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Campeggio resistente 2018

Il campeggio sul terreno del Movimento NO MUOS a ridosso della base della Marina militare USA comincia sempre con molto anticipo rispetto alle date del suo svolgimento; la sua preparazione richiede riunioni e attività pratiche che vanno ad infittirsi man mano che si avvicina la data; questo perché il presidio non è più abitato da attivisti negli altri mesi dell’anno, e per precauzione (visti anche i numerosi precedenti) non vi si lascia nulla, il che comporta il rimontaggio di ogni cosa, dalla cucina ai bagni, dalle docce all’impianto idrico, a quello elettrico, alla predisposizione di ombreggianti nei posti dove si sistemeranno le tende, ad ogni altro accorgimento piccolo e grande.

Tutta questa attività è resa ancora più pesante dal caldo, ma è alleviata dal clima di fraternità tra le compagne e i compagni che da Niscemi a Catania, da Ragusa a Palermo, da Piazza Armerina a Caltagirone, e da altre località, vi si dedicano.

Proprio nell’ultimo fine settimana di lavori, domenica 29 luglio, da un auto quasi sicuramente in servizio presso la base USA, è stato lanciato un dispositivo che ha dato origine ad un incendio lungo la recinzione del presidio, prontamente spento dalle compagne e dai compagni presenti. Un chiaro tentativo di intimidazione in perfetto stile mafioso, che avrebbe potuto avere conseguenze gravi per la nostra struttura ma anche per l’abitazione privata ad essa limitrofa. Fatto singolare: i militari dell’operazione “strade sicure”, posti a controllo del presidio e sempre pronti a identificare chiunque vi si avvicinasse, han dichiarato di non aver visto niente, e da quel momento hanno smesso di effettuare il posto di blocco, per evitare di essere testimoni scomodi di qualche altra bravata dei loro padroni/alleati.

A partire dal 2 agosto è cominciato l’afflusso dei campeggianti, che già nel pomeriggio superavano il centinaio; si è svolta una prima assemblea di presentazione del programma e dell’opuscolo su MUOS, spese militari, interferenze militariste nella scuola, mentre si attivava la cucina. Da venerdì 3, mentre arrivavano nuovi campeggianti, sono iniziati i lavori veri e propri: due tavoli di discussione, uno su scuola e presenza militare, suddiviso in tre gruppi, e una sul cosiddetto fronte interno, cioè sulle politiche di militarizzazione e dell’impatto delle spese militari nella realtà sociale. Assemblee che hanno prodotto interessanti proposte, a partire dalla necessità di ritessere un nuovo legame con la popolazione mettendo in atto iniziative di lotta che siano in grado di coniugare il tema della guerra ai problemi della vita quotidiana; ma anche necessità di coordinare momenti di mobilitazione dal respiro internazionale; dagli studenti sono venute proposte di campagne contro la pressante presenza militare nelle scuole e università, con uno sciopero regionale entro la fine dell’anno, campagne su temi specifici e coinvolgimento di tutto il mondo della scuola.

Nel pomeriggio si è svolto il dibattito internazionalista, che, a parte un intervento telefonico veterostalinista di Geraldina Colotti, a difesa del regime di Maduro in Venezuela, si è svolto in un clima di coinvolgimento e partecipazione; dopo un primo intervento del compagno Antonio che ha riepilogato le recenti iniziative di boicottaggio al Giro d’Italia divenuto strumento di propaganda dello Stato di Israele, la compagna R, dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, ha parlato della situazione ad Afrin dopo l’occupazione dell’esercito turco, dei problemi di costruzione del confederalismo democratico in Rojava, della situazione politico-militare nell’area, ed ha risposto a numerose domande che hanno permesso di scandagliare i vari aspetti della rivoluzione sociale in atto nel Nord della Siria e il loro significato per tutti noi.

In serata una delegazione di campeggianti si è spostata in paese per volantinare, accompagnata da compagne e compagni che hanno dato vita ad una performance artistico-musicale.

Nella notte un corteo spontaneo si è mosso dal presidio fino al cancello 1; con la sua vivacità ha reso più frizzante il turno di notte dei guardiani delle antenne e delle parabole, per poi rientrare dopo alcune ore nonostante i fronteggiamenti della polizia.

Il 4 è stato il giorno degli arrivi per il corteo: i volti di questi anni si sono incrociati con quelli dei tantissimi giovani alla loro prima volta; mentre il presidio si riempiva e sotto l’ombra si formavano gruppi amicali, e mentre la cucina continuava a sfornare i suoi piatti superando difficoltà e caldo, sul cielo ronzava l’elicottero della polizia e lungo la strada scorrevano le colonne di cellulari, gipponi, pantere, camion con i cavalli, dell’enorme spiegamento di forze messo sù a difesa della base della marina militare USA.

Alla partenza non si arrivava al migliaio, ma c’erano attivisti e simpatizzanti da tutta la Sicilia, da molte regioni italiane, e poi tedeschi, francesi, spagnoli; corteo vivace, lungo le reti della base seguito nel lato interno da celerini superequipaggiati pronti a fronteggiare ogni eventuale azione. E le occasioni non sono mancate per dimostrare la fragilità delle reti; fumogeni e petardi hanno animato la sfilata in diversi punti del perimetro della grandissima struttura, e poi, giunti al cancello 1, la maggior parte dei manifestanti decideva di rompere il protocollo per proseguire la marcia fino alla parte alta da dove sono ben visibili le tre parabole del MUOS, difese dal solito schieramento antiguerriglia di celerini e digosauri. Contemporaneamente a Cameri (Novara) i compagni piemontesi svolgevano un presidio solidale con il corteo di Niscemi, dando un segnale forte di quanta solidarietà si possa fare anche stando lontani mille chilometri.

Il ritorno alla spicciolata al presidio ha dato il via alle danze, letteralmente: dopo l’esibizione di Matilde Politi, dj set per tutta la notte, finalmente al fresco.

Domenica 11 assemblea di bilancio del campeggio: esame delle proposte di mobilitazione emerse (campagna nelle scuole con sciopero, manifestazione antiNATO in collegamento con altre nel Mediterraneo, riattivazione politica della sede di Niscemi, progetti di migliorie per il prossimo campeggio, presenza NO MUOS ad appuntamenti internazionali  – come quello delle donne a Francoforte del 6/7 ottobre -, sviluppo di azioni contemporanee in altre parti d’Italia, rafforzare i collegamenti con le altre lotte, partecipare direttamente alle scadenze fuori Sicilia e all’estero, costruendo un fronte internazionalista).

Nel pomeriggio un tentativo di arrestare Turi Vaccaro viene stroncato appena fuori dal presidio; fra attivisti e digos si crea tensione, ma la fuga di Turi nel bosco durerà poche ore: verrà arrestato in serata per scontare 16 mesi di condanna passata in giudicato, scaturiti dalla sua scalata a una parabola del MUOS qualche anno fa e al presunto danneggiamento della stessa. Attualmente è rinchiuso nel carcere palermitano di Pagliarelli, davanti al quale sono state messe in atto varie iniziative in suo sostegno.

A parte questo finale, il campeggio, soprattutto sul piano organizzativo, ha segnato un salto di qualità; punto forte è stata la presenza giovanile, e la varietà delle situazioni politiche e geografiche rappresentate. La lotta NO MUOS dimostra di essere viva e di poter dare ancora il meglio di sé.

Pippo