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Gilet Jaunes

I due testi che abbiamo tradotto e che qui presentiamo sono entrambi tratti dal numero di febbraio 2019 di Le Monde Libertaire e, in particolare, dal dossier dedicato ai Giubbotti Gialli. Li abbiamo scelti – non potendo riportare per ovvie ragioni di spazio l’intero lavoro dei compagni francesi – in quanto ci sono apparsi in qualche modo rappresentativi della diversità di posizioni teoriche e di atteggiamento operativo dei libertari francesi rispetto ad un movimento difficile, allo stesso tempo, da inquadrare e da ignorare, privo sicuramente di una direzione politica unitaria – ma questo non è necessariamente un male – e dai mille volti, in ogni caso sorto ed animato dall’insofferenza verso quelle politiche statali e quelle logiche del capitale che, giorno dopo giorno, distruggono sempre più le loro e le nostre vite.

Verso un “5 stelle” alla francese?

Il movimento dei “Giubbotti Gialli” che agglomera un sacco di rabbia ed interessi a volte antagonisti, è interessante nella sua capacità di catturare i media e colpire la nostra attenzione. Certo, questo è legato alla violenza che lo ha accompagnato: sia la violenza della polizia contro di esso, sia per alcuni comportamenti deteriori che sono stati osservati durante le manifestazioni. Possiamo però notare che questo movimento è abbastanza specifico anche nel suo rapporto con la morte: mentre in ogni altro movimento la morte di un attivista è un dramma, in questo caso due persone muoiono nei primi giorni del movimento ma questo non si ferma, insomma questi due morti sono visti come epifenomeni. È un fatto abbastanza nuovo da sottolineare questo desiderio di dire “andremo fino alla fine costi quel che costi”: ciò gli conferisce un aspetto rivoluzionario, anche se questa parola include troppe cose per essere chiaramente leggibile oggi.

Certo, è una rivolta di notevole ampiezza quella che ha avuto luogo, che ha occupato le rotatorie ed i luoghi pubblici. È certo una rabbia contro “il carovita” che anima coloro che partecipano o sostengono questo movimento. Quello su cui ci si può interrogare sono le rivendicazioni avanzate, molto diverse ed eterogenee. Queste possono anche andare in un senso sociale forte (salari più alti, controllo dei funzionari eletti, implementazione dell’indicizzazione dei salari sull’inflazione, più democrazia sui luoghi di lavoro, a volte persino una richiesta di autogestione e la fine del capitalismo), talvolta però vanno in un senso reazionario, rancido e già conosciuto (ritorno dei confini, patriottismo, nazionalismo, rifiuto degli stranieri, paura dei “migranti”, rifiuto di pagare per la solidarietà internazionale e qualcuno giunge persino alla richiesta di un generale dell’esercito alla testa dello stato).

Lo si vede chiaramente, è un grande contenitore in cui si trova di tutto eppure i partecipanti stanno insieme e si muovono insieme. Vedendo questo, devo confessare che rimango abbastanza perplesso su questo movimento e su ciò che può ottenere. Anche se posso vedere con un certo divertimento lo Stato annaspare e sbandare, non so cosa succederebbe se una massa di Giubbotti Gialli lo rovesciasse domani – sebbene sia quasi certo che l’obiettivo per loro non sia quello di rovesciarlo.

Mentre discutevo con un amico sindacalista italiano, nel contesto di una riunione intersindacale Europea, mi è stato dato un inizio di spiegazione su questo movimento. L’abitudine francese è di credere che nessuno è come noi nel resto del mondo. Che avremmo inventato tutto, che saremmo stati i precursori di tutto. Arroganza francese, quanto meno. Il mio amico mi ha invece illuminato su di un punto: quello che stiamo vivendo oggi con i giubbotti gialli non è così diverso dall’emergere del movimento “5 Stelle” in Italia.

Se sulla forma, come mi sottolineava, i due movimenti differiscono (le culture nazionali contano), alla base troviamo le stesse improbabili alleanze tra poveri, miserabili e piccoli imprenditori, tra progressisti e nazionalisti, di fatto tra interessi molto divergenti. Come sottolineava il mio amico, la differenza in Francia è data soprattutto dall’assenza di un leader carismatico (nessun Beppe Grillo qui) e per il momento (quando ne discutevamo) nessun desiderio di organizzare un partito politico. Mi disse infine che dunque, per lui, bisognava essere vigili su questo punto.

