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Il sole sorge a Nord-est

Il Capitano Salvini ci ha ricordato, sotto il sole d’agosto, che questo nostro popolo, per lo più composto da smidollati e indisciplinati, ha bisogno della reintroduzione della leva obbligatoria, utile ad educare giovinastri e giovinastre. Sembra dunque che il Capitano non abbia una buona opinione del Popolo che, a suo dire, lo onora di un sostegno plebiscitario (quello accertato fino ad oggi è del 17 per cento circa dei voti validi del marzo scorso: poco più del 12 per cento degli elettori italiani).

Ma l’uscita agostana non è estemporanea: già da tempo i leghisti sostengono una nuova leva obbligatoria e recitano il mea culpa, visto che la legge 226 del 23 agosto 2004, quella che ha sospeso la leva obbligatoria designando la classe 1985 come l’ultima fortunata (o sfigata) a sorbirsi la naja, era stata approvata su impulso del governo Berlusconi, al quale partecipavano convinti anche i leghisti. Ora, già dal maggio del 2017 c’è una proposta di legge riguardante la reintroduzione del servizio obbligatorio (militare o civile): tale proposta è firmata da un manipolo di leghisti, tra i quali Centinaio, Calderoli, Stefani. Da questo testo hanno preso spunto le proposte di legge statale avanzate di recente dal consiglio regionale del Veneto e da quello del Friuli Venezia Giulia. In base all’art. 121 della Costituzione, le regioni possono proporre al parlamento nazionale progetti di legge statali. Essi non devono contenere per forza argomenti riservati alle competenze regionali (altrimenti le regioni avrebbero potuto fare da sé); però si deve trattare di temi che abbiano in qualche modo attinenza con l’interesse regionale: questo ci dice la dottrina prevalente, suffragata anche dai pochissimi interventi al riguardo della corte costituzionale.

La proposta del Veneto (già approvata in consiglio regionale: progetto di legge statale n. 37) e quella del Friuli Venezia Giulia (da approvare nella prima settimana di ottobre: progetto di legge nazionale n. 2) sono accompagnate da relazioni esplicative nelle quali si afferma che il servizio militare e quello civile dovranno svolgersi all’interno del territorio della regione di residenza degli obbligati, allo scopo di favorire il radicamento geografico e di rafforzare la solidarietà all’interno della specifica comunità di origine. Questa sottolineatura territoriale-regionale non sembra solo un semplice espediente atto a non farsi rigettare una proposta di legge che non rispetti i vincoli succitati, ma è la prosecuzione, con mezzi aggiornati, del vecchio localismo (quasi separatismo) che, nelle regioni del Nord Est, sopravvive adattandosi al neo nazionalismo salviniano.

Un pochino strano è che, sia in Veneto che in Friuli Venezia Giulia, le proposte di legge quasi-fotocopia di quella leghista dell’anno scorso, nelle ultime versioni depositate (quella in Veneto già approvata a fine settembre), siano firmate da consiglieri regionali che non appartengono ai gruppi consiliari leghisti: in Veneto firma Massimo Giorgetti (Forza Italia – Alleanza per il Veneto, una gioventù da missino verace), in Friuli Venezia Giulia firmano Piero Camber e Mara Piccin (Forza Italia). I due firmatari maschi hanno un elemento comune nel loro curriculum: sono stati alpini prestigiosi (e infatti nelle relazioni di accompagnamento delle proposte gli alpini sono indicati come esempio fulgido di servizio per la comunità). Sembra un po’ strano che personaggi di Forza Italia, seppure in periferia, facciano da cassa di risonanza ad un’iniziativa leghista mentre il loro partito, in sede centrale, opera in modo diverso: l’onorevole Matteo Perego di Forza Italia, infatti, è tra i presentatori di una proposta di legge con la quale si intende introdurre una sorta di servizio militare volontario, quindi non obbligatorio, della durata di sei mesi (la cosiddetta mini-naja); tale offerta sarebbe rivolta a giovani di entrambi i sessi tra i 18 ed i 22 anni di età e sarebbe anche utile per guadagnare crediti universitari (CFU).

Ma torniamo alle proposte di Veneto e Friuli Venezia Giulia e ricordiamone i contenuti un po’ più nel dettaglio: l’obiettivo è incentivare la solidarietà, il servizio può essere militare o civile a scelta, è obbligatorio per entrambi i sessi, si svolge su base regionale, si svolge tra i 18 ed i 28 anni di età, viene retribuito (da definire la somma a livello statale) e vale ai fini pensionistici, si svolge in 8 mesi (nella proposta del Veneto) o in 6 mesi (nella proposta del Friuli Venezia Giulia). Interessanti sono anche le relazioni di accompagnamento, in cui si tendono a sottolineare l’aspetto solidale, il legame con il territorio, le esigenze della protezione civile, dimenticando quasi che i soldati servono a fare la guerra. Nella relazione friulano-giuliana si aggiungono anche altri elementi: il rischio del calo delle forze armate nella regione a favore di uno spostamento delle caserme al sud, l’esigenza di salvaguardare i confini minacciati dai flussi migratori incontrollati, la valenza educativa del servizio militare/civile. Notevoli le dichiarazioni su quest’ultima questione, che è stata anche il cavallo di battaglia estivo del Capitano Salvini; nel testo della relazione si legge che nel nostro Paese vi è un vuoto educativo; molto interessante la frase che riportiamo per intero: “i nostri giovani potrebbero ritrovare il significato di termini divenuti desueti come obbedienza, condivisione, solidarietà, identità, dovere e Patria, beneficiando di un periodo formativo, non meramente addizionale rispetto a quello affidato alla famiglia e alla scuola, nella nostra Società che sta vivendo una tangibile crisi valoriale.” Insomma: un restauro della solita triade Dio-Patria-Famiglia, al riparo di una salda struttura gerarchica ed autoritaria.

