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La nuova internazionale anarco-sindacalista e sindacalista rivoluzionaria

L’AIT – Associazione Internazionale dei Lavoratori (Trabajadores) – si trascinava da tempo delle forti problematiche interne che di fatto ne tenevano bloccato lo sviluppo, venendo meno la sua funzione di coordinamento e di confronto fra le varie tematiche che ciascuno deve affrontare nel proprio territorio in cui vive. Soprattutto veniva meno quella necessità urgente di sviluppare una adeguata solidarietà nei confronti di chi si trova in difficoltà nell’esercitare un’azione di lotta di classe nelle varie situazioni sparse nel mondo, subendo pesanti repressioni.

Questa situazione interna si era creata in seguito alla apertura un po’ superficiale creatasi in un certo periodo nell’intento di promuovere l’allargamento dell’Associazione stessa: sono state fatte entrare delle piccole sezioni, senza un metodo di reale verifica, in particolare nell’est quando c’è stato un certo disgelo, con un numero di aderenti sotto i 30. Ci riferiamo in particolare alla Polonia (ZSP-MSP), Serbia (ASI-MUR), Slovacchia (PA-MAP), Russia (KRAS-MAT) organizzazioni che, per la loro consistenza, non avevano una vera esperienza sindacale, soprattutto anarco-sindacalista, ma erano ancorati a principi politici-ideologici. Queste sezioni, assieme ad altre di simili dimensioni già presenti all’interno dell’Associazione si sono trovate d’accordo fra loro, perché simili nella realtà in cui operano.

Con un potere decisionale importante che lo statuto ereditato gli concedeva – ogni sezione un voto indipendentemente dal numero degli iscritti – perché legato ai tempi in cui le sezioni dell’AIT erano tutte con migliaia di aderenti e quindi era equo pensare a questa forma di rappresentanza, tutto questo aveva determinato un squilibrio nelle decisioni da prendere nell’Associazione stessa. Per correggere il prevalere di tale orientamento nel congresso dell’AIT del 2013 a Valenza (Spagna) sono state avanzate delle proposte, molto simili fra loro, da parte della sezioni della CNT (Spagna), USI (Italia), FAU (Germania) – le organizzazioni storiche e soprattutto più consistenti che rappresentavano assieme circa il 90% del totale degli iscritti dell’Associazione. Fra l’altro erano anche quelle con il pagamento delle quote rimpinguavano le casse dell’Associazione nella stessa proporzione, senza praticamente non avere alcun potere decisionale. Le proposte avanzate si muovevano nella prospettiva di riequilibrare il rapporto di rappresentatività all’interno dell’Associazione stessa. Le proposte vertevano su una rappresentatività delle sezioni maggiormente proporzionata al numero degli iscritti e di un numero non inferiore ai 100 aderenti come uno dei criteri per aderire alla AIT, per garantire che si trattasse di sindacati pur piccoli ma con reali esperienze nel campo anarco-sindacalista. Comunque, il numero minimo di iscritti per aderire all’Associazione era valido solo per l’entrata di nuovi sezioni, mentre non si metteva in discussione la permanenza di quelle già presenti.

A grande maggioranza le piccole sezioni si sono coalizzate all’interno del Congresso, utilizzando il potere legato al principio ogni sezione un voto le proposte vengono respinte, senza alcuna mediazione. Quello che ha più impressionato i delegati dell’USI al Congresso era il fatto che non c’era alcuno spazio per la discussione sulle problematiche che le varie situazioni locali stanno vivendo, né sul piano delle prospettive internazionali, ma si usava un metodo burocratico di votazione a catena, senza alcun dibattito, in cui le decisioni erano già prese in precedenza, per cui i delegati con un automatismo impressionante dovevano solo pronunciarsi sulle questioni all’ordine del giorno, riportate da numeri di riconoscimento, esprimendosi con un si o con un no o l’astensione – quello che nel nostro sindacato abbiamo criticato come un metodo congressuale basato sul “votificio”. In quel Congresso, mentre piccole sezioni si erano già accordate per opporsi all’incarico della Segreteria all’USI nel caso si fosse proposta, fu affidata nel Congresso la Segreteria AIT alla rappresentanza della sezione Polacca che rappresentava tale orientamento prevalente nell’AIT.

