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Il Csoa Pangea sotto minaccia di sgombero

pangeaDopo mesi di minacce e controbattute, qualcuno dalla comodità della sua poltrona ha deciso di porre fine all’unica esperienza in città che si sia dimostrata in grado di toccare gli aspetti socio-culturali a 360°, da sempre ponendosi con un’ottica innovativa per una città così arrancata da anni di inquinamento ambientale, sociale e culturale, atrofizzata sulle vecchie politiche economiche che pensano solo a come accontentare le fauci dei cani dell’Eni, tanto per intenderci.

Ci siamo sempre posti con un punto di vista che fosse dal basso, dove regna sovrana l’orizzontalità, dove ogni potere viene azzerato per far posto a quella che noi abbiamo definito eguaglianza sociale. Un cerchio come simbolo delle nostre assemblee, dove chiunque ha potuto dire la sua e farla valere, dove il principio di unanimità ha sempre contraddistinto le decisioni sullo spazio.

Il primo centro sociale occupato ed autogestito della Sardegna, non sicuramente la prima occupazione, ma la prima di questo genere. Un’occupazione dovuta, per restituire uno spazio abbandonato al degrado, alla comunità per lo svolgimento di attività che mirassero alla riqualificazione cittadina, all’aggregazione giovanile e alla messa in discussione della realtà circostante da un punto di vista sia culturale che sociale.

Dalla musica al folkore, dall’archeologia alla denuncia ambientale, il Pangea si è sempre dimostrato un punto di incontro e di scontro su svariati temi, dove vengono rispettate la libertà di pensiero e di parola, laddove queste non andassero ad intaccare il pensiero altrui con offese o coercizioni di qualsiasi tipo, per tanto lo spazio è sempre stato, sia esplicitamente che implicitamente, antifascista.

Tutto questo in una città che ogni anno conta i morti di cancro causati da un ecomostro che rimane li, nonostante in campagna elettorale si cantasse (e per l’ennesima volta) “Bonifiche!”, un’amministrazione che si è fatta portavoce del cambiamento, e che di cambiamento ha avuto il nome del sindaco che ora si fa abile paladino della legalità, dimenticandosi di essere venuto all’interno dello spazio a viverlo facendo attività di vario tipo con la propria famiglia. Nessuno osa mettere in discussione cosa sia l’ illegalità? Ma soprattutto, quando questa può essere, invece, definita legittima? Perchè uno sgombero è si legale, ma è davvero legittimo? Quale male si commette ad occupare abusivamente uno spazio per regalarlo alla città sottraendolo al degrado?

Più che farci domande, che paiono non avere una risposta poiché chi siede a quelle poltrone non si pone domande di questo genere, non ci arrivano neanche a farsele, e questi fatti lo dimostrano, dovremmo invece domandare adesso che cosa ne faranno dell’ex bocciodromo. Evidentemente i vari incontri con chi siede al tavolo dell’amministrazione non son mai stati messi agli atti, quasi come a dimostrare che chi canta tanto la trasparenza pare invece voler oscurare questi episodi. Vogliamo parlare dell’incompetenza di chi gestisce la città, dato che questi non si son nemmeno preoccupati di studiare un solo argomento di quelli proposti come quello dei beni comuni, tema affrontato con i compagni di Napoli. Qui si attendono ancora risposte. Un’amministrazione che non ha saputo dare una svolta economica positiva alla città, non migliorandone il tenore di vita ma anzi, facendosi largo fra il malcontento generale per accaparrare voti con le solite, false, promesse. Una città che non ha visto una riconversione sperata, un’amministrazione che non ha dato risposte o alternative a tutto il caos presente in città. Nessuno parla delle centinaia di giovani disoccupati, nessuno parla del ritorno dell’eroina fra le nostre panchine, nessuno parla del disagio e della depressione causati dalla mancanza di offerte valide per chi vive la città.

Il nostro è stato un tentativo di metterci in gioco e di discutere con proposte alternative quelle che erano le falle causate da una mala amministrazione che da sempre crea danni irreparabili a chi vive nell’area cittadina.

E adesso andremo via, ma solo da quelle quattro mura. La nostra energia non si spegnerà così facilmente, non staremo a guardare ancora una volta passivi le scelte che incombono sul nostro territorio. Proseguiremo le battaglie che da sempre hanno caratterizzato il Centro: quella delle Bonifiche, della Cultura, e del Sociale!

Un applauso a chi crede di aver fatto la mossa giusta e che si giustifica dietro un codardo “non avevo altra scelta”. Ora vorremo le immediate dimissioni della giunta per incompetenza, dato che non sono riusciti ad interfacciarsi ne con i cittadini ne con le realtà che hanno fatto sì che Porto Torres non morisse definitivamente, che hanno cercato di tenere in vita un circuito alternativo alla portata di tutti, coinvolgendo i territori circostanti e le genti di tutte le età e provenienze. Un grande pentolone di idee, di creatività e di potenzialità per un territorio martoriato che subisce in silenzio e che pare non svegliarsi più, e questa ne è l’ennesima prova.

Non staremo fermi, non staremo zitti. Torneremo, più forti di prima, più grandi di adesso.

S.

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Uscirà,‭ ‬a breve,‭ ‬per la piccola casa editrice libertaria Magmata di Napoli,‭ ‬la seconda edizione del libro‭ ‬Full Time Blues.‭ ‬Un diario cronaca degli anni Settanta,‭ ‬in cui Antonio Festival prova a raccontare‭ “‬i‭ ’‬70‭ ‬libertari,‭ ‬quelli delle opportunità/possibilità,‭ ‬quelli … Per saperne di più