Possiamo dunque dire: “s’ode a destra uno squillo di tromba.” E a sinistra? Certo: “a sinistra risponde uno squillo.” Rispondono personaggi noti e meno noti che, nei media manipolati e manipolatori, sono designati ad incarnare ideali di una sinistra, magari anche estremista, ma compatibile con la sicurezza del nostro Stato e con l’amor di Patria.

Il comunista Marco Rizzo (meglio definibile come socialista autoritario staliniano) ricorda la sua naja quasi felice e rifrigge le solite paroline del vecchio PCI (1): esercito di popolo, meno rischi per l’ordine democratico, meno golpe, meno guerre esterne. Già: perché i tentativi di golpe abortito quando sono avvenuti? Quando c’era già l’esercito professionale? E le guerre del Golfo, la Somalia, la Serbia, il Kosovo e l’Afghanistan degli inizi? Tutte guerre che hanno preceduto la sospensione del servizio militare obbligatorio, tutte guerre a cui sono stati costretti a partecipare anche alcuni (pochi, in verità) soldati non professionisti. Infatti i professionisti ci sono sempre stati, anche se il compagno Rizzo non lo ricorda, e sempre si sono collocati in un rango diverso rispetto ai giovanotti della leva generale. Una cosa che aveva capito persino il suo PCI che, con Occhetto e Pecchioli, fin dal 1988 (2), moribondo e tuttavia ancora facondo, riconosceva l’inutilità tecnica della leva obbligatoria, dopo decenni di esaltazione dell’esercito di popolo (falso mito della rivoluzione francese: solo nel 1793 ci fu una leva obbligatoria, a causa delle necessità di una guerra d’invasione subita ad opera di quasi tutte le potenze europee). Ma il compagno Rizzo pensa forse, senza dirlo, che i soldati di leva potrebbero fare, in unione con contadini e operai, un altro colpo di Stato bolscevico nella Roma dei nostri giorni?

Passiamo ora ad un altro comunista (per autodefinizione): Fulvio Grimaldi ha nostalgia di quando fu ufficialetto di leva dei bersaglieri e rivendica persino l’esperienza dei proletari in divisa. Per Grimaldi la leva era cosa buona perché l’esercito di popolo si contrappone a quello dei professionisti, perché nella truppa si costruisce un senso di comunità che contrasta ogni individualismo e classismo, perché ci si abitua ad una vita dura da veri uomini, e via aggiungendo mirabilia. (3)

Ma in questa breve rassegna di sinistri amati dai media poteva mancare Lui? Poteva mancare il Cavaliere che lotta contro il Drago della Globbbalizzazione neoliberista? Poteva mancare il vero ed autentico interprete di Marx, Gentile, Preve ed Hegel, da sinistra con scappellamento a destra? Poteva mancare Diego Fusaro, collaboratore fisso del Primato Nazionale, rivista mensile di Casa Pound? Riportiamo qui l’integrale citazione di un suo recente brano da blog e da facebook (ma anche presente, quasi nella stessa forma, nel suo recente testo sul precariato): “Con le sue derive imperialistiche, lo Stato nazionale proprio del capitalismo novecentesco operava nel senso della nazionalizzazione delle masse. Addestrava marzialmente i cittadini e li formava ai valori della patria. Il nuovo capitalismo globalizzato post-nazionale, flessibile e assoluto, ha sostituito il “servizio militare di leva” con la sua variante postmoderna e globalista: l’Erasmus (European region action scheme for the mobility of university students, “schema d’azione delle regioni europee per la mobilità degli studenti universitari”), la cui funzione è di addestrare le nuove leve non più alla postura marziale propria dell’ormai eclissato tempo della nazionalizzazione delle masse ma al nuovo profilo globetrotter ed errante, deterritorializzato e nomadico del nuovo homo instabilis proprio dell’evo dell’accumulazione flessibile, con annessa precarizzazione cosmopolita delle masse.” (4) Maledetto sia dunque Erasmus (che già lo era un pochino ai suoi tempi, mentre ci si scannava per questioni religiose e di potere e senza essere ancora destabilizzati dalla perfida Globbbalizzazione neoliberista…).

Ma forse si può ancora rimediare allo spaesamento della nostra gioventù, preda implume dei biechi manipolatori del Kapitale deterritorializzato: avanti dunque con la leva obbligatoria al servizio della Patria e della Nazione. Si può fare. Si farà? Forse sì o forse no. Se non si farà, potremo dire che, ancora una volta, saranno i tecnici ad evitarci le peggiori stupidate: in questo caso i vertici militari, che non muoiono dalla voglia di avere, per pochi mesi, due o trecentomila ragazzotti imbranati da addestrare all’uso di un vecchio schioppo.

Dom Argiropulo di Zab

NOTE

  1. http://www.affaritaliani.it/politica/marco-rizzo-favorevole-alla-leva-militare-555454.html

  2. https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/12/20/pci-basta-con-la-naia.html

  3. https://comedonchisciotte.org/sulla-diatriba-leva-si-leva-no-cittadini-al-servizio-militare-o-civile-della-collettivita-o-mercenari-al-servizio-dei-signori-della-guerra/

  4. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/27/erasmus-precarieta-e-sradicamento-la-nuova-leva-obbligatoria/4451277/