terzo referendum dell’AKP e se lo vince avrà conquistato una importante posizione per modellare la società. Il dettaglio più importante nella strategia elettorale dell’AKP è che vuole non solo aumentare il numero dei propri elettori, ma anche aumentare il numero degli elettori che partecipano alle elezioni.

Il potere agisce come se non si preoccupasse dei pensieri e dei sentimenti dei propri oppositori, ma in realtà se ne preoccupa; perché una delle cose che cerca di evitare è quella di non essere in grado di avere approvazione sociale. Il potere ha già l’approvazione degli elettori che hanno votato per lui. Per avere l’approvazione degli elettori dell’opposizione, è sufficiente la loro partecipazione alle elezioni. Il fatto che gli elettori di opposizione abbiano partecipato alle elezioni e che abbiano perso, fornirà legittimazione ai risultati elettorali. Dal momento che il potere illegittimo non può prendere il potere, la cosa di cui più si preoccupa il potere è la partecipazione alle elezioni. Ciò di cui l’AKP ha veramente timore è il boicottaggio diretto o indiretto del voto. Di conseguenza, allo scopo di aumentare la partecipazione, l’AKP continua ad aumentare la tensione generale. Utilizzando parole ed azioni provocatorie nel fare la propria propaganda, fa agitare l’opposizione e aumenta lo scontro tra gli elettori. Maggiore scontro significa maggiore partecipazione alle elezioni.

 

Su noi anarchici:

La non partecipazione significa neutralità?

Gli anarchici che rifiutano il rapporto governatore-governato, devono anche rifiutare le elezioni fatte per il governo della società. Questo non significa essere neutrali, ma schierarsi dalla parte della lotta per un mondo in cui non ci siano amministratori e amministrati. Le elezioni ovviamente creano l’illusione della libera scelta. L’individuo che pensa di potersi avvicinare al governo della società e influenzarlo con la propria libera scelta, si ritroveranno invece ad essere molto distanti dalla realtà quotidiana a causa di questa illusione. L’individuo che prende le distanze dall’ingiustizia, dalla povertà e dalla deprivazione che vive, inevitabilmente diviene più obbediente. In questo ordine mondiale ingiusto e non libero creato da una concezione della società che ignora l’individuo, non c’è società nella quale il governo della società non sia determinato dalle elezioni. Le opzioni presentate agli elettori sono chiare e, indipendentemente dalla scelta degli elettori, questi fatti principali non cambiano:

 

1) Quelli che devono guadagnarsi da vivere vendendo il proprio lavoro e il proprio tempo, gli oppressi, non hanno influenza sul governo.

 

2) Per gli oppressi non c’è differenza tra l’esercizio del governo da parte di un partito o di un altro dopo le elezioni.

 

3) I possessori del governo e i proprietari del capitale condividono gli stessi interessi.

 

4) In ogni società ci sono famiglie, tribù, partiti ideologici, sette e gruppi etnici che hanno il cronico potenziale di potere o di opposizione. In Turchia queste sono formate come Turchi, Curdi, Sunniti, Aleviti, secolaristi, conservatori.

 

5) Il potere è responsabile per la regolazione delle relazioni tra lo stato e le imprese. Il potere svolge questa sua funzione utilizzando i propri organi, come quello esecutivo, il giudiziario e il legislativo. Questa è la responsabilità di perpetuare la forma che si è voluto dare alle relazioni tra l’oppressore e l’oppresso. In Turchia o in qualsiasi altro stato nel mondo, può il potere che vince le elezioni mai favorire la classe oppressa contro la classe degli oppressori? Nessun potere eletto, che sia conservatore, liberale o anche socialista, ha mai sostenuto i principali interessi della classe degli oppressi.

 

Gli anarchici non possono difendere il voto e in tal modo riconoscere il potere del vincitore delle elezioni, che il loro voto vinca o perda. Gli anarchici non accettano l’organizzazione della società attraverso la partecipazione alle elezioni trasformandola in una strategia, come fanno i Marxisti, i Leninisti e i Socialisti scientifici. I partiti che partecipano alle elezioni creano l’illusione che tutte le richieste del popolo per la giustizia e la libertà siano comprese nel discorso elettorale e che si raggiungeranno una volta che avranno vinto le elezioni. Essere un sostenitore, individualmente o come organizzazione, della campagna elettorale significa, sostenendo una richiesta complessiva in un’unica direzione, aiutare a propagandare questa illusione. Il desiderio di trasformare le elezioni in un’opportunità che possa essere sfruttata, è il desiderio di fare propaganda per il sistema elettorale, per l’illusione. Gli anarchici dovrebbero fare appello a tutti gli individui che compongono la società alla responsabilità dell’astensione. Questo appello, è la responsabilità dell’individuo, per non abbandonare la volontà di ciascuno, e il desiderio per un mondo libero e giusto, alla volontà di un partito o alla volontà del presidente. Tale responsabilità è l’inizio di una politicizzazione che non si concluderà in un solo giorno, ma ogni giorno.

Devrimçi Anarşist Faaliyet (Azione Anarchica Rivoluzionaria)

 

Prima dichiarazione sul referendum