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Piccoli sogni di un piccolo impero italico

Non è necessario arrivare all’eccesso di alcuni individui di Casa Pound per porre all’ordine del giorno, ispirati dalle rimembranze dell’Impero dei Cesari, la necessità che l’Italia controlli il Mediterraneo e parte dell’Africa: timidi desideri in senso neoimperialista sono stati sviluppati anche da alcuni membri del governo giallo-blu attualmente in carica. Si dica blu per i leghisti; blu: il colore dei nazionalisti e dei comunitaristi europei, non più verde, il vecchio colore federalista padano.

Per sostenere il sogno di un dominio impossibile, mettendosi almeno alla pari con la consolidata Françafrique ereditata da Macron, bisogna dotarsi di strumenti militari adeguati; non basta la diplomazia: serve un misto di trattative, minacce, uso effettivo della forza armata. E tale consapevolezza sembra accomunare i nuovi governanti italici ai vecchi ministri e capi politici del PD.

Piccoli eventi possono essere il sintomo di questo modo di ragionare, che si ripropone anche da parte di esponenti più o meno autorevoli del governo attualmente in carica. Per esempio si può vedere come il sottosegretario alla difesa, Angelo Tofalo (M5S), sia felice di provare il nuovo velivolo T-346A di Leonardo (ex Finmeccanica): un aereo che serve ad addestrare i piloti dei cacciabombardieri di quarta e di quinta generazione (Eurofighter e F-35), un prodotto di successo dell’industria bellica italiana.[1] Italiana? Certo: Leonardo è controllata dal ministero dell’economia e delle finanze, che ne possiede il 30,2 per cento delle azioni e ne controlla il consiglio di amministrazione presieduto da Gianni De Gennaro. Però, se si va a controllare la struttura dell’azionariato[2] si scopre un’interessante distribuzione geografica del flottante istituzionale: per esempio, il 43,5% è collocato in Nord America e il 22% in UK ed in Irlanda. Ciò non significa certo che dall’estero ci sia qualcuno che comanda di più di De Gennaro e del ministro Tria; però una collocazione azionaria di questo tipo, seppur polverizzata tra molti investitori istituzionali (i cui collegamenti reciproci non sono sempre chiari), potrebbe far venire qualche dubbio: almeno ai sovranisti più rigorosi.

Tra parentesi, e senza ritenere che questa cosa abbia un particolare significato politico, nel consiglio di amministrazione di Leonardo siede anche il prof. Guido Alpa, mentore eminente, sia in campo professionale che in campo universitario, dell’attuale presidente del Consiglio, indicato a suo tempo dal M5S.

Già, i cinquestelle: personaggi interessanti ed ondivaghi, anche per quanto concerne la questione militare. Tanto per ricordare la vicenda F-35, una decina di anni fa, in sede locale (cioè nel Novarese, dove è collocata la fabbrica che costruisce i cassoni alari ed assembla gli F-35 di Lockheed Martin in uno stabilimento controllato da Leonardo), alcuni esponenti piemontesi del M5S avevano proposto di mitigare l’impatto ambientale della fabbrica dotandola di pannelli fotovoltaici collocati sul suo tetto: ognuno può riconoscere il grande beneficio che ne avrebbero tratto le future vittime dei bombardamenti effettuati da tali cacciabombardieri di quinta generazione. Però poi, come avviene spesso per i cinquestelle che annusano l’aria e cercano di porsi in favore di vento, il M5S si dichiarò contrario agli F-35 e chiese ripetutamente l’uscita dell’Italia da tale progetto mortifero. Vero è che la spinta in questa direzione era dovuta, più che ad un sentimento pacifista, a ragionamenti riguardanti il “bene” dell’industria nazionale; però una moderata partecipazione dei cinquestelle alle iniziative di piazza dei movimenti contrari ai cacciabombardieri di Lockheed Martin c’è stata: non ingente, ma effettiva. Ora, al governo il M5S, che cosa dicono i suoi esponenti?

