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Partiti in picchiata, governo sugli scogli

La profonda crisi politica pare abbia trovato uno sbocco con un’intesa “sotto banco” raggiunta all’ultimo minuto fra Lega e M5S, mettendo fuori dal gioco Berlusconi (almeno sulla carta). Con questo accordo, tutto da verificare nelle prossime settimane, i mezzi vincitori delle ultime elezioni hanno ceduto alle pressioni di Mattarella che minacciava di costruire un suo Governo di servizio composto da tecnici per approvare la legge finanziaria e soprattutto scongiurare nuove elezioni in tempi brevi. Questa fase ha svelato con chiarezza le “vittorie di Pirro” del centro destra e del Movimento 5 Stelle e nello stesso tempo ha dimostrato l’evanescenza del Partito Democratico ridotto ad una consorteria gigliata di perdenti.

La recente inchiesta dell’Istituto Demopolis sulla credibilità del quadro politico conferma una crescente sfiducia dei cittadini nei confronti del Parlamento e di tutti i partiti senza nessuna esclusione. Il sistema dei partiti, a cui va aggiunto il Movimento 5 Stelle in quanto fa parte a pieno titolo di questa casta burocratica, risulta sempre più staccato dalla realtà sociale venendo percepito con aperta diffidenza, in particolare dalle classi meno abbienti.

In questa caduta libera del ceto politico hanno giocato più fattori: l’incapacità di dare risposte alla forte crisi economica, l’arroganza esercitata dalla cricca parlamentare e l’inconcludenza dei mezzi vincitori delle ultime elezioni. I primi risultati si sono visti alle elezioni regionali dove, a parte un’affermazione della Lega in Friuli, si è assistito ad un crollo verticale sia di Forza Italia e del Partito Democratico sia del movimento pentastellato che ha dimezzato i voti dalle recenti elezioni del 4 Marzo, mentre l’astensionismo, nonostante il blackout informativo, si è posizionato attorno al 50% confermando una tendenza destinata a crescere.

In questo contesto, grazie all’accelerazione impressa da Mattarella, che ha assunto di fatto un ruolo presidenziale andando ben al di là delle sue prerogative specifiche, i vincitori-che-non-hanno-vinto si vedono costretti a dare vita, ammesso e non concesso che ci riescano, ad un Governo destinato a schiantarsi sugli scogli. Ci pareva difficile che queste forze politiche che in settanta giorni hanno detto tutto e immediatamente dopo il contrario di tutto, volessero affrontare nuove elezioni a fine Luglio. Avrebbero dovuto sostenere una campagna elettorale con una vistosa perdita di credibilità con il 10% di italiani in vacanza e con un astensionismo valutato dai sondaggi di questi giorni al 40 %. Meglio costruire un intrallazzo di Governo, per evitare nuove elezioni dagli esiti imprevedibili a partire da una sicura diserzione di massa. Sia chiaro che qualsiasi Governo che riusciranno a mettere in piedi sarà al servizio esclusivo dei potentati economici e introdurrà nel Paese ulteriori elementi autoritari. Per questo sarà necessaria una forte mobilitazione sociale che ponga al centro del suo programma l’astensionismo militante in previsione di una prossima campagna elettorale che potrebbe svolgersi in tempi brevi.

Il Movimento Cinque Stelle, il partito che doveva aprire il parlamento come una scatoletta, si è dimostrato essere la componente grazie al quale si è riuscito a incanalare parte della disaffezione e della sfiducia verso il parlamentarismo. Già alla sua nascita, quando cominciò ad esercitare un forte fascino su certe componenti della sinistra, anche di movimento, chiarimmo la natura di quella consorteria e denunciammo l’ennesima illusione parlamentarista per quello che era.

Risulta del tutto evidente che l’azione libertaria sia l’unica possibilità da un lato di incanalare le energie che vivono all’interno della percentuale, sempre crescente, di astensionismo e dall’altro di porre le basi per una società autogestit , libera e solidale. Come anarchici occorre fornire risposte e alternative a tutti coloro che si sono sottratti alla politica tradizionale, costruendo situazioni che partono dal basso per mantenersi su un piano orizzontale senza alienazioni, deleghe e gerarchie. Queste proposte sono già presenti nel municipalismo libertario, nelle esperienze autogestite, nell’anarcosindacalismo, nelle reti di solidarietà, negli spazi sociali e in tutti i nostri circoli.

Fai Reggiana