Ho in mente la nostra conversazione quando ascolto i Giubbotti Gialli alla radio, li guardo in TV o semplicemente li incontro in una rotonda nella zona industriale in cui lavoro. Devo dire che ultimamente la differenza con l’Italia sembra scomparire: sempre più spesso viene espressa l’idea di muoversi verso un movimento nella forma di un partito politico (ufficialmente, ovviamente non come gli altri) iniziando presentandosi alle elezioni europee. Sempre più sento parlare di un’alleanza con “partiti che hanno compreso la posta in gioco”, un concetto che rimane molto vago.

Dall’apoliticismo dell’inizio (in effetti, l’apartitismo) sembra emergere il desiderio di strutturarsi nella più antica forma dei regimi repubblicani: un buon vecchio partito politico. Come anarchico, so che partecipare al sistema elettorale significa rafforzare lo Stato e che organizzare un partito sarà un modo per essere inglobati dalla macchina statalista e distruggere le proprie aspirazioni. Ma oltre a ciò, quello che mi preoccupa è che l’attuale base del movimento, se domani dovesse divenire un partito, lo farebbe esattamente sulle stesse basi del movimento “5 Stelle” in Italia! Avremmo gli stessi componenti, le stesse derive, le stesse alleanze eterogenee. Su questo ricordo gli scritti dei sindacalisti transalpini, che spiegavano come l’alleanza tra “5 Stelle” e “Lega” era un assoluto orrore per loro, che portava ad una regressione senza precedenti per il loro paese ed era la porta aperta verso un rinnovato fascismo (e possiamo constatarlo oggi tutti i giorni).

So bene che molti compagni sono tentati di partecipare molto attivamente al movimento dei Giubbotti Gialli, più attivamente di me di sicuro. Spero sinceramente che in esso possano sia spingere in direzione diversa sia evitare l’emergere di un partito politico del movimento. Altrimenti, temo di vedere in Francia abbastanza rapidamente una situazione molto simile all’Italia. Allo stesso modo, sono sempre dubbioso nel vedere romanticizzare le lotte che nascono “per il pane”, come si suol dire: l’esperienza brasiliana è lì a ricordarci che non sempre portano al meglio. Manteniamo la calma ed il distacco necessario. Anche nella lotta.

Fab, Graine d’anar – Lyon

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RIFIUTA IL RECUPERO! Viva la DEMOCRAZIA DIRETTA! Non ci servono “RAPPRESENTANTI” REGIONALI!

APPELLO DEi giubbotti gialli di Commercy PER LE ASSEMBLEE popolari GENERALIZZATE

Da molte settimane il movimento dei Giubbotti Gialli ha portato centinaia di migliaia di persone per le strade di tutta la Francia, spesso per la prima volta. Il prezzo del carburante è stata la goccia di gasolio che ha incendiato la pianura. La sofferenza, l’insopportabilità della situazione e l’ingiustizia non sono mai state così diffuse. Ora, ovunque nel paese, centinaia di gruppi locali si stanno organizzando in modi diversi ogni volta.

Qui a Commercy, nella Mosa, abbiamo operato fin dall’inizio con assemblee popolari quotidiane, in cui ogni persona partecipa alla pari con gli altri. Abbiamo organizzato blocchi cittadini, di stazioni di servizio e blocchi stradali filtranti. Sulla scia di questo abbiamo costruito una tenda nella piazza centrale. Ci incontriamo ogni giorno per organizzarci, decidere le prossime azioni, interagire con le persone ed accogliere coloro che aderiscono al movimento. Organizziamo anche “zuppe di solidarietà” per condividere bei momenti insieme e conoscerci. Nell’uguaglianza più totale.

Ora però il governo, e alcune frange del movimento, propongono di nominare rappresentanti per regione! Vale a dire alcune persone che diventerebbero gli unici “interlocutori” delle autorità pubbliche e riassumerebbero la nostra diversità. Non vogliamo però “rappresentanti” che finiranno fatalmente per parlare al nostro posto!

