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Contro Trump, Putin, Erdogan, Assad e lo Jihadismo

Ipotizziamo di vedere di fronte a noi cinque assassini, ladri, truffatori, menzogneri, sadici e quant’altro insieme al nostro migliore amico, della cui correttezza morale siamo ragionevolmente certi e che, sicuramente, anche se avesse qualche scheletro nell’armadio di cui non siamo a conoscenza, sarebbe pur sempre davvero ben poca cosa rispetto agli altri cinque gentiluomini di cui sopra tra i quali, come si direbbe a Roma e dintorni, il più pulito ha la rogna. I sei in questione sono tutti rinchiusi in una stanza e si ritrovano impegnati in una lotta mortale, con alleanze effimere ed a geometria variabile, mentre al momento attuale il nostro amico appare messo nell’angolo da tutti. In una situazione del genere, dovrebbe essere retorica la domanda su chi aiutare. Eppure…

Usciamo dalla metafora ed entriamo nel mondo reale dello scontro di potere che si sta svolgendo in Siria e nelle zone limitrofe; qui gli interpreti del dramma sono i seguenti:

  1. Gli Stati Uniti d’America, la principale nazione capitalistica al mondo, nonché la maggiore potenza imperialistica mondiale, che ha sulle spalle un genocidio, e un numero impressionante di azioni e invasioni militari – dirette o indirette, palesi od occulte – contro i popoli pressoché dell’intero pianeta.

  2. La Federazione Russa, nazione capitalistica che, dopo un periodo di decadenza, sta riconquistando rapidamente lo status di seconda nazione imperialistica al mondo e che, anch’essa, ha un curriculum criminale di tutto rispetto.

  3. La Repubblica di Turchia, paese capitalista, minore ballerino, membro ufficiale dell’alleanza militare dominata dagli Stati Uniti d’America, distintosi da tempo per una politica di repressione del dissenso interno e delle minoranze etniche, mentre più di recente ha deciso di distinguersi ulteriormente per il suo appoggio, nemmeno troppo velato, alle truppe jihadiste – il Daesh in primo luogo – con una bella dose di velleità imperialistiche, sia pure in tono minore.

  4. La Repubblica Araba di Siria, altro paese capitalista minore, distintosi anch’esso per una politica di repressione del dissenso interno e delle minoranze etniche, nonché per una tradizionale struttura istituzionale dittatoriale, tradizionale alleato nella regione della Federazione Russa.

  5. I vari gruppi jihadisti, organizzazioni di mercenari tagliagole al soldo del miglior offerente, distintisi un po’ tutti – ma il Daesh in particolare – per la volontà di creare una nazione capitalistica nel mondo arabo, anch’essi con sulle spalle ogni genere di efferatezze.

  6. I vari gruppi etnici, gruppi politici, individui che si sono aggregati intorno alla proposta politica del confederalismo democratico, che vogliono superare, sia la realtà dell’organizzazione politica statale e gerarchica, sia le forme economiche capitalistiche, e che sono riusciti a far diventare parzialmente realtà queste loro idee in alcune zone del nord est della Siria. Essi sono, però, sotto attacco o lasciati al loro destino da tutti i soggetti precedentemente citati, con il rischio concreto che quello che al momento attuale è l’esperimento sociale più prossimo ai sogni di chiunque abbia un cuore che batte a sinistra venga distrutto.

Anche qui, nella realtà effettuale, non ci dovrebbe essere dubbio sul come schierarsi per chiunque – individui e/o gruppi – si dichiari anticapitalista. Eppure, le cose sono ben diverse, almeno per qualcuno. Nei numeri passati di Umanità Nova abbiamo, infatti, già documentato come sia iniziata una campagna di discredito verso il Confederalismo Democratico ed i suoi alleati delle Brigate Internazionali che si basava e si basa, fondamentalmente, sul fatto che, in alcune operazioni belliche contro il Daesh, l’YPG e le formazioni alleate avrebbero agito in parallelo alle forze statunitensi. Oggi, invece, le sorti di quello che, ripetiamo, è l’esperimento sociale in questo momento più prossimo alle speranze nate col movimento operaio e socialista sembrano, per certe aree sedicenti antiimperialiste, andare del tutto in secondo piano e poter essere considerate del tutto sacrificabili rispetto agli interessi della Federazione Russa e della Repubblica Araba di Siria.

Ora, se qualche decennio fa queste realtà erano sedicenti “socialiste” e, quindi, si sarebbe potuto, se non accettare, almeno capire la logica di cui sopra, oggi che questi stati hanno sposato in pieno la logica del capitalismo la cosa assume i caratteri del grottesco: gruppi politici che sventolano bandiere rosse e fanno continui proclami anticapitalisti si riducono, nella prassi concreta, a farsi apologeti e portatori d’acqua di un gruppo di paesi capitalisti contro altri. Per chiudere con un’altra metafora, oggi, è come se assistessimo allo spettacolo di ferventi militanti per la legalità borghese schierarsi a favore di mafia e camorra contro la ‘ndrangheta’ perché questa, al momento attuale, viene ritenuta da essi il vero “antistato” e le prime riabilitate del tutto come esempi incarnati del pieno rispetto della legge.

Enrico Voccia

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