Dopo circa un anno la segreteria convoca un Congresso straordinario dell’AIT nel dicembre 2014 (in Spagna) dove con un colpo di mano, senza rispettare i tempi previsti dalla Statuto, a sorpresa fu messa all’o.d.g. la fuoriuscita della FAU dall’Associazione. Va precisato che nell’AIT la FAU, assieme alla CNT ed all’USI, era tra quelle storicamente più presente. L’accusa nei confronti della FAU era quella di essersi relazionata sul tema dell’immigrazione con organizzazioni sindacali fuori del territorio della Germania non aderenti all’AIT, come la SAC svedese ed il sindacato polacco IP. Malgrado i richiami sul mancato rispetto dei tempi previsti dallo statuto il Congresso, pur a stretta maggioranza per l’astensione di diverse sezioni, facendo prevalere la conta delle piccole sezioni, decideva la sospensione della FAU dall’AIT fino al prossimo congresso. Nella stessa occasione congressuale fu avanzata la proposta da parte della CNT, sostenuta da USI, sull’opportunità di abbassare la quota da versare alla cassa dell’AIT da parte delle sezioni, legata al numero degli iscritti. Questo per il fatto che le sezioni che sono molto impegnate nell’attività sindacale debbono affrontare molte spese e molti imprevisti, anche per il fatto che la cassa continua ad aumentare cospicuamente, senza avere un corretto utilizzo solidaristico verso situazioni in difficoltà nel conflitto sociale. Anche qui c’è stato un netto rifiuto nel ridimensionare le quote e il fatto curioso è che si sono dimostrate maggiormente contrarie proprio quelle sezioni che, dichiarandosi in difficoltà, non le pagavano o le pagavano in forma ridotta.

Comunque anche questo Congresso straordinario si era svolto con le stesse modalità burocratiche, facendo prevalere il settarismo, con l’assenza di dibattito come nei precedenti, mandando un orrendo segnale: quella della sospensione, molto probabilmente seguita da effettiva espulsione, della FAU, una delle sezioni più consistenti e soprattutto più attive nelle lotte. Era un allarme ben preciso che suonava come una minaccia – avendo l’attuale segreteria la maggioranza in pugno – nei confronti delle sezioni più impegnate sindacalmente come l’USI, verso la quale già il rappresentante della sezione Russa (15 iscritti) aveva espresso dure critiche con pesanti offese, e verso la stessa CNT spagnola. Tanto è vero che la stessa segreteria in carica, invece di agire per cercare una ricomposizione unitaria fra le sezioni in polemica fra loro, grazie all’utilizzo della cassa dell’AIT, si è finanziata viaggi di rappresentanza, in particolare in Spagna, per fomentare una spaccatura all’interno della stessa CNT.

È in questo clima di incomunicabilità e di forte contrasto con il prevalere un orientamento all’interno dell’AIT sempre più settario, difficilmente recuperabile, che ci stava portando all’immobilismo soprattutto sul piano internazionale, che è nato il progetto di rifondazione dell’AIT da parte di CNT, USI, FAU e Fora argentina, in pratica le sezioni che nel totale del numero di iscritti occupano la quasi totalità della vecchia AIT. Queste sezioni si sono incontrate in diversi incontri internazionali in Germania, in Italia ed in Spagna dove si è gettato le base per un progetto per una nuova internazionale.

La spaccatura definitiva si consumava con l’ultimo Congresso della vecchia AIT in Polonia nel 2017, dove le sezioni sopra elencate, che già avevano cessato il pagamento delle quote associative, non si sono presentate. Questo progetto per una nuova Internazionale anarco-sindacalista e sindacalista rivoluzionaria ha già trovato molto interesse in diverse aree importanti, raccogliendo adesioni da IP polacca, ESE greca, gli IWW del Nord America oltre naturalmente CNT, FAU, FORA e USI che ospita il Congresso. Altre componenti, inoltre, saranno presenti in qualità di osservatori.

Naturalmente ci riteniamo in continuità con i principi e gli ideali che hanno portato alla fondazione a Berlino nel 1922 dell’AIT (di cui come USI proponiamo di mantenere la denominazione), mantenendo la stessa carica conflittuale, per una organizzazione sindacale internazionale libertaria utile alla difesa degli interessi della classe lavoratrice in tutto il mondo, basata sull’autogestione delle lotte oggi e della società futura, senza servi né padroni, senza più nessuna forma di sfruttamento.

Enrico Moroni