A che scopo poi? A Commercy una delegazione momentanea ha incontrato il Sottoprefetto, in altre grandi città ha incontrato direttamente il Prefetto: costoro già conoscono la nostra rabbia e le nostre richieste. Sanno già che siamo determinati a mettere fine a questo odiato presidente, a questo governo detestabile ed al sistema marcio che essi incarnano!

Questo è ciò che spaventa il governo! Perché sa che se comincia a cedere su tasse e carburanti, dovrà anche fare marcia indietro sulle pensioni, i disoccupati, lo status dei dipendenti pubblici e tutto il resto! Sa anche molto bene che rischia di intensificare un MOVIMENTO GENERALIZZATO CONTRO IL SISTEMA!

Non è per capire meglio la nostra rabbia e le nostre richieste che il governo vuole “rappresentanti”: è per inquadrarci e seppellirci! Come con la leadership sindacale, cerca intermediari, persone con le quali possa negoziare sulle quali possa fare pressione per placare l’eruzione. Persone che potrà poi quindi recuperare e portarli a dividere il movimento per seppellirlo.

Questo però senza contare sulla forza e l’intelligenza del nostro movimento. Senza poi contare che stiamo riflettendo, organizzandoci, cambiando le nostre azioni che hanno così impressionato e, infine, stiamo amplificando il movimento! Soprattutto poi, senza contare una cosa molto importante, che ovunque il movimento dei Giubbotti Gialli rivendica in varie forme, ben oltre il potere d’acquisto! Questa cosa è il potere al popolo, dalle persone, per le persone. È un nuovo sistema in cui “quelli che non sono niente”, come dicono di noi con disprezzo, riconquistano il potere su tutti quelli che si ingozzano, sui governanti e sul potere del denaro. È l’uguaglianza. È la giustizia. È la libertà. Questo è quello che vogliamo! Iniziando dalla base!

Se nominiamo “rappresentanti” e “portavoce”, questo alla fine ci renderà passivi. Peggio: riprodurremo rapidamente il sistema e funzioneremo gerarchicamente come i furfanti che ci guidano. Questi cosiddetti “rappresentanti del popolo” che si stanno riempiendo le tasche, che fanno leggi che ci distruggono l’esistenza e che servono gli interessi degli ultra-ricchi!

Non infiliamoci nell’ingranaggio della rappresentazione e del recupero. Questo non è il momento di dare la nostra parola ad un piccolo gruppo di persone, anche se sembrano oneste. Facciamo che ci ascoltino tutti o che non ascoltino nessuno!

A partire da Commercy, chiediamo quindi la creazione in tutta la Francia di comitati popolari, che funzionino in assemblee generali regolari. Luoghi in cui la parola è libera, dove ci si possa esprimere, intrattenersi, aiutarsi l’un l’altro. Se ci devono essere dei delegati, è al livello dei comitati popolari di ogni commissione locale, più vicini al sentire della gente. Con mandati imperativi, revocabili e a rotazione. Con trasparenza. Con fiducia.

Chiediamo anche alle centinaia di gruppi di Giubbotti Gialli di avere una tenda come a Commercy o una “casa del popolo” come a Saint-Nazaire, in breve, un luogo di raduno e organizzazione e che si coordinino, a livello locale e dipartimentale, in piena uguaglianza!

Questo è il modo in cui vinceremo, perché, lassù, non sono abituati a gestirlo e li spaventa molto! Non ci lasceremo guidare. Non ci lasceremo dividere e recuperare.

No ai rappresentanti ed ai portavoce autoproclamati! Riprendiamo il potere sulle nostre vite! Viva i Giubbotti Gialli nella loro diversità! VIVA IL POTERE ALLE PERSONE, DALLE PERSONE, PER LE PERSONE!

Se ti ritrovi nelle basi di quest’appello, a casa tua, nel tuo gruppo locale di giubbotti gialli o altro, contattaci su giletsjaunescommercy@gmail.com e coordiniamoci sulla base di assemblee popolari ed egualitarie!

Gilet Jeunes-Commercy