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Portuali licenziati: una lotta di tutti

Cinque lavoratori portuali sono stati licenziati da ALP (Agenzia per il lavoro portuale) la ditta presso la quale lavoravano. 

Le lettere di licenziamento sono arrivate venerdì 22 giugno al termine di un periodo di sospensione dal lavoro per motivi disciplinari.

Per comprendere quello che è successo bisogna considerare quella che, a grandi linee, è l’organizzazione del lavoro in porto, dove sono operativi lavoratori a chiamata (ex articolo 17) per rispondere a particolari esigenze dovute a picchi di lavoro e ditte che lavorano in appalto (ex articolo 16), tenute ad operare con mezzi propri. Gli articoli richiamati fanno riferimento alla legge 84/94, quella che ha portato alla nascita delle Autorità Portuali e allo scioglimento delle Compagnie Portuali. Questa legge ha portato ad una frantumazione dove hanno buon gioco lo sfruttamento, la precarietà, il ricatto, la continua violazione di normative che dovrebbero regolamentare l’impiego del lavoro, nonché la violazione dei requisiti per operare in sicurezza, elemento importantissimo in un settore, quello della movimentazione merci, caratterizzato da frequenti infortuni, talora anche mortali. Padroni di questo Far West sono i grandi armatori e i proprietari delle banchine, nomi importanti, che ritornano nelle miriadi di speculazioni dell’affarismo capitalista, nelle lottizzazioni, nei profitti da capogiro legati alla rendita. Loro sceriffo organismi politico-economici come l’Autorità portuale. L’Autorità Portuale è un ente pubblico dipendente dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che, fra le altre cose, ha anche il compito di controllare le operazioni e i servizi portuali. Di queste attività l’avviamento al lavoro è funzione propedeutica e basilare, e spetta all’Autorità Portuale concedere le eventuali deroghe alla normativa vigente. La prima Autorità Portuale fu costituita a Livorno nel 1995.

La storia delle autorità Portuali rappresenta un’utile lezione per chi è convinto che la pubblica autorità sia tutela degli interessi collettivi, in primis quelli dei lavoratori, e argine alle soperchierie dei privati, dei capitalisti rappresentati dagli armatori e dalle imprese portuali.

Una situazione difficilissima e cristallizzata, tradizionalmente sindacalizzata, ma dove si sono giocate politiche di svendita dei diritti e dell’occupazione.

In questo Far West tuttavia, a Livorno, come a Trieste, come a Genova, i lavoratori hanno provato ad organizzare esperienze sindacali alternative, sviluppando sul posto di lavoro lotte e vertenze significative.

Lo scorso 19 maggio, all’interno del porto, una ditta art.16 operava contro normativa, utilizzando mezzi non propri e lavorando su un turno a chiamata. Alcuni lavoratori art.17 hanno rilevato l’irregolarità e chiesto spiegazioni; hanno avuto come risposta che l’Autorità Portuale aveva concesso una “deroga”, ma nessun documento ufficiale è stato esibito. Il lavoro interrotto è stato ripreso in modo conforme, autorizzando i lavoratori articolo 17 a svolgerlo.

Una situazione che sembrava chiarita ma che invece è stata utilizzata strumentalmente, ribaltando l’evidenza dei fatti: cinque lavoratori articolo 17 che erano intervenuti sono stati sospesi per “insubordinazione” e dopo 15 giorni hanno ricevuto la lettera di licenziamento. Ad oggi sono state ignorate le memorie difensive, le testimonianze e i tentativi di conciliazione.

La maggior parte dei cinque licenziati sono lavoratori sindacalizzati che aderiscono alla C.I.B. Unicobas, uno di essi svolge l’incarico di RSU Unicobas.

Il Sindacato di base ha immediatamente indetto lo stato di agitazione e al termine di una affollatissima conferenza stampa ha proclamato uno sciopero generale cittadino che si terrà venerdì 6 luglio, con corteo che partirà da Piazza Cavour per concludersi sotto il palazzo dell’Autorità portuale. Quello che i lavoratori chiedono è la revoca dei licenziamenti e l’immediato reintegro nel posto di lavoro. Solo se ci saranno garanzie certe in questo senso lo sciopero potrà essere revocato.

Allo sciopero ha dato adesione anche il sindacato USB di Livorno e la CUB trasporti locale ha emesso un comunicato di pieno sostegno alla lotta dei lavoratori. Numerosi gli attestati di solidarietà giunti da vari soggetti politici e sindacali. Particolarmente significativo il sostegno attivo manifestato dai portuali USB di Trieste, che hanno annunciato che sciopereranno, e del Coordinamento autonomo lavoratori portuali di Genova, che hanno invitato i lavoratori livornesi licenziati ad intervenire dal palco durante la manifestazione che si è tenuta a Genova in memoria dei fatti del 30 luglio 1960.

Intanto, in vista dello sciopero, Unicobas ha dato vita nel centro cittadino ad un presidio permanente che è diventato un punto di riferimento importante nella città, mentre prosegue la diffusione capillare della controinformazione e della propaganda dello sciopero tramite volantinaggi ed iniziative varie.

La Federazione Anarchica e il Collettivo anarchico libertario hanno seguito la vicenda fino dall’inizio assicurando piena solidarietà ai lavoratori e chiedendo il loro immediato reintegro.

Come abbiamo scritto nel nostro comunicato, noi abbiamo visto crescere a Livorno l’esperienza di Unicobas in un settore difficile come quello del lavoro portuale, monopolizzato da politiche monolitiche e settarie, ed abbiamo chiaro che con questo provvedimento si vuole colpire un’esperienza di sindacalismo di base realmente alternativa alle politiche di sfruttamento che nel settore trasporti sono particolarmente aspre. Con questo provvedimento si vanno a colpire lavoratori sindacalmente attivi che sul posto di lavoro si sono sempre battuti con decisione e tenacia per l’estensione dell’occupazione, per la pratica della solidarietà, per il rispetto delle norme di sicurezza. Il licenziamento è un’arma di repressione e di intimidazione nelle mani dei padroni, tanto più inaccettabile se rivolta contro chi si batte per la tutela dei lavoratori. Non lo accettiamo e sosterremo con forza tutte le iniziative volte al ritiro dei licenziamenti e al reintegro dei lavoratori. Se colpiscono uno colpiscono tutti. Se colpiscono cinque colpiscono cinque volte tutti.

Saremo presenti alla manifestazione prevista per la giornata di sciopero del 6 luglio e invitiamo tutte le compagne e i compagni che ne hanno la possibilità ad essere presenti.

Tiziano Antonelli

(La foto del corteo dello sciopero é di Giacomo Sini. Trovate altre foto su: https://collettivoanarchico.noblogs.org/post/2018/07/08/foto-del-6-luglio-sciopero-generale-e-manifestazione-per-il-reintegro-dei-portuali-licenziati-da-alp/)

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