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Expo‭ ‬2015

Dalla sera alla mattina,‭ ‬spente le luci sull’albero della vita,‭ ‬l’interesse della stampa,‭ ‬della politica,‭ ‬della finanza,‭ ‬s’è diretto altrove.‭ ‬Dietro le operazioni di smontaggio del sito e il bilancio pubblicato da Expo‭ ‬2015‭ ‬SpA c’è però dell’altro.

La scorsa settimana l’ex amministratore delegato‭ (‬nonché commissario unico‭) ‬di Expo‭ ‬2015,‭ ‬Giuseppe Sala,‭ ‬ha presentato alla stampa,‭ ‬contro ogni previsione,‭ ‬un bilancio roseo dell’evento:‭ ‬14‭ ‬milioni di attivo.‭ ‬Proviamo a entrare nel merito‭?

Per scardinare la narrazione mediatica del successo basterebbe ricordare che la grande kermesse meneghina è costata oltre due miliardi a fronte di‭ ‬736‭ ‬milioni di ricavi:‭ ‬un passivo preannunciato e pesante anzitutto per le casse pubbliche.‭ ‬Il bilancio del solo anno‭ ‬2015‭ ‬risulterebbe positivo‭ (‬risulterebbe,‭ ‬perché non tutti pagamenti e gli introiti messi a bilancio sono realmente effettuati‭) ‬perché i costi di rimozione delle interferenze,‭ ‬bonifica,‭ ‬allestimento della piastra,‭ ‬edificazione e parte della comunicazione…‭ ‬sono stati materia dei lunghi anni di‭ “‬warm-up‭”‬.‭ ‬Parafrasando:‭ ‬nel‭ ‬2015‭ ‬Expo era già stata pagata e,‭ ‬in buona sostanza,‭ ‬costruita.‭ ‬L’attivo‭ (‬comunque più che dimezzato rispetto al patrimonio calcolato l’anno precedente‭) ‬deriva dalla differenza tra i soli costi di gestione del perimetro del sito,‭ ‬al netto degli introiti dello stesso anno.
Vogliamo scavare ulteriormente nella voce dei ricavi‭? ‬I‭ ‬736‭ ‬milioni sono scomponibili in‭ ‬373‭ ‬milioni derivanti dai biglietti‭ (‬a fronte dei‭ ‬500‭ ‬previsti‭)‬,‭ ‬224‭ ‬da sponsorizzazioni,‭ ‬mentre la restante parte cade nella voce‭ “‬varie‭”‬.‭ ‬Il tema dei biglietti è interessante perché utile a chiarire la portata di un’esposizione che è stata tutto tranne che universale:‭ ‬fino ad aprile‭ ‬2015‭ ‬le previsioni parlavano di un pareggio a‭ ‬24‭ ‬milioni di biglietti staccati,‭ ‬a fronte di una media per biglietto di‭ ‬22‭ ‬euro circa.‭ ‬Oggi sappiamo che sono stati stacci‭ ‬3‭ ‬milioni di biglietti in meno,‭ ‬con una media per ticket che non arriva‭ ‬18‭ ‬euro.‭ ‬In altre parole,‭ ‬man mano che i mesi passavano,‭ ‬consapevoli del rischio flop,‭ ‬i promotori di Expo si sono affannati in sperticati sconti,‭ ‬ingressi serali a‭ ‬5‭ ‬euro,‭ ‬gratuità serali per chi arrivava in automobile all’happening della sostenibilità alimentare,‭ ‬10mila ingressi gratis concessi ogni giorno a delegazioni,‭ ‬operatori,‭ ‬giornalisti…‭ ‬anche la composizione demografica dei visitatori ci parla di un evento molto‭ “‬italiano‭”‬,‭ ‬parzialmente europeo e al limite cinese,‭ ‬più che globale.

