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Justhom, della schiavitù e del colonialismo

È un enorme numero di ricerche, scritti storici ed analisi che il compagno Justhom ci offre nel suo nuovo lavoro. In primo luogo, risale all’antichità per identificare le prime tracce che costituiscono l’inizio della schiavitù, fino ai cosiddetti tempi “moderni”. Quindi traccia un panorama completo dell’estensione di questo flagello del colonialismo, che è praticamente una “logica” continuità della schiavitù – o anche che lo accompagna o lo precede nella volontà dei padroni di sottomettere l’Altro, volontà incarnata dal militarismo, dal colonialismo, dal desiderio di espansione, dalla guerra che spinse i paesi dotati di maggiori mezzi militari, sospinti anche dalla sete di rapina, di aumento dei propri beni immobili, di guadagni, di terre sempre più grandi, ad asservire popoli che, fino al loro arrivo, vivevano in pace e armonia, secondo la propria cultura. Molto spesso, il colonialismo, impiantandosi con incredibile violenza (circa 100 milioni di vittime, un vero genocidio) decimò antichi territori che il suo appetito insaziabile ordinò di ripopolare da popolazioni trasportate da un altro continente (Africa in particolare).

Justhom elenca quindi tutti i paesi coloniali, assai spesso spronati dalle Chiese (desiderose di portare “luce”), che si sono impegnati in saccheggi, massacri, stupri, ecc. in nome della civiltà: l’Europa di certo, ma anche Russia, Cina, Giappone, Impero Ottomano, USA e, naturalmente, Regno Unito e Francia che hanno fatto a colpi di baionette e pistole la parte del leone! Anche sedicenti uomini di sinistra (Hugo, Jaures, Blum…) vi hanno apportato la loro giustificazione e la loro sporca fantasia.

La schiavitù, nel frattempo, continua in alcuni paesi del Golfo, così come il colonialismo incarnato ad esempio da Israele, che continua, dal 1948, il suo lavoro di esclusione dall’entità palestinese, alla conoscenza e alla visione del mondo intero, anche con l’approvazione degli Stati Uniti, per non parlare della Francia che, attraverso le sue reti attive di Françafrique, ha dato il suo sostegno incondizionato ai poteri dispotici e persegue la sua politica di sottomissione economica imposta dal franco CFA, il suo sporco lavoro neocolonialista e di conservazione dei suoi interessi geopolitici al servizio di grandi gruppi privati: Bolloré, Total, ecc.

Questo dominio viene esercitato anche oggi, qui e altrove, dal capitalismo (garantito e protetto dallo Stato) che soggioga salariate e salariati attraverso l’inganno di un contratto di lavoro che consente il loro sfruttamento, estorcendo il plusvalore dalla ricchezza prodotta dal loro lavoro salariato.

Justhom ragiona quindi sulla condizione inevitabile che ha prevalso affinché questi individui inizino ad emanciparsi, sia dalla schiavitù sia dal colonialismo, che formano catene intrecciate: è dalla loro rivolta (specialmente quella del 29 agosto 1794) che gli schiavi hanno preso il loro destino nelle loro mani e poi hanno continuato la loro liberazione. Ma era già nel 1503 che scoppiarono le prime rivolte di schiavi ad Ayiti (Haiti in Amerindian) e che poi sciamarono a Porto Rico, Cuba, Martinica, ecc. contro ogni avversità, nonostante i decreti e le leggi abolizioniste (1794, 1848, ecc.) che costituivano solo un fievole inchiostro su carta, ben lungi dalla loro applicazione, dalla realtà.

Tra tutti gli ignomini legati a questa vergogna dello sfruttamento selvaggio dell’uomo da parte dell’uomo, dobbiamo notare il Codice Nero (promulgato da Luigi XV nel 1724), inteso a mantenere queste popolazioni schiave nella più grande miseria e anche per proteggere i padroni contro insurrezioni, ribellioni, fughe di schiavi, assalti dei “negri” mulatti.

Dopo questa brillante (e quasi) esaustiva esposizione della crudeltà umana, così spesso infinita e rinnovata, Justhom rende giustizia agli anarchici, ingiustamente accusati di essere stati indifferenti al fatto ed al crimine coloniale. Cita perciò gli interventi anarchici contro l’esercito, contro il ruolo e l’azione delle truppe coloniali, cita “La Marseillaise des requins” di Gaston Couté, nota di Bakunin quando discute dell’applicazione della legge di Darwin alla politica internazionale riguardo alla questione del colonialismo in relazione all’Algeria, agli scritti di Kropotkin che sottolineano come il colonialismo sia stato distruttivo delle antiche civiltà ed abbia trasmesso un’ideologia oppressiva, castrante e violenta, ecc.

In breve, è un libro assolutamente da leggere, scritto nello stile sorprendente di Justhom, una sorta di tesi sul dominio in alcuni dei suoi momenti peggiori.

Guy

Traduzione a cura di Enrico Voccia

https://monde-libertaire.net/index.php?articlen=3941