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Contro il patriarcato  per la libertà

Il 24 novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne c’è stata a Roma una manifestazione che ha attraversato le vie della città, da piazza Esedra a piazza s. Giovanni. Si è risposto all’appello da diverse parti del paese con innumerevoli striscioni e slogans di protesta. La manifestazione insieme all’assemblea nazionale, che si è svolta domenica 25 novembre, sono  state promosse dalla rete Non Una Di Meno e apriva il corteo lo striscione con scritto “Stato di agitazione permanente”. In 150mila hanno partecipato a Roma secondo le stime delle partecipanti e sono arrivati pulmans autorganizzati da diverse parti del paese.
Alcune donne libertarie provenienti da diverse realtà e città hanno deciso di partecipare insieme,hanno sfilato con le donne curde scese in piazza con il banner Jin Jian Azadi ( Donna,vita,libertà), ed in via Cavour hanno aperto lo striscione con scritto Amargi parola che significa libertà, apparsa intorno al 2300 a.C in sumerico cuneiforme durante una rivolta contro la tirannide.  Diversi gli slogans urlati “contro il patriarcato per la libertà”, Biji berxwedana Jin ( Viva la resistenza delle donne). In viale Manzoni il corteo si è fermato per alcuni minuti animando una danza a cui hanno partecipato alcune decine di donne. Dal camion da cui partivano la musica e gli interventi c’è stata in contemporanea la lettura di un saluto arrivato dal Rojava.
La massiccia partecipazione è arrivata dopo numerose manifestazioni che si sono tenute a Roma nelle scorse settimane.Il 10 novembre scorso infatti nella stessa città c’era stato un corteo a cui avevano partecipato alcune decine di migliaia di manifestanti per dire no alla legge ddl Pillon. Numerosi i presidi, le assemblee che si stanno susseguendo  a Roma tra cui, da non dimenticare, la protesta del 24 ottobre scorso di alcune decine di donne  contro la visita del ministro dell’interno nel quartiere di S.Lorenzo e gridando “Fascista! Sciacallo! Fuori Salvini dal quartiere!” lo hanno messo nella condizione di andarsene denunciando così la sua strumentalizzazione al solo fine di diffondere l’odio razziale, il suo uso macabro dello stupro e l’omicidio di una ragazza di 16 anni Desirée Mariottini, con l’unico fine propagandistico di tradizionale  carattere fascista. Lo stupro e l’omicidio di Desirée è avvenuto tra il 18 e il 19 ottobre in uno stabile abbandonato nel quartiere di S.Lorenzo,abitato da senza tetto nativi e migranti e frequentato anche da persone dedite alla diffusione e al consumo di sostanze stupefacenti pesanti al punto da produrre dipendenza totale e diffuse tra i giovani. Successivamente a questi fatti un migliaio di persone avevano partecipato il 26 ottobre , in piazza dell’Immacolata, nello stesso quartiere,all’iniziativa ” S.Lorenzo abbraccia Desirèe”promossa dalla Libera Repubblica di S.Lorenzo per stringersi intorno alla famiglia di Desirèe, per protestare, per denunciare lo stupro e la sua morte infame e per fermare “la retorica e le strumentalizzazioni che alimentano l’odio”.

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