Il sottosegretario citato in apertura sembra esaltato dalle potenzialità industriali e di mercato di Leonardo: cita orgoglioso tutti gli Stati acquirenti dell’addestratore T-346A. Ka ministra Trenta, indicata a suo tempo alla difesa proprio dal M5S, che fa? Si barcamena: un colpo al cerchio dei vecchi militanti cinquestelle “quasi-pacifisti”, un colpo alla botte dei governanti realisti di un movimento ormai sicuramente del tutto istituzionalizzato e normalizzato.[3] Risulta abbastanza incomprensibile che cosa possa significare ridurre gli acquisti degli F-35 senza tagliarli. Ormai sono contrattualizzati, nelle ultime fasi o nelle prime, quasi una trentina di pezzi, una decina dei quali già consegnati (cinque già definiti operativi): quindi questi sono acquistati, punto e basta. Ma si dovrebbe arrivare alla quota di novanta pezzi: le parole della Trenta significano che novanta non è il numero definitivo e quindi si può ridurre? Oppure, come sembrava da altre precedenti dichiarazioni, che novanta va bene, ma altri di sicuro non se ne acquisteranno?

Probabilmente siamo davanti al giochino al quale ci hanno abituato i cinquestelle: un po’ di ammuina, facendo finta di cambiare le cose, per poi confermarle sulla scia di quanto già fatto dai governi precedenti. Silvio Loro Lamia, illustre esperto di cose aviatorie,[4] è convinto invece che le parole della Trenta significhino che la riduzione dell’acquisto di F-35 da parte dell’Italia ci sarà (quindi si scenderà sotto il numero di novanta pezzi), e azzarda alcune ipotesi su che cosa accadrà in conseguenza di ciò. Vedremo.

Intanto c’è da rilevare che le missioni militari estere delle forze armate italiane continuano sulla scia di quanto deciso dai governi precedenti, in armonia con le esigenze della NATO e degli USA. Nel sito del ministero della difesa si possono leggere i dati riguardanti tutte le missioni estere: per esempio, vista l’attualità, è interessante quanto si fa in Libia, in Niger e in Mali. Interessante è altresì l’audizione della ministra Trenta del 6 settembre davanti alle commissioni esteri e difesa di camera e senato. La ministra riferisce della situazione in Libia:[5] ognuno può farsi la sua idea ascoltando direttamente le parole della ministra, professoressa della Link Campus University, già operatrice sul campo in passato, seppure in ambito amministrativo. Tra parentesi: il succitato sottosegretario Angelo Tofalo ha un master in Intelligence e Sicurezza guadagnato nella medesima università, grazie ad un corso di specializzazione che aveva come vicedirettore proprio la futura ministra della difesa. Quindi siamo in una botte di ferro: i cinquestelle hanno messo al posto giusto le persone giuste, gente che ha studiato cose strategiche, non improvvisatori…

Proviamo a fare un brevissimo riassunto dei contenuti di tale audizione. La ministra ci racconta diverse cose: che in Libia ci sono 400 unità italiane (immaginiamo che si tratti di uomini e donne) impegnate in missioni definite col loro nome in codice (e poi c’è pure Mare sicuro…), che gli scontri di fine agosto sono stati provocati da milizie contrarie ad altre milizie della capitale ma comunque parte del campo sostenitore del governo “ufficiale” guidato da el Sarraj, che ci sono stati 61 morti e 159 feriti, che bisogna puntare all’unificazione delle forze militari sotto l’unico comando del governo riconosciuto dall’ONU (quello di el Sarraj), che solo con una vera unificazione delle milizie sotto un comando unico si può puntare alla riconciliazione nazionale e far celebrare le elezioni previste a dicembre, che i flussi migratori verso l’Italia sono diminuiti dell’80 per cento nei primi sette mesi dell’anno in corso rispetto ai primi sette mesi dell’anno scorso (e di questo se ne vanta assai, anche se i piddini ascrivono, a ragione, quasi tutto il merito all’opera provvidenziale del loro ministro Minniti), che ciò è stato reso possibile anche grazie all’opera di addestramento delle truppe libiche (la guardia costiera libica viene addestrata alla Maddalena) e grazie alla fornitura di mezzi e di attrezzature, che ci sono specialisti italiani e droni Predator che aiutano a bloccare i flussi e a controllare i trafficanti, eccetera.

