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Giorgio Brunetti, Educazione alla Libertà

Una Persona Comune alla Ricerca di Una Coscienza Critica, Nuovadimensione, 2017

 

Giuseppe Brunetti, una coscienza critica.

“Educazione alla libertà” è davvero il titolo più giusto per questo libro: al lettore viene offerta l’opportunità di conoscere il percorso di formazione intellettuale di un uomo che per tutta la vita si è posto domande sulla condizione umana e sulla libertà dell’individuo: Giuseppe Brunetti, infermiere. Quest’uomo era un padre, il padre dell’autore, e l’ha educato alla libertà, appunto. Ma come? Come si educa alla libertà?

Par di vedere Giorgio Brunetti che s’immerge nella muta ma eloquente quantità di carta stampata ereditata alla morte del padre (1985): un padre che insegnava con il comportamento, che pare aver educato il figlio senza dire, senza imporre, ma indicando una possibile direzione. In passato, i genitori prendevano i figli per mano e li accompagnavano a vedere le meraviglie del progresso: così come si andava all’aeroporto a vedere gli aerei che si alzavano in volo, Giuseppe prendeva per mano Giorgio per andare ad assistere alle manovre dei treni. Oggi, con questo suo commosso ma rigoroso omaggio alla figura paterna, l’autore prende il lettore per mano e a sua volta indica – senza alzare la voce – una strada che è stata percorsa nella direzione utopica della libertà.

Si tratta di una vera e propria cavalcata nel ‘900, dalla nascita di Giuseppe, 1907, fino alla sua morte, nel 1985. Scorrono sotto i nostri occhi titoli di riviste e di testi importanti, pietre miliari del pensiero: Il Politecnico di Elio Vittorini, che celebra dopo la guerra la recuperata libertà d’espressione, i Quaderni piacentini, la non violenza di Aldo Capitini e di Danilo Dolci, per cominciare. In ospedale avviene il fondamentale incontro con Giulio Morandini, che lo introduce al pensiero anarchico. Giuseppe, che sosteneva la centralità della libertà individuale, dell’autodeterminazione, opponendosi alle “verità” politiche calate dall’alto, dal comunismo stalinista al fascismo, si riconosce immediatamente.

Continua la cavalcata: ecco la rivista del movimento Comunità ispirato da Adriano Olivetti, gli scritti di Bakunin e Kropotkin acquistati sulle bancarelle dell’usato in Strada Nova a Venezia, Proudhon, gli italiani Armando Borghi, Errico Malatesta, Pietro Gori, ma anche Saverio Merlino, che polemizzava con Malatesta sui rapporti tra anarchismo e democrazia. Questo ci rende evidente quanto la motivazione che spingeva Brunetti non era l’autoreferenzialità, la ricerca di conferma delle proprie idee, ma il dubbio, la ricerca, le questioni aperte. Con l’avvicinamento al movimento anarchico, nella sua fornita biblioteca entrano Umanità Nova (di cui diventerà distributore) e Volontà.

Il 1967 è l’anno della pensione, così Brunetti può partecipare a conferenze e dibattiti, segnale anche questo di un continuo interrogarsi, di una ricerca di approfondimento, di un pensiero vivace legato alla contemporaneità, del desiderio di partecipare al dibattito delle idee incontrate nelle riviste e nei libri. Giorgio va avanti ad estrarre volumi dalla biblioteca paterna: Bertrand Russel, Ernst Cassirer, le pubblicazioni del Nuovo Politecnico con il caratteristico quadrato rosso in copertina. Arrivano gli anni di piombo e Giuseppe ritaglia e colleziona articoli di giornale. Data la sua vita lavorativa trascorsa in ospedale come infermiere, legge Medicina e potere, e si avvicina alla psicanalisi con scritti di Fromm.

Il pregevole lavoro di Giorgio Brunetti, che affianca ai titoli delle riviste e dei libri del padre brevi ma incisivi estratti di testo, è, inoltre, un compendio di pensiero anarchico, una specie di prontuario che si presta a riempire un buco evidente nei libri di storia delle scuole superiori. Per suggerire questo uso di “Educare alla libertà”, rubo il titolo di un’opera sull’educazione sessuale di Annie Reich (prima paziente e poi mogli di Wilhelm) presente nella biblioteca personale di Giuseppe Brunetti: Se tuo figlio ti domanda.

Paola Brolati

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