Si potrebbe approfondire segnalando alcune incongruità sesquipetali‭ (‬decine di milioni non ancora incassati in biglietti e pubblicità,‭ ‬confusione tra cifre in conto capitale e cifre in spesa corrente,‭ ‬bonifiche promesse e mai completate…‭) ‬ma entreremmo in una materia difficilmente riassumibile nello spazio a nostra disposizione.‭ ‬Su tutte le ambiguità una brucia più di altre:‭ ‬quasi‭ ‬30‭ ‬milioni di euro risparmiati dalla nociva‭ “‬via d’acqua‭”‬,‭ ‬un canale di oltre‭ ‬20km che avrebbe dovuto collegare il sito espositivo al centro città attraverso quattro parchi,‭ ‬archiviato da due anni di lotte,‭ ‬non sono stati utilizzati‭ (‬come votato dal consiglio comunale‭) ‬per risistemare il Seveso ed evitare le periodiche esondazioni ma per coprire gli extra-costi del già commissariato padiglione Italia.‭ ‬C’è stata una battaglia popolare vincente contro Expo‭ ‬2015,‭ ‬vincente nell’opposizione al progetto di devastazione della cintura ovest dei parchi e vincente nel saper indicare un’utilità nello storno dei fondi per intervenire sulle fragilità del territorio:‭ ‬quella promessa è stata smentita e solo oggi sappiamo che i soldi risparmiati sono stati deviati per mettere una pezza ad un claudicante padiglione costato ben‭ ‬30‭ ‬milioni più del previsto

Il tema credo sia,‭ ‬a questo punto,‭ ‬un altro.‭ ‬Negli anni dell’opposizione ad Expo,‭ ‬abbiamo sempre parlato del grande-evento come volano ed acceleratore di iniziative speculative e di finanziarizzazione di un’area ben più vasta del semplice sito espositivo.‭ ‬E‭’ ‬questo che differenzia il mega-evento da altre iniziative minori,‭ ‬la sua capacità di farsi magnete di investimenti e di operare torsioni culturali e giuridiche.‭ ‬Con l’occasione di Expo,‭ ‬alla voce opere accessorie non necessarie,‭ ‬sono state sdoganate tre autostrade ed una marea di piccole grandi opere che sono costate complessivamente oltre‭ ‬10‭ ‬miliardi di euro,‭ ‬non‭ ‬2,‭ ‬certamente non‭ ‬0,7‭ ‬come messo a bilancio‭ ‬2015‭ ‬per smerciare alla stampa un traballante esito positivo.

Nei bilanci della TEEM‭ (‬Tangenziale Est Esterna‭) ‬della Pedemontana e di BreBeMi‭ (‬grandi infrastrutture spacciate per indispensabili e oggi sensibilmente sottoutilizzate‭)‬,‭ ‬nelle defiscalizzazioni concesse a queste colate di cemento,‭ ‬negli episodi di ecomafia,‭ ‬tangentismo e corruzione che a decine sono calati su questa ragnatela di asfalto e cemento,‭ ‬ritroviamo un bilancio ad oggi inedito e disarmante non solo dell’evento ma del suo significato sociale.

Non ultimo sarebbe importante mettere a bilancio‭ ‬2015‭ ‬anche la metamorfosi che Expo ha facilitato in materia di archiviazione del contratto nazionale,‭ ‬il diritto di sciopero ipotecato dalla scure prefettizia,‭ ‬di sdoganamento del lavoro volontario e non retribuito,‭ ‬la gestione emergenziale,‭ ‬ancorché pianificata,‭ ‬del territorio metrolombardo,‭ ‬le ricadute in materia di commissariamento che dal laboratorio Milano veleggia oggi in direzione della capitale.

Ad oggi,‭ ‬siamo orfani non soltanto di un bilancio autentico e complessivo dell’Esposizione Universale,‭ ‬iniziativa comunque anacronistica e discutibile,‭ ‬quello che ci manca è un bilancio politico di Expo come forza centripeta della mercificazione di un territorio e delle sue relazioni e centrifuga in materia di diritti sul lavoro,‭ ‬la salute,‭ ‬il verde,‭ ‬l’accessibilità alla città pubblica ed allo spazio urbano.‭ ‬La candidatura alle primarie di Milano dell’ex AD Giuseppe Sala,‭ ‬uomo di Renzi che piace al centro-destra,‭ ‬non è che la coronazione di questa‭ “‬vision‭” ‬del Partito della Nazione,‭ ‬secondo cui il presente del paese deve procedere per strappi sì,‭ ‬ma diretti dall’alto.‭ ‬Così il commissario si candida a diventare il primo super-sindaco della neonata area metropolitana di Milano,‭ ‬nella distrazione di una città ormai distratta dalla semestrale sbornia di una parola‭ “‬expo‭” ‬che,‭ ‬una volta appiccicata un po‭’ ‬dappertutto,‭ ‬ha perso davvero ogni sapore.
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