Tutto bene: il governo italiano attuale, sull’onda delle iniziative di quello precedente, continua a giocare un ruolo decisivo nell’appoggio al governo di Tripoli e nello sforzo “pacificatore”. Un ruolo che, anche se non lo si dice apertamente, mira a fare della Libia una sorta di protettorato, Francia permettendo, che, come è noto, ha scelto un altro cavallo su cui puntare e cerca di contendere all’Italia lo scatolone di sabbia libico con tutto il suo contenuto di gas e petrolio.

Riusciranno i nostri eroi del governo giallo-blu a fare ciò che già il governo piddino stava provando a fare, cioè a dominare una porzione significativa di territorio nordafricano a beneficio di ENI e di altre imprese nostrane? Lo vedremo solo nei prossimi anni: vedremo se il piccolo imperialismo italico, riuscirà a stabilizzarsi da qualche parte. Intanto continuiamo ad assistere a scontri a fuoco frequenti, ad internamenti di migranti in lager veri e propri, a torture ed uccisioni, a piccoli ricatti ai danni dei profughi e a grandi ricatti ai governi europei, che apparentemente subiscono iniziative altrui, ma che comunque cercano di trarre tutti i possibili vantaggi da una situazione instabile e molto pericolosa.

Ma in tutto ciò, in tutte le questioni strategico-militari appena esaminate, l’eroe invitto della nostra estate, il ministro dell’interno (e di tutto il resto a suo piacere), che cosa dice di bello? Sulla questione migranti non è nemmeno il caso di far cenno: troppo si è già scritto. Sulla questione militare ci piace ricordare l’uscita agostana riguardante la necessità del ritorno dell’obbligo della leva militare (o del servizio civile in alternativa: Salvini è pluralista assai).

Si ricorda come il povero ministro sia stato rimbalzato dai sostenitori di un esercito professionale e ben addestrato, strumento necessario del dominio contemporaneo, che non sopporta improvvisazioni, né soldati dilettanti allo sbaraglio. Ci piace però ricordare anche la motivazione con la quale Salvini aveva, nel pieno del solleone, risollevato la questione della reintroduzione di un esercito di leva: la necessità di un’opera educatrice in direzione dei giovani italiani ora allo sbaraglio. Un’azione di Stato, ora necessaria, sembra voler dire il ministro dell’interno, di fronte al fallimento dell’educazione familiare e scolastica. Che brutta cosa detta in faccia a tante buone famiglie padane o “italiane vere”… che sfiducia nella funzione socializzante delle comunità territoriali coese del Bergamasco e della Valtellina… Il riconoscimento di una sconfitta epocale, si direbbe, alla quale lo Stato, nuova Provvidenza, dovrebbe porre rimedio.

Uno Stato forte, etnicamente puro, ben armato, proiettato verso la sponda sud del Mediterraneo, fedele agli Usa ed alla NATO, ma pronto a fare i suoi interessi nazionali amoreggiando, di tanto in tanto, con la Russia putiniana o con chissà chi. Un po’ di confusione sotto il sole del Mediterraneo, mare fecondo dalle cui onde spumose si appresta a nascere la nuova Internazionale Nazionalista di Bannon, cioè del secondo idolo (dopo Putin) del ministro Salvini, campione degli ossimori e dell’inconcludenza.

Dom Argiropulo di Zab

NOTE

[1] Vedi http://stream24.ilsole24ore.com/video/notizie/il-sottosegretario-difesa-tofalo-top-gun-un-giorno/AEcyWwjF e https://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/sottosegretario-tofalo-centro-sperimentale-volo-am.aspx

[2] vedi qui: http://www.leonardocompany.com/investitori-investors/titolo-borsa-stock-quote/capitale-azionariato-share-capital-1-1

[3] Qui http://www.askanews.it/cronaca/2018/09/06/trenta-ridurremo-gli-acquisti-degli-f35-tagliarli-%c3%a8-impossibile-top10_20180906_113923/ si può vedere un recente esempio di questo atteggiamento.

[4] vedi in https://www.analisidifesa.it/2018/09/ministro-trenta-gli-f-35-italiani-si-ridurranno-ancora/

[5] vedi qui https://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/libia-audizione-ministro-trenta-sui-recenti-sviluppi.aspx e qui http://webtv.difesa.it/Detail/Dettaglio?ChannelId=aea99d5f-f9f2-451f-ae68-7e3882cc8212&VideoId=d3400ef5-4e28-4c24-9f23-a8bb216c4003.