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Autunno in giallo

Sono passati quasi dieci anni da quando i mezzi di comunicazione di massa diffusero il termine “primavera araba” per etichettare una serie di proteste che coinvolsero le popolazioni di alcuni paesi dell’Africa e del vicino Oriente. In quei mesi venne messa in evidenza da tutti i commentatori, ufficiali e non, l’enorme importanza che la Rete Internet – e in modo particolare i “social media” – aveva avuto come luogo di nascita, aggregazione e coordinamento delle manifestazioni di piazza.

La storia si ripete quasi uguale oggi a proposito del movimento dei cosiddetti “gilè gialli”, che tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre hanno riscaldato le piazze di molte città francesi, capitale compresa.

Tralasciando, perché fuori da questo contesto, una analisi sociale e politica di questo fenomeno, è facile ritrovare nelle notizie e nei commenti ancora una volta i “social media” tra i protagonisti principali. In particolare, quasi tutti ritengono che sarebbe stato il meccanismo di funzionamento di “FaceBook” (FB) il principale innesco del fuoco della protesta. “Acefalo e proteiforme” il movimento si sarebbe formato su FB “a partire da gruppi privati, pubblicazioni virali e momenti unificanti” [1]. Più in particolare il modo di funzionamento dell’algoritmo di visualizzazione di quello che viene pubblicato avrebbe reso maggiormente visibili i contenuti delle persone coinvolte con i “gilè gialli” rispetto ad altri, favorendo in tal modo la nascita e l’espansione della protesta. Affermazioni del genere, molto diffuse sia all’estero [2] che in Italia [3] si basano su un assunto di partenza discutibile in quanto, a parte le dichiarazioni generiche rilasciate dai padroni della famigerata piattaforma, il meccanismo di funzionamento dell’algoritmo che decide cosa visualizzare e in che ordine è un segreto industriale sicuramente ben protetto. Il che ha portato anche alla diffusione di leggende di Rete a proposito del suo funzionamento [4].

L’unica cosa certa è che il meccanismo che su FB seleziona le “notizie” e il loro ordine di comparizione è cambiato nel tempo [5] e che gli utenti non hanno alcun potere per modificarlo secondo i propri interessi. Quest’anno, le fonti ufficiali hanno dichiarato che su FB sarebbe stata data la precedenza alla visualizzazione di “notizie” provenienti da “amici e familiari” a discapito di quelle originate da attività commerciali, il che ha avuto il risultato di aumentare il numero di consigli rivolti agli inserzionisti pubblicitari su come ovviare a questo inconveniente [6]. Che questo cambiamento possa aver favorito la nascita di un fenomeno come quello dei “gilè gialli” non è possibile dimostrarlo, così come a suo tempo era solo poco più che una trovata giornalistica indicare i “social media” come protagonisti della “primavera araba”, ipotesi che resta infatti ancora controversa [7]. Che gli strumenti di comunicazione tramite computer favoriscono la diffusione e quindi la condivisione di notizie è una considerazione banale che deve mettere in conto anche il fatto che questi sono il principale veicolo sia delle cosiddette “fake news” [8], sia delle molto più pericolose “notizie quasi vere” [9], un genere molto popolare anche durante questo autunno in giallo. Bisogna anche tener presente che, privilegiando certe teorie, si rischia di dimenticare che altri strumenti di comunicazione, molto meno evidenti in Rete, ma altrettanto diffusi, come i sistemi di “messaggeria istantanea” tramite telefonini, svolgono un ruolo molto più determinante quando si tratta di iniziative di piazza.

Dal nostro punto di vista, il giudizio sui “social media” resta lo stesso di sempre. Usare quel genere di strumenti significa, tra le altre cose, accettare implicitamente che le nostre comunicazioni siano inglobate in un prodotto commerciale e sottoposte al vaglio insindacabile di un programma e quindi di chi lo ha scritto e/o di gruppi di censori umani addetti a controllare in ogni momento quello che viene pubblicato. Significa perdere completamente la possibilità di decidere in autonomia i nostri tempi, i nostri temi e le nostre modalità espressive. Significa, al minimo, doverci autocensurare per evitare di incorrere in sanzioni che non ammettono un contraddittorio. Significa dipendere per le comunicazioni collegate alle nostre proteste da una entità che ha il solo scopo di generare profitto e che potrebbe bloccare tutto senza dover rendere conto ad alcuno. In definitiva, significa credere, in misura minore o maggiore, che i movimenti sociali nascano davvero su FB piuttosto che dalle contraddizioni reali e concrete del sistema.

Partendo da questo punto di vista, la discussione che vale la pena di affrontare non verte tanto sullo stabilire se sia vero o meno che i “gilé gialli” siano nati su FB quanto, piuttosto, sul comprendere il loro funzionamento e il ruolo che effettivamente giocano oggi i “social media”, nella comunicazione tra le persone, e quanto i movimenti di protesta dipendano da essi. Perché sarebbe altrettanto sbagliato pensare che i movimenti nascano su FB e fare come se certi strumenti non esistessero, o non avessero assolutamente alcun impatto sul mondo della comunicazione e su quello reale.

Come succede spesso, soprattutto quando le notizie viaggiano con una velocità tale da poterle solo rincorrere a distanza, sono già comparsi anche in Italia emuli (più o meno virtuali) in giubbotto giallo. A loro esclusivo beneficio ricordiamo che, secondo le norme del Codice della Strada, i “giubbotti o le bretelle riflettenti” possono essere anche color arancione o rosso.

Pepsy

Riferimenti

[1] Comment Facebook a contribué à l’éclosion des gilets jaunes. https://www.bfmtv.com/tech/comment-facebook-a-contribue-a-l-eclosion-des-gilets-jaunes-1572771.html

[2] The “Yellow Jackets” Riots In France Are What Happens When Facebook Gets Involved With Local News. https://www.buzzfeednews.com/article/ryanhatesthis/france-paris-yellow-jackets-facebook

[3] Gilet gialli, il nuovo algoritmo di Facebook che ha favorito la rivolta. https://www.agi.it/estero/gilet_gialli_algoritmo_facebook-4671738/news/2018-11-26/

[4] https://www.snopes.com/fact-check/new-facebook-algorithm-26-friends/

[5] https://wallaroomedia.com/facebook-newsfeed-algorithm-history/#ten

[6] Per esempio https://www.oberlo.com/blog/facebook-algorithm-change o

https://sproutsocial.com/insights/facebook-algorithm/

[7] https://en.wikipedia.org/wiki/Social_media_and_the_Arab_Spring

[8] “La ghigliottina in piazza non è stata montata dai ‘gilet gialli'”. https://pagellapolitica.it/bufale/show/212/notizia-falsa-la-ghigliottina-in-piazza-non-%C3%A8-stata-montata-dai-gilet-gialli

[9] “I gilet gialli scaricano letame davanti alla residenza di Macron”. https://pagellapolitica.it/bufale/show/220/notizia-fuorviante-i-gilet-gialli-scaricano-letame-davanti-alla-residenza-di-macron